Chi vuol fare il direttore del Mart? Niente bando per trovare il successore di Cristiana Collu: ci pensa la società di head hunting GEA Spa

La richiesta è diretta e molto sintetica, “teutonica”, si potrebbe dire, con riferimento all’area geografica: “Gli interessati possono sottoporre le proprie candidature entro il 31/12/2014”. Già, si è parlato molto dei bandi, che sono partiti in contemporanea e procedono pressochè in parallelo, per ricercare un direttore per il nuovo format dei Musei Civici di Roma […]

Il Mart, a Rovereto

La richiesta è diretta e molto sintetica, “teutonica”, si potrebbe dire, con riferimento all’area geografica: “Gli interessati possono sottoporre le proprie candidature entro il 31/12/2014”. Già, si è parlato molto dei bandi, che sono partiti in contemporanea e procedono pressochè in parallelo, per ricercare un direttore per il nuovo format dei Musei Civici di Roma – occhio, la scadenza è il 16 dicembre – e per la nuova veste unificata di Castello di Rivoli e GAM a Torino, un primo abbozzo della futura superfondazione (qui la scadenza è fissata al 14 gennaio 2015). E forse è passato un po’ in secondo piano il fatto che un’altra importante poltrona museale italiana sta per liberarsi: quella del Mart, dopo il clamoroso annuncio di Cristiana Collu circa la sua determinazione a non accettare un rinnovo dell’incarico, qualora le fosse stato proposto. Qui però il museo pare aver imboccato una via diversa: non un bando di evidenza pubblica, ma una richiesta di disponibilità per il ruolo, da sottoporre al vaglio di una società specializzata in head hunting. E la ricognizione della figura del futuro direttore è stata affidata al soggetto leader nel Paese, la milanese GEA S.p.A., un colosso con clienti a 360 gradi, che spaziano da Barilla a COOP, da Unieuro a Gucci, per fare qualche esempio. Nessuna prescrizione, dunque, per questa che potrebbe essere soltanto una prima fase della ricerca: solo informazioni da inviare ai recapiti che trovate in calce…

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Tel. 02/62023239

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Fidel

    Imbarazzante che un museo che si predica “internazionale” cerchi il prossimo direttore in questo modo.

  • Nicolas

    Il Mart è alla frutta. Un contenitore bello, ma troppo grande. Un museo del genere per imponenza a Milano e Berlino, ad esempio, starebbe benone, due città che non hanno un importante punto di riferimento per il contemporaneo. Ma in un contesto piccolo, una volta che capisci che non puoi vivere di rendita, devi iniziare a farti due conti e i nodi stanno iniziando a venire al pettine. In molti sembrano però non capire la delicatezza del momento facendo finta di nulla, anzi, facendo ma in peggio. Auguri al nuovo direttore, dopo dieci anni di Belli (e soldi a palate) è come arrivare all’Inter dopo Mourinho, inevitabilmente farai peggio. Bisogna rifondare totalmente, partire da zero con un nuovo progetto. Mezzo misure, mezze soluzioni, scelte tiepide porteranno solo al fallimento.

    • Esagerato.

    • And

      Mi viene in mente una situazione analoga in un centro ancora più piccolo: vi ricordate il Maga di Gallarate? un monumento di ambizioni spropositate realizzato grazie agli intrallazzi politici locali, mega mostre inutili come quella su Modigliani, che con la Brianza c’entra come Hokusaj con l’Engadina. E quando uscivi fuori ti ritrovavi dall’altra parte della strada il cimitero del paese! poi è scoppiato un incendio doloso ed è tutto fermo. Situazione ben diversa da quella del Mart, anzi, è diventato un’eccellenza in un territorio come la provincia di Trento che comunque gode di un regime fiscale ben diverso dal resto d’Italia. tuttavia le vacche grasse sono finite, come dici tu Nicolas bisogna ripartire da zero.

  • frake

    Si sono privati di un’eccellente guida senza manco dare un abbozzo di seria spiegazione all’opinione pubblica, e ora scelgono senza dare nemmeno criteri di selezione. Ha ragione la direttrice uscente a dire che non c’è visione. Eppure lei nonostante i tagli era riuscita a dare trasparenza (cosa rara in Italia) identità e forza a un progetto. Se poi è vero che è uscito anche Carlo Feltrinelli dal Cda la dice lunga cosa aspetta a quel museo.

    • Io voglio fare il capo direttore del Mart ho tutte le carte in regole io sono professore

    • No

    • Questa è una sua opinione personale, è come tale va rispettata.
      Il rapporto si era logorato, Il contratto era in scadenza, una separazione forse consensuale.

      Come spiegazione la direttrice ha mandato una lettere di basso profilo a Repubblica, dove scarica tutte le responsabilità sul CDA.

      Una caduta di stile imperdonabile, infatti in Trentino questa non è stata presa bene.

      Non sia ingenuo.

      La mancanza di visione e l’insicurezza sono in primo luogo della direzione, questo lo capisce anche un bambino.

  • Valentina

    Nonostante la grandezza il Mart si sta scoprendo piccolo piccolo una volta chiusi i rubinetti della provincia.

  • Giorgia

    Anche per la nomina di Collu il Mart si era appoggiato a una società di head hunting..ma a parte questo, magari per una volta verrà nominato un direttore museale che ha vere competenze gestionali e non solo di storia dell’arte.

    • frake

      A dire il vero a scegliere la precedente direttrice fu la leader mondiale di head hunting. Oggi è la leader italiana… detto questo i risultati della gestione sono stati eccellenti. Non solo per la qualità della proposta museale ma anche per i numeri ottenuti nonostante i grandi tagli. La domanda è, visto che nessun museo è autonomo, che ci stà a fare un cda che non recupera risorse private e scarica la responsabilità sul proprio direttore? Guardi cosa fanno in Inghilterra, Germania, Austria, Francia… nessuno è autonomo senza i soldi pubblici o recuperati da privati che i cda recuperano. Rovereto vuole ancora il Mart? Per il modo di come ha perso un’eccellenza nella sua direzione direi di no. Ovunque vado in europa sento parlare benissimo degli ultimi tre anni di gestione al Mart, che fosse troppo indipendente per gli appetiti italiani di voler controllare tutto?

      • A dire il vero l’attuale direttrice uscente fu scelta da Franco Bernabè.
        Non ci vedo grandi differenze sono grandi compagnie di cercatori di teste.
        Oltre che le impressioni personali servirebbero dei dati alla mano, per valutare queste affermazioni.
        Altrimenti suonano come una debole difesa corporativa.

        I musei privati sono autonomi.
        Quelli pubblici dipendono da un amministrazione.

        Qui il passaggio diventa delicato, la prima impressione è stata esattamente il contrario, cioè è la direttrice uscente, che ha scaricato tutte la sue incertezze e debolezze nella guida sul CDA, che semplicemente ne ha preso atto.

        Evidente che tutto si può fare sempre meglio.

        Non siamo in un italico talk show, l’elenco dei paesi europei lo conosciamo, diciamo i nomi delle istituzioni virtuose da imitare e nel tempo superare.

        Non diciamo puttanate.
        Tutti vogliamo il MART.

        Vogliamo un nuovo corso pieno di risorse, economiche e culturali.
        Pieno di opportunità per tutti, idee nuove, energia e eleganza.

        Un museo non è fatto solo da un direttore, più o meno bravo.
        Un museo è fatto di molte persone, tutte importanti.

        Indipendente da cosa?

        • frake

          In Italia si usa (altrove non esiste proprio, e non è un caso, la privacy conta nella sostanza) scrivere dei partecipanti a un concorso per direttore di museo. Che vengono puntualmente pubblicati nei giornali. Nel mondo si scrive il vincitore o il nominato, mai i partecipanti. L`espressione “trombato/a” fa parte di una sotto cultura lessicale e non solo lessicale del “Belpaese”. Intanto, ricercando sul Macro apprendo che il termine di scadenza del bando era il 16 Dicembre e la nomina il 19 Dicembre. A Roma!! La mitica capitale finita alla cronaca per esempio di efficenza e moralità della sua gestione. Ora non mi è mai capitato di vedere tempi così rapidi in nessuna parte al mondo. È evidente che tutto era già deciso prima. Meglio che l`amministrazione faccia la nomina diretta, risparmia in consulenze per la comissione giudicatrice.
          Ribadisco, aver cancellato il comitato scientifico del Mart, che vedeva al suo interno figure di spicco che siedono anche in comitati di musei quali il Louvre significa non capire molto di musei. Gli imprenditori non sempre sanno d`arte e di sua gestione, anzi. Spesso certi ruoli servono come trampolino per qualcosa d`altro.
          In quanto alle istituzioni europee guidate con senno e veramente formanti se lei avesse avuto modo di frequentarle dall`interno forse saprebbe quante e quali sono. E sono moltissime se le lenti che le osservano non sono colorate.
          Il Cda abbagliato dai successi (iniziali, poi scenderà, come scese il Mart e tutte le istituzioni al mondo che creano curiosità) del brutissimo Muse (sia come architettura sia come collezione esposta), pensa che quelli siano numeri da ripetere al Mart. Non sarà così. Almeno chè si deroghi alla funzione stessa del museo e si facciano le sagre tanto care ad alcuni.
          Lavoro da 32 anni all`estero, felicissimo di non far parte di questo strano mondo italiano fatto di veleni, di selezioni bugiarde, di politica incapace, di gestioni al limite del buon gusto.
          Ma ho collaborato in tre occasioni per esposizioni, due delle quali con la Biennale, fortunatamente con Padiglioni stranieri!
          Altri invece si sperticano sostenendo l`insostenibile italiano auspicando posticini a corte.

