Lenny Kravitz , bello, bravo, eclettico. Dal set di Hunger Games al disco Strut. Fino al debutto come fotografo. Arriva il fotolibro Flash

Sul fascino di Lenny Kravitz – con quell’appeal da bel tenebroso, sexy, schivo e un poco rude – c’è poco da argomentare. Uno di quelli che mette d’accordo tutte; e che non fa niente per spostare l’accento dal mix di muscoli, tatuaggi, catene al collo ed occhioni ferini. Basti dare uno sguardo al videoclip di […]

Lenny Kravitz, la cover di Strut

Sul fascino di Lenny Kravitz – con quell’appeal da bel tenebroso, sexy, schivo e un poco rude – c’è poco da argomentare. Uno di quelli che mette d’accordo tutte; e che non fa niente per spostare l’accento dal mix di muscoli, tatuaggi, catene al collo ed occhioni ferini. Basti dare uno sguardo al videoclip di The Chamber, lanciato lo scorso settembre: musica classica e citazioni nietzschiane sull’incipit (“Il vero uomo vuole due cose, pericolo e gioco. Per questo vuole la donna, il giocattolo più pericoloso”), per poi finire tra scene traboccanti di eros patinato, tutte champagne, frustini, bende sugli occhi e caminetti accesi nella penombra. Roba esplicita a dir poco.

Anche perché il pezzo non è affatto male, anzi. Sound melodico, intreccio di linee pop e funk-rock, con l’inconfondibile voce graffiata e suadente, orchestrando citazioni e riferimenti vari, vintage incluso (anni ‘80/’90 a gogo, fino a un tuffo nei ’60 con “Ooo Baby Baby”, cover di Smokey Robinson). The Chamber è il singolo apripista del suo ultimo disco, “Strut”, un lavoro asciutto, strutturato, per niente originale, qui ruvido e lì arioso, curatissimo e molto stylish: Lenny, ottimo polistrumentista, suona qui chitarra, basso, batteria e tastiera, oltre ad avere prodotto ed arrangiato le dodici tracce (la prima, manco a dirlo, s’intitola “Sex”). Lavoro scritto e confezionato di notte, nella sua villa-studio sull’isola di Eleuthera, nelle Bahamas, mentre di giorno girava sul set di “Hunger Games” nei panni di Cinna, lo stilista bisex di Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence). Perché Kravitz, oltre a essere una rockstar, da qualche anno fa anche l’attore, con una manciata di film all’attivo.

© Flash by Lenny Kravitz, to be published by teNeues in February 2015 - Photo © 2014 Lenny Kravitz
© Flash by Lenny Kravitz, to be published by teNeues in February 2015 – Photo © 2014 Lenny Kravitz

Ma non è tutto. Giusto per non risparmiarsi, s’è reinventato pure fotografo. La passione è nata per caso, tenendo in mano una Leica e iniziando a giocarci un po’. I rudimenti gli sono stati passati da amici professionisti, poi ha proseguito da solo, sperimentando. Talentuoso, anche qui. A febbraio 2015 è atteso “Flash”, un volume che raccoglie fotografie scattate durante le sue tournée mondiali, documentando luoghi, atmosfere, facce, paparazzi, fan, camerini e palcoscenici. Un autoritratto in più tappe, che finisce dritto tra i capitoli della letteratura fotografica dedicata ai grandi della musica pop e rock.
Il libro, distribuito dalla casa editrice teNeues, sarà in vendita anche nei Leica Store e Boutique. Un feticcio per le ammiratrici, un progetto da scoprire per gli amanti del genere: l’arte di raccontare la musica e il suo milieu, guardati attraverso un obiettivo. Stavolta in soggettiva, mettendosi in gioco con pellicola e tecniche della tradizione, fra un autografo, un concerto e un set bollente.

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • angelov

    non sapevo che per essere buoni musicisti ci fosse bisogno d’avere anche le tartarughe…
    non si finisce mai di imparare nella vita