Immagini dalla grande mostra di Shepard Fairey al PAN di Napoli. La prima in un museo italiano per Obey, (in)volontario spin doctor creativo per Barack Obama

Le note biografiche solo lontanissime da quelle che l’immaginario collettivo associa allo street artist: figlio di un medico e di un’agente immobiliare, compie studi artistici e nel 1988 si diploma all’Accademia d’arte. Quasi il viatico perfetto per un futuro travet: che invece diventa un genio dell’arte associata alla comunicazione. Frank Shepard Fairey diventa Obey, pioniere […]

Le note biografiche solo lontanissime da quelle che l’immaginario collettivo associa allo street artist: figlio di un medico e di un’agente immobiliare, compie studi artistici e nel 1988 si diploma all’Accademia d’arte. Quasi il viatico perfetto per un futuro travet: che invece diventa un genio dell’arte associata alla comunicazione. Frank Shepard Fairey diventa Obey, pioniere della guerrilla marketing, imperatore degli stickers, fino al colpo di genio che lo lancerà nell’olimpo delle artstar: l’immagine stilizzata in quadricromia di Barack Obama sovrapposta ai termini Hope (speranza), Change (cambiamento), Progress (progresso), divenuta simbolo della campagna elettorale del futuro presidente degli Stati Uniti d’America nel 2008. Perchè ne parliamo ora? Perchè il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli gli dedica dal 6 dicembre al 28 febbraio 2015 la prima mostra in uno spazio museale italiano, con 90 opere che ne raccontano l’evoluzione stilistica, dalla serie realizzata per la città di Venezia a Obama Manifest Hope, la monumentale tela, finora mai esposta, a cui si affiancano lavori provenienti da collezioni private. Noi eravamo presenti alla preview partenopea, ecco una galleria di immagini…

Dal 6 dicembre 2014 al 28 febbraio 2015
Napoli, Pan | Palazzo delle Arti Napoli
Palazzo Roccella, Via dei Mille 60 – Napoli
http://www.obeynapoli.com

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.