          • frake

            Da italiano rimago sempre dispiaciuto per il modo in cui vengono trattate le eccellenze professionali e umane del Paese, e sono tantissime. Ma vedo che il tifo va verso chi molto volentieri se priva (e non solo nel mondo dell`arte) spingendole fuori. Laddove mostrano senza freni e lacciuoli di eccellere se non primeggiare.

          • Da Italiano mi piace capire e discure con altri i meccanismi con i quali si creano le eccellenze professionali e umane del paese.

            Spesso si scopre che dietro delle vantate eccellenze ci sono solo interessi personali oppure di casta e troppo spesso blande difese d’ufficio.

            Pare strano ma Il tifo di molti è verso la meritocrazia, allontanare un eccellenza, significa semplicemente sostituirla con un altra migliore.

          • La forma è sostanza e la sostanza è forma.

            Chi accetta di partecipare a un concorso ne accetta le regole.

            L’espressione trombato/a fa parte del dizionario italiano, nella lingua di Dante descrive con precisione il seguente significato:

            trombato

            agg. e s.m.

            1.

            agg.

            Bocciato in un’elezione, in un esame, in un concorso.

            “un candidato t.”

            2.

            s.m.

            Chi non è stato eletto in una consultazione elettorale o è stato bocciato a un esame o a un concorso.

            “un t. eccellente”

            La rapida nomina mi pare un esempio di efficienza.
            I concorsi si fanno per vincere, se come lei sostiene, tutto era deciso prima, scarsa lungimiranza di chi vi ha partecipato.

            In questo passaggio ha ragione, rapidamente si deve costruire un comitato scientifico con figure di spicco.

            Gli imprenditori spesso non capiscono d’arte, come spesso alcuni direttori non capisco nulla di bilanci.

            Più che una reticenza la sua mi pare un vezzo fuori moda.
            Dato che queste righe sono lette da molte persone dare delle indicazioni, è semplicemente un occasione di discussione e confronto per tutti.

            Evidentemente, non ho la sua esperienza, da quello che vanta, immagino anche per ragioni anagrafiche.

            Le lenti colorate in montagna servono a vedere meglio.

            Il MUSE non è male, non funziona la parte parte residenziale, completamente fuori mercato.
            Per il resto vedremo.

            Curiosa la sua acredine nei confronti delle sagre.

            Anche il mercenario che lavora per la legione straniera ha la sua dignità.

            La Biennale di Venezia è sempre qualcosa di straordinario, qualsiasi ruolo si abbia in quel momento.

            Non siamo tutti uguali, per fortuna.

      • L’impressione che forse sia un eccellenza incompresa.
        Dopo Rovereto, e Venezia, notizia di queste ore è stata trombata anche a Roma per la direzione del MACRO.

  • Marco

    non capisco perché per fare questo genere di selezioni sia sempre necessario pagare decine di migliaia di euro una ditta di consulenza che non ha niente a che vedere con l’ambito per cui lavora (Barilla coop unieuro e gucci? ma scherziamo!?). il tutto poi per coprire la responsabilità di una scelta che sarà fatta dall’inizio alla fine da una o due persone.. probabilmente politici, evviva la trasparenza..

  • Penso in tanti vorrebbero fare il direttore del MART.

    Molti si lamentano,a mio parere la strada scelta, di chiamare la più importante agenzia italiana di cacciatori di teste è la scelta giusta.

    Nei commenti precedenti non ho visto indicare metodi migliori o più trasparenti, anche solo sulla carta.
    Avvicinarsi ai temi della meritocrazia risulti per molti difficile

    Le regole del gioco sono semplici; nelle organizzazioni umane importanti, quando si sbaglia si va a casa.
    In Italia solitamente si viene promossi.

    Oggi è fondamentale individuare un direttore di caratura internazionale, con una visione globale del progetto, e non solo un mediocre curatore.

    A dire il vero a scegliere la precedente direttrice fu Franco Bernabé.

    Il CDA di un museo chiede dei risultati a un direttore, pagato, mi pare anche bene, per raggiungerli.

    Siamo onesti, se qualcuno che tesse le lodi di questo genio dell’arte contemporanea, ha visto l’ultima rassegna, più che il canto del cigno, sembra una composizione di Beppe Starnazza.

    Va bene tutto, ma quasi surreali i commenti anonimi e balle varie a favore della direttrice uscente.
    Visti i numeri in Trentino, siamo quasi al parenti e amici.

    Il mondo è pieno di eccellenze, basta uscire dal noioso giardino di casa Italiano.
    Rovereto e la Provincia di Trento vogliono il MART.

    Adesso pensiamo al futuro.
    Un museo migliore di prima è possibile.

    • frake

      Dal suo intervento mi è del tutto evidente che la direttrice uscente ha fatto bene a annunciare che a Rovereto non c’è visione. Troppo indipende e seria per essere seguita nel suo progetto. L’Italia non ama le indipendenze, l’autonomia dai potentati. A sceglierla fu, in un bando cristallino, la Korn Ferry International (da sempre sceglie top manager, anche culturali per musei e loro direzioni), con l’avallo dell’allora comittente, il cda e il presidente, come ovvio. Obiettivo dichiarato era conservare i visitatori pur con un budget ridotto in tre stagioni del 30%. Risultato ampiamente raggiunto. In quanto alla qualità delle mostre, legga le riviste internazionali, ascolti i pareri dei direttori di istituzioni d’arte europei e non in merito al lavoro fatto dalla attuale direttrice. Guardi l’innovazione del modo in cui ha coinvolto il territorio e la didattica del futuro. La Belli fece bene ma in tempi di vacche grasse, e per altro facendo diventare il Mart un classico mostrificio, senza vere idee e identità. Rovereto e piccola, ma 200/300mila visitatori l’anno sono più di quello che è ragionevole attendersi. Non è Vienna, Parigi, Londra, Milano( che pure fa numeri minori), Monaco di Baviera, Amsterdam. La gestione è stata certificata da un report annuale preciso in cui venivano contate anche le matite comprate, troppo forse per il modo di amministrare in Italia. In quanto a sponsor ho già detto, sono i Cda che trovano i soldi dei privati per le mostre o per gli ingressi. Come fanno ovunque. A Monaco la mostra di Canaletto ha per sponsor una rinomata cantina Italiana, e sempre nella stessa città i mercoledì si entra alla Pinakothek der Moderne gratis, paga la società di Assicurazioni Allianz. Chi ha trovato gli Sponsor i direttori o i Cda? O si conosce il modus operandi di una struttura complessa come il museo oppure meglio non dirne tanto per dirne. L’idea per cui Rovereto debba vivere dal museo è velleitaria. Meglio che pensate ad altri Business se questo è l’assunto. Il Mart contribuisce, e anche molto, ma non è e non sarà la miniera dalle uova d’oro.

      • Penso siamo tutti a favore della scelta della ex direttrice.
        Il concetto della mancanza di visione pare una scusa, senza tatto e poco elegante, solitamente in questi casi si ringrazia tutti iniziando da chi ha dato un opportunità importante.

        Non ho inteso bene indipendente da cosa?
        A me pare legata a doppio filo a poteri forti in Italia, un santo in paradiso lo ha di sicuro.

        Se la sua tesi è veritiera faccia la curatrice indipendente, non la direttrice di un museo.
        Un curatore indipendente si valuta semplicemente da quanti committenti importanti e progetti realizza.

        Una domanda come mai a suo parere la Biennale di Venezia non la voluta?

        Ottimo per i risultati raggiunti, ma qualcosa evidentemente non funzionava più.

        Ho una cattiva abitudine, non leggo le riviste, vado a vedere le mostre.
        L’ultima rassegna vista al MART personalmente non mi convince per nulla.
        Sarà perché non leggo le riviste internazionali.

        Quando vado all’estero (spesso ndr.) parlo con orgoglio del MART, a dire la verità è meno conosciuto di quello che si pensa. Semplicemente non la conoscono e non conoscono il suo lavoro.

        Non ho idea di chi parli ci faccia qualche esempio, ci dica i nomi le istituzioni che cita vagamente.

        L’impressione che non abbia creato una rete internazionale, come era nelle potenzialità, e immagino nelle richieste.

        Il commento riferito alla Belli, mi pare superficiale. Penso le possa rispondere la diretta interessata.

        Rovereto non è cambiata, questo è evidente.

        Bene per le certificazioni, se questo è merito della direttrice, oppure non pensa sia merito di tutto lo staff del museo?

        Una persona brillante, un bravo direttore che ha buoni contatti internazionali porta anche risorse e idee innovative, naturalmente se ne ha le capacità e la voglia.

        Sulla Pinakothek der Moderne, mi informo rapidamente e le faccio sapere.
        Comunque Monaco è una noia mortale, ndr.

