Le living dolls di Giampaolo Sgura su Vogue. Da Gucci a Chanel: dodici barbie, con abiti e accessori, per dodici griffe. Tentazioni da adulte-bambine

Non mancheranno le femministe un filo turbate, per l’immagine di quelle fanciulle in versione dolls, prigioniere di cliché e scatole di plastica: stipate, agghindate, mercificate, pronte per un ideale scaffale dei grandi magazzini. Ma saranno molte di più le fashion victim e le eterne bambine, conquistate dai mini set deluxe: un ritorno all’infanzia, recuperando il […]

Giampaolo Sgura - living dolls - Moschino

Non mancheranno le femministe un filo turbate, per l’immagine di quelle fanciulle in versione dolls, prigioniere di cliché e scatole di plastica: stipate, agghindate, mercificate, pronte per un ideale scaffale dei grandi magazzini. Ma saranno molte di più le fashion victim e le eterne bambine, conquistate dai mini set deluxe: un ritorno all’infanzia, recuperando il sapore indimenticabile di ogni nuova Barbie da spacchettare, con relativo corredo di accessori, abitini, spazzole e bijoux.
Il fotografo Giampaolo Sgura s’è inventato un nuovo progetto, finito tra le pagine dell’ultimo numero di Vogue Paris (dicembre/gennaio 2105). Protagoniste le due top model Magdalena Frackowiak e Elisabeth Erm, tramutate in “living dolls” con tanto di box e kit moda. Dodici in tutto, quante sono le super griffe che hanno ispirato l’insolita sfilata, ognuna con abiti e oggetti dall’ultima collezione: scarpe, borse, trucchi, set di valigie, cappelli, ventagli, profumi, occhiali da sole… Il risultato? Dodici teatrini pop, declinati secondo stile e identità di ogni maison. Dal gusto bon ton di Chanel al total pink eccentrico di Moschino; dal raffinato glam rock di Yves Saint Laurent, all’impeccabile vintage anni Sessanta by miu miu; dall’hippy  romantico di Valentino, al flamenco passionale di Dolce&Gabana; dallo sporty-chic di Fendi all’urban-chic di Vuitton; dalla sobrietà androgina di Armani, minimalista in black, all’abbagliante mise da hostess made in USA di Ralph Lauren; per finire con l’eleganza floreale di Dior e l’allure classico di Gucci, a misura di aristocratica cavallerizza. E il gioco dello shopping è servito.

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.