Elisabetta Catalano è morta a Roma. La grande fotografa settantenne, compagna di Fabio Mauri, è stata testimone di generazioni di creativi

Inizia nel peggiore dei modi il 2015 per l’arte italiana: a Roma, dove era nata nel 1944, se ne è andata Elisabetta Catalano, fra le maggiori fotografe italiane del dopoguerra, oltre che animatrice della scena creativa e testimone – grazie al suo obbiettivo – di tutta una generazione. Un’artista capace di raggiungere i massimo riconoscimenti […]

Elisabetta Catalano

Inizia nel peggiore dei modi il 2015 per l’arte italiana: a Roma, dove era nata nel 1944, se ne è andata Elisabetta Catalano, fra le maggiori fotografe italiane del dopoguerra, oltre che animatrice della scena creativa e testimone – grazie al suo obbiettivo – di tutta una generazione. Un’artista capace di raggiungere i massimo riconoscimenti pubblici, dalla retrospettiva della sua opera organizzata nel 1992 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, con 160 ritratti di artisti, critici e galleristi italiani e stranieri degli anni ’70-’90, all’ampia personale – sempre di ritratti – Elisabetta Catalano, le fotografie, alla GAM di Torino, fra ottobre 2005 e gennaio 2006.
Aveva iniziato la sua attività da autodidatta collaborando con periodici come Il Mondo, L’Espresso, L’Almanacco Letterario Bompiani e Vogue Italia. Successivamente aveva lavorato a New York e Parigi per Vogue, per le edizioni americana, francese e inglese. Il suo rapporto con la scena artistica italiana si rafforzò molto anche grazie al matrimonio con il grande Fabio Mauri. Negli anni ’70 aveva lavorato con artisti concettuali, del comportamento e performers come Michelangelo Pistoletto, Vettor Pisani, Sandro Chia, Minimo Rotella, Cesare Tacchi, Gino De Dominicis, collaborando alla realizzazione di opere che comportavano l’utilizzo della fotografia.
La prima mostra personale, del 1973, si tenne alla Galleria il Cortile di Roma e la Galleria Milano di Milano, intitolata Uomini 1973: esclusivamente ritratti di artisti. Difficile in questa sede ricostruire le tappe di una lunga carriera, ricchissima di esperienze: lo faremo presto con un articolo pià appèrofondito. Basterà ora ricordare le mostre con le gallerie Malborough di Roma, Il Diaframma di Milano, il lavoro del ’78 per la Polaroid Company di Boston, che le commissionò una serie di ritratti di famosi registi, il cortometraggio di 20 minuti su Henry Lartigue, realizzato per il TG1 e poi acquisito dal Museo Lartigue a Parigi. Fra le ultime occasioni per ammirare le sue opere, le mostre Roma Anni 70 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e Le Collezioni, Non basta ricordare, al Maxxi, sempre a Roma.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.