Un brindisi per Bruno Munari: cinque cocktail d’autore per reinterpretare il “Cantastorie Campari” firmato nel 1931 dal designer per il Corriere della Sera

Ci sono mille modi per fare e farsi pubblicità, e quelli in uso recentemente non si distinguono per eccezionale brillantezza. Ce ne rendiamo conto in modo sempre più evidente, ogni giorno che passa: maltrattati via etere da spot alla meglio irritanti, testimonial improbabili, ammiccamenti lascivi, confusioni anagrafiche di smaliziate adolescenti spacciate per mamme in carriera […]

Ci sono mille modi per fare e farsi pubblicità, e quelli in uso recentemente non si distinguono per eccezionale brillantezza. Ce ne rendiamo conto in modo sempre più evidente, ogni giorno che passa: maltrattati via etere da spot alla meglio irritanti, testimonial improbabili, ammiccamenti lascivi, confusioni anagrafiche di smaliziate adolescenti spacciate per mamme in carriera e milf azzimate che simulano l’Erasmus. C’è stato un tempo felice in cui l’advertising era un’arte, anzi: era arte; nel senso che a occuparsi delle campagne erano artisti nel senso pieno della parola, che usavano l’occasione offerta dal brand di turno per testare nuovi confini della propria creatività. Un o tempora o mores che Campari non manca di sventolarci sotto il naso, proseguendo con gli eventi che celebrano il cinquantesimo anniversario della storica Declinazione Grafica del Nome Campari firmata da Bruno Munari, leggendario manifesto di impianto squisitamente post-futurista, costruito per essere percepibile e intelligibile anche da chi sbirciava distratto dai finestrini della metropolitana. C’è sempre Munari dietro le ventisette illustrazioni che, per altrettante settimane, comparvero sul Corriere della Sera ad accompagnare le poesie in rima ispirate al tema dell’amore poi riunite nel Cantastorie Campari n°5, quinto ed ultimo episodio di una serie di volumetti che raccoglievano i frammenti dell’inconsueta campagna pubblicitaria d’autore. Un’esperienza datata 1931, celebrata oggi dalla barlady Chiara Beretta, vincitrice della prima edizione della Campari Barman Competion: cinque le poesie di quel canzoniere dimenticato, cinque le interpretazioni grafiche di Munari da lei scelte come ispirazione per altrettanti inediti cocktail d’autore. Ovviamente a base Campari.
Dolceamara per chiunque l’esperienza de Il primo amore, con una punta di Cynar che duella con la soda al mandarino; sensuale ed esotico L’amore turco, insaporito dallo sciroppo allo zafferano e dai sentori di salvia e menta. E poi? Noi ci siamo fermati a due cocktail, che per il codice della strada sono pure troppi… gli altri tre cercateli da voi! Ne varrà la pena.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.