        In apparenza lei conosce il modus operandi di una struttura complessa come il museo, ma noi non conosciamo il suo nome.

        Per quale ragione si cela dietro l’anonimato?

        In quanto a idee velleitarie mi pare lei sia un competente esperto.

        Va via un direttore, ne arriva un altro, non è il diluvio universale.

        Lei parla del passato.
        Mi pare si possa tranquillamente voltare pagina.

        Un museo non nasce per fare soldi, nasce per fare cultura.

        Oggi è importante che il museo abbia una nuova guida più aderente alla difficile situazione attuale.

        • frake

          Non siamo al talk show italico, ognuno esprime le sue ragioni e/o argomentazioni se ne ha. Le mie esperienze sono legate a musei veri e vincenti, a fiere internazionali d`arte inclusa artbasel che conosco da 30anni, e non per aver contato i quadri esposti. Basilea sostiene con tutte le sue forze economiche la fiera, e questo da sempre. Le pare che io debba scrivere i nomi dei direttori di istituzioni che apprezzano e celebrano il lavoro fatto dalla Collu? Suvvia non sia così ingenuo! Il fatto che lei non legga le riviste è un suo problema. Lei dice che le mostre le guarda dal vivo e tanto le basta, il giudizio pare di capire è vox dei su tutto. Non funziona così mi creda. La mostra sulla guerra, che a lei non piace, ha avuto plauso assoluto in ambiente austriaco e tedesco (sarà un caso?). La Magnifica Ossessione che ha aperto finalmente il tesoro del Mart al Mondo è diventata modello espositivo (peccato lei non legga la stampa estera!), fa scuola tanto da essere citata in altre mostre recenti. Le mostre di Antonello da Messina e l`Altro ritratto, insieme alla mostra sul Cibo sono state mostre cult e di rottura. Forse a lei piace più l`idea di un Mart orientato ad artisti locali, magari con qualche sagra all`interno per accrescere il business. Nessun museo al mondo vive dagli ingressi. I privati gli trovano i Cda. Ps. Non mi risulta che l`attuale direzione abbia sponsor di nessun tipo, incluso l`ex presidente del Mart. Se la gente a Rovereto non si ferma più di uno due giorni, dipende da Rovereto, non dal Mart!!

          • Non siamo al talk show italico, siamo su Artribune.

            Bene per sue belle esperienze.

            Ingenuamente a mio parere si, è importante essere precisi e documentare quello che dice.
            Non siamo in televisione, siamo su Internet, metta qualche link.

            Tutti abbiamo da imparare.

            Immagino anche gli abbonati alle riviste internazionali.

            Tutti abbiamo problemi, ad esempio lei dall’alto della sua esperienza 30 anni a Art Basel, per pubblicare il suo pensiero si cela dietro uno pseudonimo.

            Bene se la mostra ha avuto un plauso assoluto in ambiente austriaco e tedesco, la cosa ci riempie di gioia.
            Speriamo qualcuno da quelle parti sia venuta a vederla, a parte i soliti amici.

            Lo sappiamo tutti, in prigione si è tutti innocenti e sulle riviste si parla sempre bene, poi se il museo paga anche la pubblicità, oppure il week-end al critico di turno si diventa dei modelli di valore mondiale assoluto.

            Mi perdoni ma qui è lei ingenuo.

            Evidentemente sono state mostre di rottura. infatti dopo si è rotto tutto.

            A me le sagre piacciono, penso di non essere l’unico, esistono da prima di Art Basel.

            La mia idea è quella di un MART più internazionale, più legato alla Spagna, sia per gli scambi e partnership con le fondazione e i grandi musei, dialogare con i grandi sponsor.

            La visione del mio progetto è coinvolgere ad esempio il gruppo Santander.

            Questo non significa non coinvolgere in progetti speciale gli artisti della regione Trentino Alto Adige, alcuni sono molto bravi.
            Un museo deve essere un modello inclusivo, non solo punto di vista esclusivo del banale lettore di riviste d’arte.

            Certo, gli ingressi sono una parte che va a coprire le spese.

            Mi sono informato, per quanto riguarda ad esempio il modello Monaco oltre gli sponsor spesso si affianca una membership molto ricca, che contribuisce in maniera sostanziosa al budget annuale.

            Questo è un punto importante, iniziamo a parlare del futuro, mettiamo sul tavolo delle idee.

            Rovereto non è in mezzo al deserto.

          • ma per cortesia

            quasi 400 mila euro in tre anni, anche con una tassazione enorme, francamente mi sembrano una cifra mostruosamente alta. Siamo in italia, il costo della vita è quello italiano. Attaggiamento non comprensibile, poco professionale. Altrochè.

          • And

            Antonello da Messina mostra cult e di rottura?? ma se avevate la metà dei quadri che sono stati esposti alle Scuderie! il giocattolino è costato uno sproposito (e uso la definizione di un funzionario del Mart che conosceva bene la situazione), capisco il doveroso omaggio a Ferdinando Bologna ma chi ci ha incassato alla fine è stata Electa. Certo che non si campa di soli ingressi, ma perché dover fare una rassegna su un artista rinascimentale già abbondantemente studiato invece di una d’arte contemporanea, per me rimane un mistero.

          • Parole sante.

          • B.Z.Anne

            Come tutte le grandi mostre è costata uno “sproposito”, ma in quel caso fece quasi 100.000 visite, e soprattutto fu una mostra abbondantemente armotizzata appunto dagli ingressi e dalle sponsorizzazioni. Cult e di rottura perchè presentata con un`altra mostra in contemporanea, L`Altro Ritratto curata da un grande filosofo francese Jean-Luc Nancy che ha costruito una mostra di altissimo livello in dialogo in qualche modo con la mostra di Messina.
            In quanto a Ferdinando Bologna non aveva bisogno di Rovereto, come credo lo stesso Nancy.
            È Rovereto ad aver bisogno degli altri, non il contrario.
            Trovo giuste molte cose lette a sostegno di questa direttrice.
            Mi sento solo di dire grazie a lei per le bellissime perle che ci ha regalato, e tanti auguri per il futuro. Che immagino all`estero come troppo spesso accade alle eccellenze italiane.

          • Parole sante.

          • Daria B

            Signor Frake, leggendo i suoi interventi ho pensato, sarebbe bello avere la sua chiarezza da noi in Italia, peccato non voglia più tornare. La sua esperienza ci farebbe solo bene. Abbiamo troppi improvvisati, e ne ha letto anche qui alcuni esempi.

      • Non idea del prestigio, ma sono certo che molti direttori in Europa sognavano il suo stipendio, la direttrice uscente ha incassato da fonti ufficiali in tre anni 390.000 € lordi.

        Non è lo stipendio di un funzionario, ma lo stipendio di un manager.
        E da un manager ci si aspettano risposte differenti da quelle di un funzionario.

        • Marco Enrico Giacomelli

          130mila l’anno, aliquota almeno del 60%, poi dividi per 12… mi sa che non erano poi tanti i direttori in Europa che sognavano quello stipendio…

          • Certo, punti di vista.
            Non conosco il tenore di vita medio di un direttore di museo europeo.
            Non mi pare una pipa di tabacco.
            In passato Artribune ha monitorato e fatto delle indagini in questo ambito.
            Gli articoli al riguardo penso si possano trovare in archivio.
            Tutto è relativo, come si dice di solito l’importante nella vita è accontentarsi…

          • Marco Enrico Giacomelli

            Non sono punti di vista, sono numeri.

          • Certo, i numeri parlano.
            Parlando di numeri ha dei parametri di paragone?
            Se vuole li possiamo cercare e commentare insieme.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Certamente: in Francia la forbice per il ruolo di conservatore nei musei nazionale è compresa (cifre nette) fra i 4459 e i 4079 euro mensili, ai quali si aggiungono (in Italia non esistono) “les bonifications , les primes et les indemnités telles que supplément familial de traitement, indemnité de résidence et GIPA (Garantie Individuelle du Pouvoir d’Achat 2014)”. Solo l’indennità di residenza (la nostra trasferta) si traduce, in una città come Roma ad esempio, in circa 1.500 euro mensili in più.
            Ti lascio il piacere di continuare con i confronti.

          • Bene, ti ringrazio molto per la cordiale segnalazione.
            Naturalmente è un piacere essere curiosi e confrontare modelli differenti, in particolare quando si tratta di denaro pubblico.

