I manager culturali esclusi dai nuovi elenchi professionali del Mibact. E parte la petizione on line per Franceschini: studenti e laureati non ci stanno

TUTTI I MANAGER DEL MINISTERO Li hanno chiamati “manager della cultura”. Sono i venti direttori, esterni all’amministrazione pubblica, a cui il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo affiderà la gestione di altrettanti grandi musei nazionali, staccati dalle soprintendenze: una parte fondamentale – e assolutamente centrata – della riforma voluta da Dario […]

Dario Franceschini
Dario Franceschini

TUTTI I MANAGER DEL MINISTERO

Li hanno chiamati “manager della cultura”. Sono i venti direttori, esterni all’amministrazione pubblica, a cui il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo affiderà la gestione di altrettanti grandi musei nazionali, staccati dalle soprintendenze: una parte fondamentale – e assolutamente centrata – della riforma voluta da Dario Franceschini per riorganizzazione il suo Ministero, indebolendo lo strapotere dei soprintendenti, riducendo il numero dei dirigenti e intercettando figure competenti da piazzare al timone delle istituzioni museali. Tra spending review e ridefinizione degli apparati.
Sarebbe dunque normale, per logica e per buon senso, che la richiesta lanciata dagli studenti e i laureati della classe di laurea LM76 in Scienze economiche per l’ambiente e la cultura venisse valutata con interesse dal Ministro. Un corso di laurea che forma proprio i famosi manager culturali. E che però, incredibilmente, non gode di un riconoscimento ufficiale da parte del Mibact: tra i requisiti richiesti per la partecipazione ai concorsi dello stesso Ministero non è inclusa questo specifico titolo.

PROFESSIONI CULTURALI: FINALMENTE RICONOSCIUTE DAL MIBACT

Il riferimento è alla legge Madia sulle “Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professioni dei beni culturali”, approvata definitivamente nel giugno del 2014. Una legge attesa da decenni, che ha finalmente riconosciuto, tramite appositi elenchi nazionali, le figure professionali di “archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologie applicate ai beni culturali e infine a storici dell’arte. Ovvero tutti coloro che dovranno occuparsi per le istituzioni pubbliche di tutela, protezione, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali.
Una misura accolta con grande entusiasmo da tutti, o quasi. Alcuni profili, infatti, sono rimasti fuori dal novero delle professioni riconosciute dal Mibact: vedi i “manager culturali”, per l’appunto. Coloro che possono vantare una laurea LM76 ma che non hanno un posto all’interno dei nuovi registri nazionali.

CulturalManager
CulturalManager

LA PETIZIONE DEGLI ESCLUSI

Tante le proteste e i tentativi di accendere un faro su questa anomalia, ma finora nessun risultato. Arriva dunque una petizione su Change.org, rivolta a Franceschini. Al punto uno si chiede quindi “che la suddetta classe di laurea abbia un riconoscimento formale e ufficiale, in modo tale da essere inserita come requisito di partecipazione ai concorsi promossi dal MIBACT, e dalle pubbliche amministrazioni per i ruoli aventi attinenza con le competenze gestionali-manageriali ed aventi finalità culturali”.
Pubblicata lo scorso 25 gennaio, la petizione ha raccolto oltre mille firme. Ne servono molte di più, naturalmente, per trasformare la protesta in una robusta azione di massa. Sciogliendo la contraddizione: mentre il governo spinge per il reclutamento di figure tecniche, con competenze manageriali nel campo della cultura, si dimentica di dare un riconoscimento formale a una professione nuova, attuale, necessaria, su cui molti atenei italiani hanno investito, facendo convergere formazione umanistica e settori economico-gestionali (economia, modelli di business, analisi di mercato, etc). Una piccola integrazione, che avrebbe un riscontro concreto (per i tanti laureati di oggi e di domani), ma anche un chiaro valore simbolico.

– Helga Marsala

#PofessioneCulturalManager: la petizione su Change.org

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.