Marina Picasso, nipote tormentata. Dopo il rancore contro il nonno sadico, dopo il libro denuncia, l’ultimo atto. In vendita le opere del Maestro

Di donne ne ha avute tantissime. Sedotte, stregate, possedute. Complici e vittime dell’incontenibile genio. Tra quelle più importati, che gli furono mogli o compagne, alcune sono morte suicide, altre divorate da povertà e disperazione, altre umiliate, tradite, dimenticate. Seminò passione e dolore, Pablo Picasso, nel suo cammino d’artista e soprattutto di uomo. Perché fu marito, […]

Marina Picasso

Di donne ne ha avute tantissime. Sedotte, stregate, possedute. Complici e vittime dell’incontenibile genio. Tra quelle più importati, che gli furono mogli o compagne, alcune sono morte suicide, altre divorate da povertà e disperazione, altre umiliate, tradite, dimenticate. Seminò passione e dolore, Pablo Picasso, nel suo cammino d’artista e soprattutto di uomo. Perché fu marito, amante, padre e nonno, solo nella misura in cui fu artista: straordinario, controverso, inquieto, travolgente, egocentrico e famelico. Spietato, persino.
Così lo raccontano tanti che ebbero a che fare con lui. Così testimonia il destino tragico di chi si trovò ad amarlo. Le donne della sua vita – incluse figlie e nipoti -, ma anche gli uomini. Il figlio Paulo, per esempio, che ne subì la personalità ingombrante e ne ricevette indifferenza e mortificazioni; o il nipote, Pablito (figlio di Paulo), che respirò in casa un clima di freddezza e di tensione perversa, vivendo la figura del nonno con un misto di soggezione, adorazione e frustrazione. Fino ad uccidersi, giovanissimo, ingerendo della candeggina. Alla sorella Marina, nei giorni dell’agonia, confessò: “Questa è la mia ultima fuga. Per salvare te. Ho voluto esplodere, distruggere dall’ interno tutta la nostra sofferenza”.
Nostra, disse. Perché il dolore aleggiava, da sempre, tra le pagine di quel complesso romanzo familiare, costruito intorno alla figura del Maestro. Marina, anch’ella fragile e tormentata, ammalatasi di anoressia, devastata dal lutto e angustiata dalla miseria in cui erano precipitati i suoi (mentre il nonno, infischiandosene, viveva nel lusso), oggi è una donna serena. Con un marito, cinque figli (di cui tre adottati, di origine vietnamita) e un impegno costante in attività di volontariato. Un lunga storia di psicoanalisi alle spalle, un libro catartico dedicato a suo nonno, pubblicato nel 2002, e un percorso di ricomposizione affettiva ed esistenziale.

Picasso con suo figlio Claude - foto Robert Capa
Picasso con suo figlio Claude – foto Robert Capa

Marina Picasso vive a La Californie, la residenza picassiana di Cannes. Quel nonno, nelle feroci pagine del suo libro, ha il volto di un vampiro sadico, capace di prosciuare le energie altrui, nutrendosene per la sua arte e poi gettando via le carcasse, con spregio. Il fuoco ed il gelo: per fabbricare bellezza succhiava l’anima del mondo e delle persone. E ne faceva capolavori. Così che gli altri morissero, in lui. Una personalità agghiacciante, a cui – forse enfatizzando una serie di proiezioni arrivate dagli adulti – l’ex nipotina restò legata, ma in una chiave negativa. Avendone terrore.
Di Picasso Marina ha ereditato un’enorme quantità di quadri ed incisioni. Per anni si rifiutò di guardarli, di riaprire un canale. Oggi, che tutto è stato ridimensionato e in qualche modo metabolizzato, l’angoscia è vinta. L’ombra di Picasso non fa più paura, così come la sua pittura. Ma il coraggio di rivedere quelle tele è tutt’uno col coraggio di disfarsene: la rottura di un tabù, per potersi liberare.
La donna – che aveva già messo all’asta alcuni pezzi della sua collezione privata, per scopi umanitari –  ha deciso di venderne un nuovo blocco, per un valore di oltre $ 290.000.000. Si tratterrebbe di almeno sette opere, tra cui un ritratto di Olga Khokhlova, sua nonna, nonché prima moglie dell’artista, datato 1923, per un valore di circa $ 60 milioni; “Maternité”, del 1921, per circa 54 milioni dollari; “Femme a la Mandoline (Mademoiselle Leonie assise)”, del 1911, per $ 60 milioni. A occuparsi dell’affare sarà direttamente lei, che incontrerà a breve dei clienti a Ginevra. Come in un rito tardivo, da officiare personalmente, al termine di una lunga operazione di rimozione, emersione, narrazione. Lasciando andare il passato, finalmente.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • angelov

    In verità il nipote Pablito compì quel gesto estremo, perché gli venne negata la possibilità di rivedere la salma del nonno che lui amava molto.
    Ripicche e gelosie, come ce ne sono in ogni famiglia, ma capaci di riaccendersi come una miccia, e amplificarsi a dismisura per via degli enormi interessi finanziari ruotanti intorno alla figura del più importante artista del XX secolo.

    • Helga Marsala

      sì, ma quello fu un fatto simbolico… se uno si suicida per questo ci sono dietro dei motivi gravi…

      • angelov

        simbolico, nel senso che il ragazzo voleva lanciare un messaggio, questo è chiaro; ma voler affermare che dietro ad ogni grande carriera artistica si cela un sacrificio di innocenti, mi sembra troppo approssimativo; anche perché spesso gli artisti, con la loro sensibilità, scontano già in vita questo senso di colpa nei confronti di chi non ha avuto in sorte un talento come il loro, e questo è anche ciò che li fa sentire isolati o separati dagli altri; perché poi comunque “The show must go on”, non lo dimenticare…

  • giorgio

    comunque un uomo che può essere stato un grandissimo artista ma che a livello umano dal mio punto di vista era un miserabile.
    non è che le due cose debbano andare di pari passo, certo. in ogni caso almeno ha lasciato ai nipoti una fortuna, in altre famiglie le dinamiche sono le stesse ma rimane al massimo un orologio e le spese per i suicidi eheh

  • Stefano

    Tutti psicanalisti siete

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