          • frake

            Complimenti a Giacomelli per aver riportato certe illazioni e “critiche” su dati corretti. In Germania, in Austria e a Londra ho guadagnato molto più della cifra indicata come guadagno “spropositato” al Mart. Guadagno che in realtà credo sia il livello più alto che percepiscono i funzionari provinciali a Trento. Nulla di straordinario, anzi. Detto questo, come lei dice, l`indennità di residenza dovrebbe essere dovuta, e non so se questo accade a Trento. In caso contrario però lo stipendio netto non andrebbe oltre i tremila netti. Ma il punto non era questo, il punto era la gestione manageriale del direttore uscente che ho più e più volte avuto modo di vedere lodata fuori dai confini nazionali. Non conosco la Collu, ma conosco, e bene, il suo lavoro. Questo mi basta e avanza. Trovo assurdo che il comitato scientifico del Museo sia scaduto da tempo e non riconfermato o modificato e nessuno ne spieghi il perchè, trovo assurdo che ci si privi di personalità che fungono da tramite per scambi con altre istituzione europee. Trovo assurdo che si pretenda dal direttore il lavoro che è esclusivo compito del Cda. A Monaco non funziona solo con la membership ma soprattutto con la partnership, di Banche, Fondazioni, Industria, Istituzioni, Centri Cuturali, Privati, che danno soldi pesanti. Lavoro che i Cda fanno in modo esemplare. O pensa che Okwui Enwezor prossimo direttore della Biennale sia lui, alla Haus der Kunst, a procurare i dinè per il museo privato che dirige? Per altro con dati sui visitatori crollati durante la sua gestione. Personalizzando molto qualcuno in questo forum critica la non nomina della direttrice del Mart per non essere stata scelta per il Padiglione Italia, vede, io fossi in lei mi sarei chiesto chi è che ha fatto parte del comitato di selezione voluto dal Ministro per scegliere il direttore del Padiglione Italia.Infatti non risultano ne nomi ne criteri di selezione. Non sappiamo neppure cosa la Collu o altri abbiano presentato come progetto. Sappiamo che ha vinto uno che costerebbe 50000 euro meno rispetto agli altri presentati. Nulla più. Del vincente sappiamo che ha come titolo Codice Italia (che a me personalmente non piace proprio a partire dal titolo, in una edizione che invece indicherebbe il globalizzato sociale come guida e ispirazione critica al capitalismo moderno,. Quale senso ha una visione particolare di Code italica in questo?), ma aspetto di vedere cosa sarà. La verità è che leggo acredine verso una brillante e autonoma guida.

            È vero nessuno è imprescindibile, ma per quello che ho potuto vedere al Mart, l`unica figura che avrebbe meritato una piena riconferma era la direttrice uscente. Ho seri dubbi sulla gestione della politica e dell`amministrazione attuale. Ma su queste le critiche paiono sotto silenziatore. L´italietta nostra é così.

            Ps. @Mauro Io non cerco chi lei sia, io leggo cosa lei scrive, e questo basta e avanza. Applichi lo stesso principio alla mia privacy.

          • Ringraziamo Giacomelli per il suo contributo, anche se parziale.

            Naturalmente siamo tutti felici per i suoi guadagni, a partire dallo stato italiano.
            A me pare un ottimo stipendio, naturalmente tutto è relativo.
            Bene, se lei guadagna di più altrove, vuol dire che ci sarà un competitore in meno per il MART.
            Per l’indennità di residenza e ulteriori benefit passiamo informarci, penso siano dati pubblici.
            Gli stipendi vanno ponderati con il costo della vita.
            Credo Rovereto in questo abbia qualche vantaggio rispetto a Londra o Parigi.

            Dai miei corrispondenti a Monaco di Baviera il presunto successo nel mondo tedesco, della mostra in corso non pare così universale.
            A essere sinceri il risalto forse è più legato al tema della rassegna.
            I tedeschi sono fissati a partire dai media con il pesante fardello e ricordo delle due guerre mondiali.

            Siamo su internet, ci indichi qualche link, una traccia, un qualcosa che supporti la sua tesi di un prestigio internazionale, altrimenti sembra tutto debole.

            Questa è una questione centrale.
            In una fase di rinnovamento generale si può ripartire da questo, nuovo direttore, comitato scientifico e parte del CDA.
            A mio parere sviluppare un equilibrio economico non è compito esclusivo del CDA, ma di tutto lo staff del museo, compreso il ruolo guida del Direttore.

            Vero che in Germania la figura del direttore è quella del direttore artistico.
            In questo momento al MART serve una figura più completa.

            Il Trentino – Alto Adige non è la Baviera, (per fortuna ndr.)
            Naturalmente possiamo indagare se il modello Monaco è riproducibile rapidamente per il MART.
            Tutti ci auguriamo che il nuovo corso del museo avrà la capacità di coinvolgere grandi gruppi economici, indispensabili per un grande museo.

            Io conosco abbastanza bene la Biennale di Venezia, non mi pareva assolutamente una candidatura adatta.

            E’ andata così, inutile poi fare il processo alle intenzioni, nella retorica di queste vicende viene subito prima di lo letto sulle riviste internazionali.
            Nessuna acredine, sull’autonomia della guida, possiamo aprire domani un capitolo a parte.

            Dispiace quando delle figure brillanti lasciano la squadra, ma quasi sempre è meglio così.

            A mio parere la figura che non meritava assolutamente la riconferma era la direttrice, un rapporto logorato non avrebbe funzionato, ne giovato a nessuno.

            Ps. @ufofabrik la ringrazio molto per il rispetto della mia privacy e del confronto aperto, con degli ottimi spunti di riflessioni per tutti.
            l’Italietta di paese è fatta anche dalle lettere anonime senza firma.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Se avessi la pretesa di dare un contributo totale scriverei per la Gazzetta di Pyongyang.

          • Questa non è male.

            Non ho idea per quale Gazzetta sogna di scrivere.

            Il senso era semplicemente riferito al fatto che ha citato solo l’esempio francese.
            Vogliamo dire completezza di informazione?

            Gli stipendi vanno ponderati con il costo della vita.
            Credo Rovereto in questo abbia qualche vantaggio rispetto a Parigi.

            Data la sua passione per gli aspetti economici, pare la Gazzetta di Pyongyang paghi meglio di Artribune.

  • Non iniziamo di nuovo con i soliti favoritismi e nepotismi , lo ripeto ci vuole un uomo , anzi un vero esperto nel mondo dell’arte contemporanea un Henry Martin curatore di eventi internazionali come Fluxus exhibition . Giovane ed estroverso .
    Ma poi perché bisogna pagare delle agenzie private quando basta girarsi a torno e prendere 3 giovani curatori dividendosi lo stipendi di uno

    • A tuo parere il direttori precedenti sono stati nominati tramite favoritismi?

      Se questo uomo o donna esiste e vuole diventare direttore del MART semplicemente è invitato a mandare il curriculum.

      Bene per giovane ed estroverso, se è bravo meglio.

      Girarsi intorno è scegliere a caso è un metodo con il quale non si sceglie neanche il direttore di un Hotel a tre stelle.

      Divertente l’idea del Triumvirato.

      Siamo seri, giovani curatori possono essere chiamati a seguire singoli progetti.

  • 1 Curatore, 2 appalto del curatore e 3 subappalto del curatore meglio di così , consiglio che la prossima mostra sarà volta verso il mondo del sud , da Napoli e Sicilia fino al nord d’Africa , ma chi sono Picasso.

  • Forza il Mart mandiamo a casa la vecchia guardia . Ma chi sono io Andy Warhol

  • L’Italia è un paese strano.

    Lo si capisce dal titolo, e in alcuni dei commenti in ginocchio.
    La preoccupazione maggiore sembra il destino della curatrice invece di quello del museo.

    Non ho idea poi se alla diretta interessata piaccia essere considerata l’inserto culturale di Bernabè.

    Tutto è relativo, naturalmente possiamo anche considerare tre anni poco tempo.
    Tempi di adattamento? un museo in trentino, mica siamo a Dubai.

    Una dei compiti difficili irrisolti per il MART è il rapporto con il territorio, questo emerge nei social media, il tema centrale per la prossima direzione è trovare e attivare realmente delle nuove strategie in questa direzione.

    Comprensibili le preoccupazioni dello staff e di tutti i dipendenti.

    La parabola sembrava scritta da una funzione matematica.
    Fare numeri in italia con l’arte contemporanea è difficile.

    Giorgio Brunelli la indica come un ottimo manager, ai manager vengono richiesti risultati, sia nei tempi buoni che in quelli difficili che viviamo oggi.
    I risultati nella direzione di due musei li valuteranno meglio gli esperti, risultati culturali e cifre alla mano.

    Pensare che mamma provincia passi sempre a sistemare i conti, va bene fino a un certo punto.

    Al MART serve uno sponsor come il Banco di Santander non le Casse Rurali Trentine.

    La Collu è un passo indietro, ancora ferma al fundraising.

    Mentre il modello attuale è quello del crowdfunding.
    Adottato e adattato con eccellenza da Art Basel, vedere per credere i risultati di un paio di mesi:
    https://www.artbasel.com/en/Crowdfunding

    Non si chiedono soluzioni geniali, almeno avere l’umiltà di copiare da quelli bravi.

    Ripeto il concetto:
    Un direttore viene pagato per contribuire in maniera determinante a creare un progetto chiaro, culturale certo, ma concreto dove venga espressamente richiesto.

    Nelle prossime settimane come consuetudine, ci sarà il solito balletto di responsabilità. Il classico scarica barile.

    Personalmente rimango perplesso sul basso profilo scelto nell’intervista. Assolutamente non adatto a una direttrice di un importante istituzione museale. Un segno dei tempi.

    Non mi sembra l’inizio della fine, ma l’alba di un nuovo giorno.

