Vandalizzate prima dell’opening due “opere” dei Musei di Roma Capitale. A qualcuno non piace l’idea di esporre in periferia riproduzioni di capolavori di Accardi, Balla e Carrà

Se un tempo i “maldipancia” romani si esprimevano in positivo con la raffinatezza di un Pasquino o di un Marforio, ormai anche qui sembrano regnare negatività e degrado che ci hanno regalato le vicende di “Mafia Capitale”. E chi ha qualcosa per cui protestare, dissentire, sceglie la strada del vandalismo: anche in area artistico-culturale, come […]

Se un tempo i “maldipancia” romani si esprimevano in positivo con la raffinatezza di un Pasquino o di un Marforio, ormai anche qui sembrano regnare negatività e degrado che ci hanno regalato le vicende di “Mafia Capitale”. E chi ha qualcosa per cui protestare, dissentire, sceglie la strada del vandalismo: anche in area artistico-culturale, come è capitato in troppe occasioni, solo nell’ultimo anno. Era ancora il 2013 quando la rassegna Digital Life da poco inaugurata al Macro Testaccio, annunciò la decisione di chiudere i battenti a causa dei continui episodi di danneggiamenti alle opere esposte. E sempre lo scorso anno fu la volta di Edicola Notte, costretta a chiudere per l’impossibilità di fronteggiare i graffiti che ne imbrattavano l’unica vetrina. Vicende che travalicano il banale vandalismo: questa violenza, questa necessità di devastare e umiliare ogni iniziativa, civile e culturale, è esattamente l’humus su cui fioriscono crimine e mafie.
Ora la situazione si ripresenta, in tutt’altro ambiente. Con minor gravità, forse: visto che stavolta ad essere danneggiate non sono opere originali, ma riproduzioni fotografiche. Quelle che l’Assessorato alla Cultura di Roma con il progetto Musei in strada ha deciso di affiggere in tre municipi della Capitale: Trullo, Ottavia e Tor Bella Monaca. Riproduzioni fotografiche su tela di 15 capolavori dei Musei di Roma Capitale – Palazzo Braschi, Galleria d’Arte Moderna e Macro -, cinque per ciascun municipio, scelte tra grandi artisti come Carla Accardi, Pablo Echaurren, Titina Maselli, Paolo Anesi, Gavin Hamilton, Giacomo Balla, per citarne alcuni. Ma qualcuno non deve aver gradito l’operazione, o forse si tratta di delinquenti puri-e-semplici: e nella notte che precedeva l’inaugurazione avvenuta oggi 15 dicembre, due di queste copie esposte alla stazione di Ottavia sono state danneggiate da ignoti. Si tratta – le vedete nelle immagini – di Velocità di motoscafo di Benedetta Cappa Marinetti, che è stata in parte bruciata, e di Nel parco di Amedeo Bocchi, sulla cui cornice sono comparse delle scritte.

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.