Il Colosseo e Pompei? Resteranno gestiti come lo sono oggi. Il ministro Franceschini presenta i bandi per i nuovi direttori dei maggiori musei italiani: ma i suoi propositi rischiano il velleitarismo

DARIO FRANCESCHINI, L’OTTIMISTA Il problema del ministro Dario Franceschini risiede in un vistoso scollamento fra volontà (politica) e realtà. Lui potenzialmente ha buone idee, chiare, utili, necessarie, virtuose: ma poi – lasciando per ora da parte alcuni “lati oscuri” del suo operato, come la ben nota gestione scandalosa delle nuove direzioni generali – le proietta […]

Il ministro Dario Franceschini alla conferenza romana

DARIO FRANCESCHINI, L’OTTIMISTA
Il problema del ministro Dario Franceschini risiede in un vistoso scollamento fra volontà (politica) e realtà. Lui potenzialmente ha buone idee, chiare, utili, necessarie, virtuose: ma poi – lasciando per ora da parte alcuni “lati oscuri” del suo operato, come la ben nota gestione scandalosa delle nuove direzioni generali – le proietta in un sistema, come l’amministrazione dei Beni Culturali, che è ben lungi dal poterle e dal volerle accogliere. La situazione si ripresenta ora con i bandi lanciati per ricercare venti nuovi direttori per i maggiori musei italiani, presentati con un’affollatissima e animatissima conferenza stampa a Roma. Dopo aver delineato le linee generali dei bandi e conseguentemente della “macchina” museale, il ministro – davanti alle tante domande dei giornalisti presenti sulle questioni operative della riforma – si trincera dietro a una lunga serie di “ci stiamo lavorando”, “studieremo la soluzione”, “individueremo il percorso”. Ma ormai noi tutti abbiamo imparato sulla nostra pelle che dire questo in Italia significa quasi sempre dire che dopo lunghissime attese si combinerà poco o nulla. Eppure Franceschini ostenta gaiezza e fiducia, e orgoglio, come se le sue buone – lo ripetiamo – idee fossero già cosa fatta.

COLOSSEO E POMPEI? RESTANO CON LA GESTIONE ATTUALE
Entrando nello specifico: la prima cosa a saltare all’occhio è che – come noi avevamo ipotizzato – i nuovi direttori, che saranno selezionati tramite bandi internazionali già pubblicati, nei quali si richiede competenza, esperienza e anche capacità manageriali e strategiche per valorizzare il sito diretto, non riguarderanno le due realtà che probabilmente più di altre ne avrebbero bisogno, e che offrirebbero anche maggiori possibilità di successi: ovvero le aree monumentali/archeologiche di Colosseo e Fori Imperiali a Roma e di Pompei ed Ercolano in Campania. “Ci sono motivazioni amministrative”, ha risposto il ministro a noi che sollevavamo la cosa: “quelle sono già due soprintendenze autonome, e la legge non prevede che le direzioni vengano messe a bando”. E quindi? “Quindi i ruoli dirigenziali vanno ricoperti tramite interpello”, che sarebbe una selezione interna al personale già in capo all’amministrazione, con solo una limitata possibilità di derogare aprendo l’interpello a partecipanti esterni. Cercando di semplificare: per i due siti forse più prestigiosi e con i maggiori margini di valorizzazione, anche in chiave economica, non si potrà attingere al “mercato” dei professionisti internazionali. A meno che per Colosseo e Pompei il ministro non si rivolga – è previsto per una quota del 20% sul totale degli interpelli – a una personalità esterna all’amministrazione. Se è ben intenzionato, lo farà.

SIAMO SICURI CHE STIPENDIO E BUROCRAZIA NON SCORAGGERANNO I CANDIDATI?
Ma ci sono altri aspetti che mettono punti interrogativi sull’operazione: Franceschini sottolinea l’eccezionalità, anche per un grande direttore internazionale, di poter concorrere per dirigere musei mitici come gli Uffizi o Capodimonte, o le Gallerie dell’Accademia a Venezia, per fare qualche esempio. Ma tutto questo si scontra con le condizioni offerte, a questi potenziali prestigiosissimi candidati: ce lo vedete un direttore non diciamo del Metropolitan, ma di quasi tutti i musei americani, concorrere per un posto dove guadagnerà un decimo di quel che percepisce ora? Già, perchè la retribuzione offerta sarà equivalente a quella di un dirigente di prima fascia: ottima, ma di certo non concorrenziale sul piano globale. Senza contare i lacci e lacciuoli burocratici: i futuri direttori avranno strettissimi spazi di manovra sui dipendenti, che infatti continueranno a restare in capo al ministero centrale.

TUTTO CONCLUSO PER IL 15 FEBBRAIO? DIFFICILE, PARTENDO ORA
E i tempi? L’ottimista Franceschini si dice convinto che saranno brevissimi, che il 15 febbraio prevede già di avere la situazione completa. Però poi rivela – a domanda – che alle commissioni esaminatrici delle candidature “si sta lavorando”: e come faranno a condurre esami seri in un mese? Tempi ancora più stretti per le nuove realtà dei Poli Museali Regionali: in quel caso le direzioni si copriranno con il famoso “interpello”, che è già stato lanciato e che da tempo 10 giorni ai candidati, per cui il ministro assicura che il 1 febbraio tutto sarà concluso. Ma anche qui, commissioni ancora da convocare. Insomma, una riforma che a regime rivoluzionerà radicalmente un sistema che si è sedimentato in decenni, si vorrebbe attuare in un mese o poco più? Ci permettiamo di avere più di qualche dubbio…

Massimo Mattioli

I venti musei oggetto del bando

1) Galleria Borghese (Roma)
2) Gallerie degli Uffizi (Firenze)
3) Galleria dell’Accademia (Firenze)
4) Galleria Estense (Modena)
5) Galleria Nazionale delle Marche (Urbino)
6) Galleria Nazionale dell’Umbria (Perugia)
7) Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma)
8) Gallerie dell’Accademia (Venezia)
9) Gallerie Nazionali d’arte antica (Roma)
10) Museo Archeologico Nazionale (Napoli)
11) Museo Archeologico Nazionale (Reggio Calabria)
12) Museo Archeologico Nazionale (Taranto)
13) Museo Nazionale del Bargello (Firenze)
14) Museo di Capodimonte (Napoli)
15) Palazzo Ducale (Mantova)
16) Palazzo Reale (Genova)
17) Parco archeologico di Paestum (Paestum)
18) Pinacoteca di Brera (Milano)
19) Polo Reale (Torino)
20) Reggia di Caserta (Caserta)

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.