    • frake

      L´unico basso profilo è il lessico di certi commenti. Altrove si sarebbe detto grazie e poi si sarebbe passati agli argomenti della nuova ricerca. Invece lo “stile” italiano è lo stesso dei talk show, urlato, saccente (presunto), e naturalmente liquidatorio. No, da noi non si sa mai dire grazie. Mi chiedo se certe persone abbiano mai visto e operato in musei internazionali per poterne parlare in certi modi. Dubito. Anzi, sono certo che non ne sanno nulla. Propria nulla. Viva l`Italia! Non a caso anche Feltrinelli lascia il Cda.

      • Normale adeguarsi al tono e al volume.

        Il lessico della direttrice uscente mi pare sia stato letto da tutti.

        http://www.dagospia.com/rubrica-31/arte/addio-monti-crisi-rovereto-direttrice-cristiana-collu-lascia-88715.htm

        Suvvia, lei considera quel linguaggio , pacato, aperto, ha letto bene quello che ha scritto?

        A parte il logoro slogan non ci sono visioni.

        Va bene, continuo a ripeterlo parliamo del futuro, parliamo di modelli, idee.

        Cristiana Collu ha sbattuto la porta, personalmente al suo posto avrei ringraziato tutti.

        Non idea del prestigio, ma sono certo che molti direttori in Europa sogna lo quello stipendio, la direttrice uscente ha incassato da fonti ufficiali in tre anni 390.000 € lordi.

        Mi chiedo se certi direttori di musei abbiano mai visto e operato in musei internazionali.

        Un grande gallerista mi disse, nel momento che pensi aver capito tutto e essere certo di una cosa, significa che non hai capito nulla.

        Naturalmente spero non sia il suo caso.
        Dato naturalmente la sua esperienza e il fatto che legge le riviste internazionali.

        Viva l’italia!

        Le cose non capitano mai per caso.
        Naturalmente dispiace per Feltrinelli.
        Tutti utili nessuno indispensabile.

  • A dire il vero l’attuale direttrice uscente fu scelta da Franco Bernabè.
    Non ci vedo grandi differenze sono grandi compagnie di cercatori di teste.
    Oltre che le impressioni personali servirebbero dei dati alla mano, per valutare queste affermazioni.
    Altrimenti suonano come una debole difesa corporativa.

    I musei privati sono autonomi.
    Quelli pubblici dipendono da un amministrazione.

    Qui il passaggio diventa delicato, la prima impressione è stata esattamente il contrario, cioè è la direttrice uscente, che ha scaricato tutte la sue incertezze e debolezze nella guida sul CDA, che semplicemente ne ha preso atto.

    Evidente che tutto si può fare sempre meglio.

    Non siamo in un italico talk show, l’elenco dei paesi europei lo conosciamo, diciamo i nomi delle istituzioni virtuose da imitare e nel tempo superare.

    Non diciamo puttanate, tutti vogliamo il MART.

    Vogliamo un nuovo corso pieno di risorse, economiche e culturali.
    Un museo pieno di opportunità per tutti, idee nuove, energia, eleganza e precisione.

    Un museo non è fatto solo da un direttore, più o meno bravo.
    Un museo è fatto di molte persone, tutte importanti.

    Indipendente da cosa?

    L’impressione che forse sia un eccellenza incompresa.
    Dopo Rovereto, e Venezia, notizia di queste ore è stata trombata anche a Roma per la direzione del MACRO.

  • Da Italiano mi piace capire e discure con altri i meccanismi con i quali si creano le eccellenze professionali e umane del paese.

    Spesso si scopre che dietro delle vantate eccellenze ci sono solo interessi personali oppure di casta e troppo spesso blande difese d’ufficio.

    Pare strano ma Il tifo di molti è verso la meritocrazia, allontanare un eccellenza, significa semplicemente sostituirla con un altra migliore.

    La forma è sostanza e la sostanza è forma.

    Chi accetta di partecipare a un concorso ne accetta le regole.

    L’espressione trombato/a fa parte del dizionario italiano, nella lingua di Dante descrive con precisione il seguente significato:

    trombato

    agg. e s.m.

    1.

    agg.

    Bocciato in un’elezione, in un esame, in un concorso.

    “un candidato t.”

    2.

    s.m.

    Chi non è stato eletto in una consultazione elettorale o è stato bocciato a un esame o a un concorso.

    “un t. eccellente”

    La rapida nomina mi pare un esempio di efficienza.
    I concorsi si fanno per vincere, se come lei sostiene, tutto era deciso prima, scarsa lungimiranza di chi vi ha partecipato.

    In questo passaggio ha ragione, rapidamente si deve costruire un comitato scientifico con figure di spicco.

    Gli imprenditori spesso non capiscono d’arte, come spesso alcuni direttori non capisco nulla di bilanci.

    Più che una reticenza la sua mi pare un vezzo fuori moda.
    Dato che queste righe sono lette da molte persone dare delle indicazioni, è semplicemente un occasione di discussione e confronto per tutti.

    Evidentemente, non ho la sua esperienza, da quello che vanta, immagino anche per ragioni anagrafiche.

    Le lenti colorate in montagna servono a vedere meglio.

    Il MUSE non è male, non funziona la parte parte residenziale, completamente fuori mercato.
    Per il resto vedremo.

    Curiosa la sua acredine nei confronti delle sagre.

    Anche il mercenario che lavora per la legione straniera ha la sua dignità.

    La Biennale di Venezia è sempre qualcosa di straordinario, qualsiasi ruolo si abbia in quel momento.

    Non siamo tutti uguali, per fortuna.

  • Maria Regensburg

    Forum strano, lo stesso commentatore interviene 25 volte su 50 commenti totali. Forse che il numero fa verità?

    Detto questo, il caso della Collu è lo specchio fedele dell’Italia, dove non contano le qualità e i risultati, ma il potere.

    Senza partito ti fanno secco appena possono. Infatti l’hanno fatto.
    Peccato, una grande ed educata professionista. Mai strillata, altro che storie. Andando via ha detto con garbo ciò che è successo al Mart.

    Mancherà.

    • Commento strano, a dire la verità i commenti nel forum sono divisi principalmente tra due commentatori con tesi differenti. Si, quasi sempre i numeri fanno la verità.

      Negli interventi precedenti del forum sono stati fatti molti ragionamenti, se vuole uscire dalla semplice lettera di ringraziamento ha molti spunti interessanti.

      Altrimenti va bene nel 2014 abbiamo ancora tempo per un ultimo commento in ginocchio.

      Sempre più raro dopo le recenti bocciature della Collu alla Biennale di Venezia e il MACRO di Roma.
      L’impressione sempre più forte che il MART sia stato lungimirante.

      Uno specchio fedele di un Italia differente.
      I risultati li giudicherà il tempo.

      L’affermazione che l’ex direttrice sia lontana dai poteri forti fa sorridere.
      Evidentemente non si ricorda da chi è stata nominata.

      Le parole le hanno lette tutti, altro che storie:

      http://www.dagospia.com/rubrica-31/arte/addio-monti-crisi-rovereto-direttrice-cristiana-collu-lascia-88715.htm

      Se questo è andarsene via con garbo e eleganza.

      Mancherà, per fortuna.

      • Maria Regensburg

        L’unico sospetto pare il suo accanimento. Che aspiri a qualcosa? Magari a dirigere Lo stesso Mart?

        Confermo ogni parola del mio commento. Lei riposta il link dell’intervista della Collu, bene, lo rilegga con serenità vedrà che il garbo e la serietà le appariranno per come sono.

        La critica che fa la direttrice nell’intervista è legittima e trasparente, e soprattutto educata. Merce rara da noi.

        In quanto a padrini, se è vero che è stata bocciata a Roma, mi spiega come mai il referente sponsor non l’ha sostenuta? Visto che da mesi è romanissimo?

        Lasci perdere guardi, le contraddizioni dei suoi interventi sono state ampiamente e autorevolmente (a differenza mia) argomentate.

        Ribadisco il mio e di molti mancherà a una professionista anti claque, anti media, ma unica nel suo lavoro.
        Buon Anno

        • Si tratta di passione. Sono trentino e personalmente mi interessa un MART con un futuro importante.

          L’accanimento adesso mi sembra il suo, purtroppo rivolto al passato.
          L’immagine ricorda vagamente gli ultimi giorni di Berlino.

          Va bene, siamo in tempo anche per l’ultima blanda difesa d’ufficio, ripetitiva, una zuppa riscaldata.

          Certo, anche letto serenamente, resta un intervento di basso profilo.

          Sui modi della direttrice uscente mi pare i lettori un idea se la sono fatta.

          Semplice, il padrino dirige un altra parrocchia, abbia pazienza.

          Non ho idea di quali contraddizioni parli, in una discussione siamo liberi di sostenere le nostre tesi.

          La coerenza è un valore borghese.
          Autorevolmente è discutibile, dato che i commenti a favore sono tutti anonimi.

          Se ha tempo e voglia si rilegga tutto con serenità e se ha qualche concetto concreto da esprimere lo metta nero su bianco.

          Quanto allo stile e l’eleganza, passerei oltre

          Ribadisco a molti non mancherà.

          Quelli a favore ormai si contano sulle dita di una mano e in forma anonima, veda lei se chiamare parenti e amici.

          Buon anno.

          • Maria Regensburg

            Non basta il Nome per rivendicare di essere qualcuno.
            Mussolini aveva un nome. Eppure i danni che fece non sono in discussione.

