Vicenza si regala per Natale il nuovo Museo del Gioiello. E intanto aprono le mostre targate Goldin, dai “notturni” a López García: ecco tutte le immagini

Vicenza la bipolare. Quando non vive mesi di apatia, nella sua fase di eccitamento è in grado di inaugurare, in un sol colpo, una manciata di mostre e un nuovo museo. E’ quello che sta succedendo in questi giorni, durante i quali la città del Palladio è in fremente attesa di spalancare le porte al […]

Vicenza la bipolare. Quando non vive mesi di apatia, nella sua fase di eccitamento è in grado di inaugurare, in un sol colpo, una manciata di mostre e un nuovo museo. E’ quello che sta succedendo in questi giorni, durante i quali la città del Palladio è in fremente attesa di spalancare le porte al grande pubblico al colpo di coda dell’“Operazione Goldineye”. Partiamo dal Museo del Gioiello, ideato e gestito da Fiera di Vicenza, in collaborazione con il Comune di Vicenza, che dopo alcuni anni di lavori è apparso sotto le logge della Basilica Palladiana. Si tratta, curiosamente, di un ibrido tra permanente e temporaneo, con 410 metri quadrati di spazi espositivi ad ospitare nove categorie – ad opera di altrettanti curatori internazionali – che indagano la storia del gioiello tra arte, moda e tradizione, e varieranno con cadenza biennale.
Ma mercoledì 24 dicembre sarà Marco Goldin a calcare le scene della Basilica Palladiana per la terza (e pare ultima) volta. Non accontentandosi della sola grande mostra dal titolo a dir poco scenografico (Tutankamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento), che vi abbiamo già mostrato dopo la preview. Stavolta il critico si è allargato fino a Palazzo Chiericati, con una personale sul “maggior artista figurativo al mondo”, Antonio López García e, negli spazi da poco recuperati dell’interrato, con altre quattro personali di artisti italiani, con opere realizzate ad hoc. Tutti a cimentarsi sul tema del “notturno”: Silvio Lacasella, Matteo Massagrande, Giuseppe Puglisi e Piero Zuccaro. Fermo restando che Vicenza si troverà improvvisamente invasa da capolavori di indiscusso valore (oltre un centinaio di opere provenienti da circa trenta musei internazionali: dai ritratti “funerari” dei tempi dell’Egitto romano, passando per Giorgione, Zurbarán, Bacon, Piranesi, Mondrian, Monet fino a Rothko), molti discutono il fatto che l’unica firma posta in calce a queste esposizioni sia quella del solo Goldin con la sua società Linea d’Ombra: un quasi assoluto monopolio culturale di una città che secondo molti avrebbe bisogno di una maggiore varietà d’offerta.

Petra Cason

 

 

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Petra Cason
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Storia delle Arti – indirizzo contemporaneo, con una tesi sul design per l’arte interattiva – presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha conseguito un master in Conservazione, Gestione e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico Industriale presso l’Università di Padova. Da diversi anni si dedica all’arte scrivendo recensioni, organizzando e curando mostre ed eventi come freelance, collaborando con realtà private ed amministrazioni pubbliche, in Italia e all'estero. Dal 2007 è guida alle collezioni permanenti e le mostre temporanee di Palazzo Leoni Montanari – Gallerie d’Italia, Vicenza. Nel 2012 fonda l’associazione culturale Metamorfosi Gallery della quale è presidente. Dal 2013 è libero professionista in qualità di art curator e tiene un blog in cui scrive di esperienze artistiche e curatoriali legate al contemporaneo.