Il Putsch del Mibact. Dario Franceschini dilapida un anno di buon lavoro con la farsesca nomina dei direttori generali: ecco tutti i nomi pubblicati di nascosto dal ministero

Il popolo è bue, perché mai dovremmo metterlo a parte delle nostre supreme decisioni? Inutili chiacchiere, inutili grane, inutile dibattito: mettiamo tutti di fronte al fatto compiuto, e ce ne andiamo a sciare che è già tardi. Ecco la cronaca – più o meno romanzata, ma reale nella sostanza – della sceneggiata apparecchiata dal Ministero […]

Dario Franceschini
Dario Franceschini

Il popolo è bue, perché mai dovremmo metterlo a parte delle nostre supreme decisioni? Inutili chiacchiere, inutili grane, inutile dibattito: mettiamo tutti di fronte al fatto compiuto, e ce ne andiamo a sciare che è già tardi. Ecco la cronaca – più o meno romanzata, ma reale nella sostanza – della sceneggiata apparecchiata dal Ministero dei Beni Culturali sulle nomine dei direttori generali. Tutti ne parlavano da giorni, del resto è un passaggio nodale della cosiddetta “riforma” Franceschini: si dibatteva della indecorosa esclusione di Prosperetti in favore di una “baciata dalla fortuna” come Federica Galloni, per la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee; si dibatteva in varie maniere sulla promozione di D’Angeli, o sull’eterno ritorno di Nastasi. Ma comunque c’era in tutti una sorta di cautela: ragazzi, prima aspettiamo l’ufficializzazione.
E invece l’ufficializzazione non c’è mai stata. O anzi sì, c’è stata, con sconcerto – e anche un po’ di schifo – di tutti: perché i nomi dei prescelti sono comparsi direttamente collocati al loro posto nei meandri della pianta organica del Mibact. Niente ufficialità, niente comunicati alla stampa, manco si trattasse di nominare un usciere al San Michele: una protervia senza precedenti, che probabilmente cerca di dissimulare l’imbarazzo con il quale si sono imposte scelte assolutamente tragiche, e anche immorali (illegali si vedrà, i ricorsi sono già partiti, e saranno molti). E lui? Il responsabile, in quanto titolare, Franceschini? Irreperibile, improvvisamente ammutolito a fronte dell’abituale dimestichezza con stampa e tv. Non aggiungiamo altro, per ora: le nostre riflessioni le affideremo ad articoli più mirati, quando ci saremo ripresi dalla nausea per la gestione di questa cosa. Intanto, ecco i nomi dei direttori…

Direzione Generale Organizzazione: Gregorio Angelini
Direzione Generale Musei: Ugo Soragni
Direzione Generale Archeologia: Gino Famiglietti
Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane: Federica Galloni
Direzione Generale Archivi: Mario Guarany
Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali: Rossana Rummo
Direzione Generale per il Cinema: Nicola Borrelli
Direzione Generale per lo Spettacolo : Salvatore Nastasi
Direzione Generale Turismo: Onofrio (Ninni) Cutaia
Direzione Generale Bilancio: Paolo D’angeli
Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio: Francesco Scoppola
Direzione Generale Educazione e Ricerca: Caterina Bon Valsassina

  • Annabella

    Ma chi l’ha pensato e detto che Franceschini sarebbe stato un ottimo ministro della cultura? Con quale esperienza in materia?

  • Leonardo

    Il buon lavoro lo vede Lei e ovviamente rispetto la sua opinione, ma crede che alzare le barricate sul tal nome scelto, piuttosto di quell’altro, non sia una battaglia di retroguardia?
    Non ha provato del resto lo stesso afflato di nausea, che manifesta verso la scelta di Franceschini, per i criteri che hanno guidato la nascita del Maxxi, sui quali non aggiungo altro visti gli abbondanti profluvi di polemiche.
    Era forse troppa grazia promulgare il fantomatico “bando internazionale” anche per gli organi direttivi e amministrativi del Maxxi?
    Anche voi di Artribune, iniziate a denunciare con maggiore forza lo stato comatoso in cui versa il Mibact, senza più il becco di un quattrino. Perché dietro i frizzi e lazzi dei vernissage ci sono musei, archivi e biblioteche e patrimonio culturale senza manutenzione che ormai sono abbandonati a se stessi.
    Invece che potenti Direttori Generali, a onta della parola, io vedo solo dei Generali (più o meno influenti nelle segrete stanze) che vanno alla guerra con un esercito che indossa le scarpe di cartone.

    Ma come recita il vecchio adagio, chi si accontenta …