            In questo senso l´unico anonimo mi pare lei.
            Altrimenti non avrebbe bisogno di fare una crociata per ottenere chissà quali futuri vantaggi nel “nuovo” rivoluzionario mart che bolle in pentola da parte di un management che con l`arte nulla ha a che fare.

            Più con la politica miope. Quello si.

            Grazie a una lungimirante programmazione di ormai 8 mesi che non vede sbocco. Un tempo enorme se non fosse che vengono dall`”efficientissimo” mondo della produtzione privata.

            Vivo anche io tra Rovereto e Milano, ho a cuore il Mart forse più di certi commenti che leggo. Soprattutto non ho interessi. Se non l`arte libera e intelligente.

            Se gente come Settis, Collu, Feltrinelli sono andati via o sono stati allontanati qualcosa vorrà dire non le pare?

            Ma per lei è tutto normale. Fin troppo. Lei pensa al futuro dice. Quale?

            Il Santander? Gli artisti Trentini e basta, magari amici di amici?

            Ho visto piangere alcuni dipendenti del Mart, la squadra era solida e oliata. Molto più che in passato. Persino i precari erano sostenuti come non mai.

            Il tempo avrà modo di dare ragione e giustizia. Intanto brindo al nuovo anno. Con arte. E a Milano.

          • L’Italietta è fatta anche dalle lettere anonime.
            Mi pare evidente dal suo anonimato che lei non ha il coraggio delle sue idee.

            Io le mie opinioni le firmo.
            Nessuna crociata, siamo su Artribune, dove normalmente ci si confronta sulle idee e contenuti.

            Mi perdoni, ma quì prende una cantonata colossale.
            Sono felicemente direttore di una galleria privata.

            Divertente questa visione milanese, semplicemente si chiama onestà intelletuale.

            In tutti i musei del mondo i CDA si occupano di amministrazione, questo è il loro ruolo.
            Speriamo che la politica troi un bravo oculista, anche il quel paradiso terrrestre di Milano.

            Quì le responsabilità della direzione uscente, sembrano evidenti.

            Bene, se ha veramente a cuore il MART, mi pare l’inizio dei suoi commenti era riferito ad altro.

            Tutti speriamo insieme a lei per un arte libera e intelligente.

            Tutti utili nessuno indispensabile.
            Immagino non esistevano obiettivi comuni, oppure come capita spesso semplicemente avevano di meglio da fare.

            Mi dispiace per la sua sofferenza, la vita è cosi.

            Il futuro è vicino, un nuovo direttore, un nuovo CDA e punto importante un rinnovato comitato scientifico. Mi pare un buon inizio.

            Il gruppo Santander si occupa da vicino di arte contemporanea, con i fatti, non con le chiacchiere.

            Per me gli artisti possono venire da tutto il mondo.
            Perchè prendersela sempre con quelli del Trentino Alto Adige, le hanno fatto qualcosa di male?

            Alle dimissioni ho visto persone fare l’amore e aprire bottiglie di spumante.
            Alcune persone mi ringraziano per la difesa del museo.
            Se la squadra è solida oliata vedemo di tenere il meglio.
            Il museo e il suo futuro viene prima di tutto.

            Come dice il saggio vedremo.
            Intanto brindo al nuovo anno lontano dalla nebbia e lo smog di Milano. Con l’arte a Moena in Val di Fiemme – Trentino.

          • Maria Regensburg

            “Alle dimissioni ho visto persone fare l’amore e aprire bottiglie di spumante.”

            Dopo questo Superspot riceverà certamente le medaglie tanto attese, direttore..

            Purtroppo certe opinioni hanno un nome. Il discorso del dittatore non è stato capito. L´identita non è garanzia di qualità.

            I Cda in tutto il mondo fanno accordi con privati, collezionisti, banche, istituzioni per recuperare finanziamenti, in molti posti, poveri noi, stanno solo a scaldare la sedia.

            È verissimo, nessuno è indispensabile, questo vale per molti. Per alcuni vale persino di più.

          • “Ho visto piangere alcuni dipendenti del Mart”

            Personalmente preferisco le piccole verità quotidiane, al melodramma italiano.

            Lei mi pare molto confusa, non ho idea di cosa si occupi, ma da come scrive al quarto intervento mi pare abbia bisogno di riposarsi.

            Nessuno cerca medaglie, cerchiamo di indagare come vanno le cose, serenamente.

            Purtroppo è vero.

            Qui ha tutto lo spazio che desidera.
            Vede da come vanno le cose in Italia neppure l’anonimato è garanzia di qualità.

            Questo è il suo pensiero.

            Un museo è fatto di tante persone, tutte importanti.

            Dal CDA fino al guardasala, tutti lavorano per il massimo risultato, se lei pensa il contrario è in mala fede.

            È verissimo, nessuno è indispensabile.

            Leggendo alcune difese d’ufficio senza idee e contenuti questo vale per molti.
            Per alcuni vale persino di più.

            Forse erano lacrime di gioia.

          • Forse erano lacrime di gioia.

        • Cara Maria Regensburg,
          Alla faccia della coerenza, in pochi minuti si passa dall’indipendenza assoluta , a termini come padrino, e referente sponsor.

      • Ruote

        De Francesco, i suoi numerosi commenti mi hanno incuriosito e mi piacerebbe sapere i perchè di tanta acrimonia per l’ex direttrice del Mart. sa. In un paese dove hanno dominato e dominano ben altri squali e pessimi personaggi come celant bonami politi e tanti disastrosi e nefasti direttori e anche galleristi mi sembra che la Collu non si è dimostrata certo di tal fatta.
        mi pare invece che come dovunque i finanziatori e amministratori gestiscano male e non capiscano nulla dell’argomento.
        una semplice laurata in lingue insediata chissà per quali meriti nei consigli di amministrazione dei Musei di Roma ha recentemente detto che per partecipare ai concorsi di direttore non è necessario avere una laurea o studi specifici all’arte!
        Per venire a lei, De Francesco
        sono andato a vedere il suo sito Ufofabrick e mi viene da dire che lei è libero di criticare chi vuole ma quando uno critica deve avere le spalle forti, lo sa? le sue, guardando la lista degli artisti che ospita. sono assai fragili e vedo tanti giovani, questo le fa onore, ma anche tanto dilettantismo. Quello che lei espone non va bene certo per un museo ma solo per una piccola galleria di provincia,
        Non vorrei che lei ingenuamente abbia proposto, e magari insistito piu volte, di esporre al mart le banalità che lei legittimamente presenta e che ora tiri fuori le unghie da incompreso.
        la cosa le farà cattiva pubblicità: bastavano due interventi senza gli altri 20 e passa.

        • Mi chiamo Mauro Defrancesco prego.

          Il dubbio iniziale era se rispondere a un intervento del genere.

          Solitamente la curiosità è un segno di intelligenza, forse nel suo caso è un eccezione.

          Mentre tutti erano in ginocchio a disperarsi per i destini della ex direttrice, mi pareva giusto porre al centro della questione il futuro del MART e di chi ci lavora dentro.

          No, non lo sapevo che ci vogliono le spalle forti per avere delle idee e esporle pubblicamente.

          Leggendo come scrive e gli argomenti si intuisce rapidamente perchè usa la forma anonima.

          La Galleria si chiama Ufofabrik.

          Non ho idea di cosa lei si occupi.

          Brevemente, il sistema delle galleria commerciali è fatto di piccole, medie e grandi gallerie, il ruolo delle piccole gallerie è quello di dare l’opportunità agli artisti giovani e emergenti di iniziare un percorso.

          Si chiama fare scouting e ricerca, molte gallerie nel mondo si occupano di questo, poche in Italia.

          Le galleria medie guardano con attenzione il lavoro di quelle piccole, come le grandi il lavoro delle medie, sono le regole del gioco.

          Mai proposto i miei artisti al MART di Rovereto, non centra asolutamente nulla con il mio lavoro.

          Viceversa in passato in occasione della Biennale territoriale sono stato contattato dal MART per segnalare a mio parere gli artisti trentini più interessanti.

          In questo passaggio lei mi pare banalmente arrogante, per usare un eufemismo.

          Il numero degli interventi è legato semplicemente al dibattito che si è sviluppato di volta in volta con diversi interlocutori.

          La bruttezza delle suo parole mi pare evidente, personalmente ci sono abituato.

          Mi dispiace offenda decine di persone che collaborano a vario titolo con la Galleria.

          Cosa posso aggiungere, dalla pochezza delle sue visioni, mi pare le sue affermazioni lasciano il tempo che trovano.

          Uno slogan ripetuto in questi giorni recita, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.
          Evidentemente a qualcuno piace stare in ginocchio e in più darsi da fare.

