Tutti contro Sgarbi, Sgarbi contro tutti. Il mondo accademico critica con 128 firme la futura mostra bolognese “Da Cimabue a Morandi”: e il Vittorio nazionale replica alla sua maniera

Molti ne farebbero volentieri a meno: eppure non si può certo negare che pochi come lui – piaccia o non piaccia – riescono ad animare un mondo dell’arte italiano altrimenti spesso abbastanza soporifero. Lui è, ovviamente, Vittorio Sgarbi: e tanto per cambiare si ritrova a duellare dialetticamente con tutto il mondo accademico schierato dall’altra parte […]

L'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello

Molti ne farebbero volentieri a meno: eppure non si può certo negare che pochi come lui – piaccia o non piaccia – riescono ad animare un mondo dell’arte italiano altrimenti spesso abbastanza soporifero. Lui è, ovviamente, Vittorio Sgarbi: e tanto per cambiare si ritrova a duellare dialetticamente con tutto il mondo accademico schierato dall’altra parte della barricata. Motivo del contendere? La mostra Da Cimabue a Morandi, curata da Sgarbi per il Genus Bononiae e in programma a Palazzo Fava dal 14 febbraio 2015. Una mostra “priva di alcun disegno storico e della benché minima motivazione scientifica, un insulto alle opere, trattate come soprammobili, all’intelligenza del pubblico e alla memoria di personaggi come Longhi e Arcangeli”, sostengono i 128 firmatari di una petizione promossa dalla sezione bolognese di Italia Nostra, che chiede che lo Stato intervenga per impedire i prestiti delle opere.
La polemica si è presto allargata a tutto il mondo, e la racconta di firme, che vede Daniele Benati come primo sottoscrittore, si allunga con nomi come quelli di Keith Christiansen del Metropolitan Museum di New York, di Steven Ostrow dell’University of Minnesota, che si sommano a quelli di Bruno Toscano della Fondazione Longhi, di Antonio Pinelli dell’Università di Firenze, di Carlo Ginzburg della Normale di Pisa, oltre a studiosi bolognesi come Anna Ottani Cavina e Jadranka Bentini. Non si fa attendere la replica di Sgarbi, una polemica – sottolinea – “senza senso dal momento che, nell’assoluta indifferenza dei firmatari inconsapevoli, un’opera come l’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello nel 2012 andò da Bologna a Madrid e Parigi, senza alcuna protesta”. E il polittico di Giotto, aggiunge, “sarà prestato per una mostra al Palazzo Reale di Milano durante l’Expo 2015”.
Perchè allora queste proteste? Sgarbi non usa mezze misure, additando – in una nota per la stampa – “l’isterica reazione di Daniele Benati cui non è stato chiesto di curare un’analoga mostra. Benati ignora che nei rapporti tra il ministero dei Beni Culturali, la Fondazione Carisbo e l’Accademia di Bologna, il trasferimento in Palazzo Fava dell’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello è determinato dal comune impegno per ristrutturare le sale della Pinacoteca che ospitano il dipinto”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.