          • Ruote

            Defrancesco la bruttezza delle sue parole é
            ben evidente e lei raccoglie quello che semina:
            Io non posso dire nulla riguardo i suoi artisti ma lei
            puó continuare a insultare la precedente direttrice
            del Mart: sirilegga quindi quello che ha scritto
            e ragioni in pochino sulle sue varie illazioni.
            Lei mi sembra un ingenuo dotato piú di improntitudine
            che altro, lei si é permesso di tirare in ballo i risultati
            Di concorsi per direttore usandoli come si usano i cavoli
            A merenda: concorsi dei quali lei presumibilmente
            non conosce niente. Le ho fatto i nomi di alcuni
            operatori italiani i quali ben piú meritatamente
            Si possono descrivere come squali ma lei mi
            sembra imperterrito piú che mai.
            Ho letto tutti gli altri interventi e non mi pare proprio
            che ci sia qualcuno d’accordo con lei se si esclude
            lo strampalato Scala che spamma in continuazione
            gli spazi dei commenti di questo sito.
            Riguardo ai suoi artisti ho giá scritto che esporre i giovani
            Le fa onore e se vuole aggiungo che le piccole gallerie
            Sono indispensabili: ma la scelta e la qualitá dei
            Lavori che lei legittimamente espone non depongono
            A suo favore riguardo le competenze per giudicare
            Del passato e del futuro di un museo importante come il Mart

          • Noto qualche miglioramento, almeno il cognome lo ha scritto in maniera corretta.

            Mi pare una visione da antico testamento, gli artisti comunque ringraziano.

            Falso, ho criticato, non insultato la precedente direttrice, dove possibile portando numeri e dati oggettivi.
            Qualche dote apparente o nascosta un uomo deve pur averla.

            Il motto di un importante quotidiano italiano era “i fatti separati dalle opinioni”

            I fatti sono i seguenti, la candidatura dell’ex direttrice del MART viene trombata sia per la direzione del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, sia per la direzione del MACRO a Roma.

            Se lei ha delle informazioni o dei fatti ulteriori da aggiungere bene, le siamo grati del contributo, altrimenti sono le sue opinioni personali.

            La comunità dell’arte contemporanea è piccola, a me gli squali piacciono, naturalmente a debita distanza.

            Si, questo è vero, si leggono molti commenti telecomandati, alcuni in ginocchio, un paio di apppartenza di casta, e sentiti ringraziamenti vari.

            Molte persone dentro e fuori il MART mi hanno in privato ringraziato, alcuni sottolineano come non si può dire tutto, un segnale di come i rapporti con l’ex direttrice erano da tempo logorati.

            Importante fare ricerca, qualcuno deve farlo.
            Il lavoro di un gallerista è un mestiere solitario, quindi anche i commenti banali o negativi, come quelli positivi, tengono compagnia.

            Non le piacciono le opere che espongo, questi sono fatti suoi, i gusti non si discutono, vede a mio parere si può fare sempre meglio, personalmente ho una mentalità aperta, bene se ha delle idee o dei giovani talenti da segnalare.

            Il commento finale è spassoso.

            Siamo su Artibune, qui tutti siamo o diventiamo degli art tribuni, siamo invitati e liberi di esprimere le nostre idee e opinioni, in forma pubblica o anonima.

            La libertà di opinione e la libertà di stampa sono delle conquiste e dei pilastri della nostra civiltà.

            Si deve rassegnare, continuerò a studiare, leggere, commentare e come dice lei giudicare del passato e del futuro di un museo importante come il MART.

          • Manabelli

            Ci sono galleristi piccoli che per esistere hanno bisogno di urlare, sperando che qualcuno si accorga che ci sono. Se poi riescono a trovare direzioni consenzienti per veicolare i loro artisti sarebbero in paradiso. Per questo si sperticano in crociate pro o contro qualcuno. Il suo caso è di una evidenza che persino un bambino capirebbe. Il problema non è Cristiana Collu, il problema è il Mart ingessato da interessi funzionali a chi di arte capisce poco e soprattutto dall’ assenza di visione. Chi lei sia, cosa ( e come ) lei faccia è del tutto indifferente. Quello che scrive lo si legge e lo si interpreta. Su questo, pare i più concordino, che più che commenti siano assalto alla persona priva di ogni ragionevole argomento e verità. I suoi numeri sono numeri suoi. Le sue confidenze millantano che lei conosca il mart più di chiunque. Lasci perdere, chi sa, ha meno fiato ma più verità di quelle che vuol vendere. Nel medioevo Roscellino il suo lo chiamerebbe flatus vocis, senza sostanza, senza consistenza, senza contenuto. Non ne abbia a male se qualcuno conosce meglio l’argomento di cui a tema, nonostante i suoi numerosi (eufemismo) interventi non trova un sostegno uno. Si rivolga qualche domanda. Conti almeno a mille, poi risponda se può. Altrimenti non deve ad ogni costo, cerchi di capirsi. Auguri per il futuro.

          • Ci sono galleristi piccoli che hanno coraggio in questo paese, parlano, cantano e alle volte volte urlano, perchè sono vivi e in piedi.

            Liberi di costruire il proprio lavoro come preferiamo.

            Personalmente mi occupo di mercato, non ho mai cercato la strada dei musei per i miei artisti.

            Cristiana Collu non è un problema è il passato. In questo momento Il MART ha la grande opportunità di cambiare, chi non ha visone ha già fatto le valigie.

            I numeri e i bilanci sono pubblici, non hanno appartenenza, sono numeri, le comunico inoltre che la terra è una sfera schiacciata ai poli è non una tavoletta sospesa nel vuoto.

            Vale anche per lei chi sia, cosa e come faccia è del tutto indifferente, dato che per qualche banale frecciatina e citazione da liceale si nasconde dietro l’anonimato.

            A dire la verità gli argomenti sono stati molti, conti fino a mille e veda di essere preciso e puntuale, se ne è capace. Mai detto di conoscere il MART più di chiunque, il dubbio è se lei ci sia mai stato, oppure sia solo uno dei tanti telecomandati di turno.

            Lasci perdere il medioevo è passato da tanto tempo, resta solo nelle buie sacrestie e nelle menti oscure, capisce perfetamente di cosa parlo.

            Il suo intervento è completamente vuoto, solo un esercizio di retorica, non ha sfiorato nemmeno un concetto oppure un argomento concreto.

            Mi pare giusto rispondere agli interventi, anche senza sapore e banali come i suoi.

            Anche io mi faccio gli auguri per il futuro.

          • Aldo

            Che noia,
            che barba, che barba, che noia!

          • Ci sono galleristi piccoli che hanno coraggio in questo paese, parlano, cantano e alle volte urlano, perchè sono vivi e liberi di costruire il proprio lavoro come preferiscono.

            Personalmente mi occupo di mercato, non ho mai cercato la strada dei musei per i miei artisti.

            Cristiana Collu non è un problema è il passato.

            In questo momento Il MART ha la grande opportunità di cambiare, chi non ha visione ha già fatto le valigie.

            Vale anche per lei chi sia, cosa e come faccia è del tutto indifferente, dato che per qualche banale frecciatina e citazione da liceale si nasconde dietro l’anonimato.

            A dire la verità gli argomenti sono stati molti, conti fino a mille e veda di essere preciso e puntuale, se ne è capace. Mai detto di conoscere il MART più di chiunque, il dubbio è se lei ci sia mai stato, oppure sia solo uno dei tanti telecomandati di turno.

            Lasci perdere il medioevo è passato da tanto tempo, resta solo buie sacrestie, e nelle menti oscurate e senza visione, capisce perfetamente di cosa parlo.

            Il suo intervento è completamente vuoto, solo un esercizio di retorica, non ha sfiorato nemmeno un concetto oppure un argomento concreto.

            Mi pare giusto rispondere agli interventi, anche banali come i suoi.

            Anche io mi faccio gli auguri per il futuro.

          • ruote

            Defrancesco,
            lei può fare quello che vuole e può continuare a dire le sue cretinate all’infinito se ci tiene a passare per cretino.
            le sue argomentazioni sono striminzite ossessive e deboli, si capisce solo che ce l’ha con una persona in particolare.
            Sinceramente mi sembra siano solo affari suoi. Lei continua a citare il concorso della Biennale e del Macro
            dove qualcuno sarebbe stato “trombato”: bel linguaggio per descrivere dei candidati che si presentano ad un concorso e che comunque arrivano alla rosa finale.
            Lei se si presenta dove la prendono?
            lei non arriva nemmeno alle preselezioni.
            Del concorso alla biennale si è scritto molto e Trione ha battuto la Collu comunque sul filo di lana forse perchè era in rapporti con Franceschini 8un pò come accadde con Beatrice che non si vergognò di farsi trainare da un certo carrozzone politico affaristico) che non è stato molto trasparente sui criteri e ha fatto il concorso all’ultimo minuto, sembra perchè non sapesse nemmeno che toccava a lui indirlo. Sicuramente se il docente Trione ha avuto la sua occasione non è certo per meriti legati all’attività espositiva e certo non per questo suo ultimo volume sulla città, grosso ma banale e pieno di roba rimasticata.
            Forse ha vinto perchè ha accettato di buon grado un tema, l’identità italiana, che annoierebbe anche il più solerte dei curatori.
            per il Macro le dichiarazioni venute dal comitato erano imbarazzanti: una nullità laureata in lingue ha pure detto che non sono necessari titoli e studi artistici per dirigere un museo d’arte contemporanea. Alla fine è stata premiata una funzionaria già ingaggiata , anch’essa una carriera da burocrate nelle soprintendenze e scarsa esperienza nel contemporaneo. Data l’atmosfera essere trombati, come dice con l’eleganza da coatto che la contraddistingue, può essere segno di qualità e indipendenza date le mezze calzette che girano e il contesto italiano allo sfascio.
            Rimangono i personaggi come lei, mediocri e squinternati, che ragliano
            pretendendo attenzione dato che a quel che si vede il merito non paga e tanto vale provarci anche se si ha solo il diploma.

          • Route,

            Anche lei può continuare a dire le sue cretinate all’infinito, se ci tiene a passare per il cretino che critica il cretino pure trentino.

            Le sue argomentazione sono frutto di un sentimento di casta, che francamente in Italia ha rotto le scatole.

            Nessuna acredine particolare, il tema di questo forun è questo.

            Ho citato i post precedenti per facilitare la lettura per i nuovi arrivati nel dibattito.

            Fatti suoi se vuole difendere posizioni superate dagli eventi.

            Non sarebbe, qualcuno è stato trombato.
            Il termine fa parte del dizionario italiano, descive con precisione un evento.

            Se mi presento?, non ne ho idea, la vita è fatta di molte sorprese.

            Vede, Enzo ferrare, uno abituato a vincere, diceva che il secondo è il primo degli ultimi.

            Un professionista accetta un incarico, se gli interessa.

            Vedrà il tema centrale sono le competenze, molto più articoalte di una laurea in storia dell’arte.

            L’eleganza, come la gravidanza non si può nascondere.

            Essendo una persona di cultura, sa perfettamente che la storia dell’arte, è fatta di rompiscatole, di voci fuori dal coro, mediocri, squinternati che ragliano, pazzi furiosi.

            Ha ragione, per assurdo è lei che mi dedica a mio parere troppa attenzione.

            in questa situzione difficile, tutti siamo chiamati a lavorare, provarci con determinazione, fantasia, carattere e idee.

            Lei è un mercenario, una persona che ha tradito e abbandonato il suo paese, e offre i suoi servizi ha chi offre di più, va bene è una sua scelta personale.

            Non pretenda di imporre la sua morale da colonnello della legione straniera.

            Non faccio parte della sua truppa.

          • Ruote

            Ma lei come fa a sapere che sono nella legione straniera?
            Beh comunque siamo pari : anch’io ho capito che lei non si é laureato

          • Mi perdoni ho fatto confusione con gli pseudonimi.

            Con gli artisti, in codice lei è quella che fa le pulizie o le fotocopie in un museo e si è montata la testa.

            Beh per la cronaca ho studiato architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia IUAV.

          • Ruote

            Ma non si é laureato:)

          • Si ma ha differenza di lei ho ricevuto un ottima istruzione e conservo dei buoni insegnamenti e ricordi:)

          • frake

            Gentile Ruoto,
            forse il “crociato” si riferiva a me che lavoro da oltre trent`anni fuori patria (salvo per alcuni progetti finanziati da altre nazioni) è l`ho dichiarato in precedenti commenti. Immagini cosa potrebbe dire avere anche lontanamente a che fare con simili posizioni stando nel belpaese? Lei lo fa ed è un eroe. Ma io sono felice di non far parte dei decadenti italiani. Il “signore” fa confusione sui nomi, fa confusione su troppe cose. Rifare la storia del Mart degli ultimi tre anni di Cristiana Collu come qualcuno ha fatto non è servito a fargli capire cos`è la qualità, l`eccellenza, e l`indipendenza. A differenza dei nomi potentato dell`arte italiana. quelli da lei citati e non solo quelli, esosissimi e incapaci che hanno incrostato ogni sviluppo e servizio all`arte contemporanea, Collu ha dato una lezione di stile e di contenuto. Sono pagati dallo stato con cifre vergognose, con Franceschini consenziente, non fanno altro che passare da una poltrona a un`altra senza meriti e visione. In quel gioco preferito di gattopardesca memoria per cui si fa finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. Cristiana Collu non fa parte di questo gioco tristissimo e paga nei modi che sappiamo. Ma avrà ancora successo perchè ha sostanza per averlo. Mentre i servi delle mollicchette elargite a pioggia continueranno con gioia e orgoglio questo sfascio. Da domani sarò a Artefiera per una consulenza di acquisti per una istituzione straniera, avrò modo di vedere da vicino le gallerie e gli artisti. Spero di non incrociare i solerti fautori della conservazione, a cui il nostro amico appartiene. La scelta Trione è stata l`ennesimo gettone pagato senza lungimiranza a uno che ha fatto due mostre in tutta la sua vita. E infatti a proposito di meriti e trasparenza, a un mese dall`incarico non sappiamo chi fosse la giuria ministeriale, e quali fossero gli altri progetti. Ma sappiamo del banalissimo Codice Italia che costerebbe meno di 50.000 euro rispetto agli altri progetti.

          • Daria B

            Ad averne di cristiana Collu in Italia!
            Non solo per belle quando non bellissime mostre, ma anche per la chiarezza nei bilanci. Gli italiani preferiscono le direzioni o curatele onerosissime come alla Expo, di finte star senza idee e visioni. Mi pare che il Defrancesco sia tra questi.

        • Esiste uno spunto interessante tra tutte le cose che ha scritto.

          Lei pensa che la discussione sia nata per una sorta rancore di non poter esporre gli artisti al MART, come spiegato in precedenza una accusa ridicola e assolutamente falsa.

          Mi occupo di mercato, mai cercato questa strada o scorciatoia per valorizzare un autore. Questo segnalato da lei però significa che sia una forma praticata e forse non sempre al meglio. Mi ha fatto tornare in mente una cosa che ho visto nell’ultima rassegna presentata al MART, se ha modo di visitare la mostra penso penso posa trovare conferma, in generale l’allestimento ha diversi limiti, non ha una lettura fluida. In una sala si notano delle opere che non hanno nessuna logica espositiva, ne per linguaggio, epoca, iconografia, formato, colore.
          Una sorta anacronismo.
          Delle opere che lei giudicherebbe da dilettanti.
          Andando a leggere i titoli si tratta di una courtesy di un autore contemporaneo di una galleria. Niente di male, in altri commenti si fanno dei ragionamenti molto interessanti sul rapporto tra le gallerie private e il museo.

          Quello che fa pensare, è una direttrice declamata da molti come un talento, indipendente, pagata profumatamente, faccia quello che in gergo si chiama una marchetta per fare un favore evidente a un gallerista.
          Forse come le piace ripetere ingenuità mia.

          Come sottolineato da lei un museo dovrebbe avere dei parametri qualitativi e scientifici elevati.

          Detto questo, anche sbagliando completamente bersaglio la ringrazio per aver dato uno spunto interessante su come operano alcuni direttori e nella discussione generale.

    • No

  • Va bene nel 2014 abbiamo ancora tempo per un ultimo commento in ginocchio.
    Sempre più raro dopo le recenti bocciature della Collu alla Biennale di Venezia e il MACRO di Roma.
    L’impressione sempre più forte che il MART sia stato lungimirante.

  • Si tratta di passione.
    Sono trentino e personalmente mi interessa un MART con un futuro importante.

    L’accanimento adesso mi sembra il suo.
    Purtroppo rivolto al passato.
    L’immagine mi ricorda vagamente gli ultimi giorni di Berlino.

    Va bene, siamo in tempo anche per l’ultima blanda difesa d’ufficio, ripetitiva, una zuppa riscaldata.

    Certo, anche letto serenamente, resta un intervento di basso profilo.

    Sui modi della direttrice uscente mi pare i lettori un idea precisa se la sono fatta.

    Semplice, il padrino dirige un altra parrocchia, abbia pazienza.

    Non ho idea di quali contraddizioni parli, in una discussione siamo liberi di sostenere le nostre tesi.

    La coerenza è un valore borghese.

    Autorevolmente è discutibile, dato che i commenti a favore sono tutti anonimi.

    Se ha tempo e voglia si rilegga tutto con serenità e se ha qualche concetto concreto da esprimere lo metta nero su bianco.

    Quanto allo stile e l’eleganza, passerei oltre

    Ribadisco a molti non mancherà.

    Quelli a favore ormai si contano sulle dita di una mano e in forma anonima, veda lei se chiamare parenti e amici.

    Buon anno.

  • L’Italietta è fatta anche dalle lettere anonime.

    Mi pare evidente dal suo anonimato che lei non ha il coraggio delle sue idee.

    Penso che sui danni delle dittature si possa essere daccordo.

    Io le mie opinioni le firmo.
    Nessuna crociata, siamo su Artribune, dove normalmente ci si confronta sulle idee e contenuti.

    Mi perdoni, ma quì prende una cantonata colossale.
    Sono felicemente direttore di una galleria privata.

    Divertente questa visione milanese, semplicemente si chiama onestà intelletuale.

    In tutti i musei del mondo i CDA si occupano di amministrazione, questo è il loro ruolo.
    Speriamo che la politica troi un bravo oculista, anche il quel paradiso terrrestre di Milano.

    Quì le responsabilità della direzione uscente, sembrano evidenti.

    Bene, se ha veramente a cuore il MART, mi pare l’inizio dei suoi commenti era riferito ad altro.

    Tutti speriamo insieme a lei per un arte libera e intelligente.

    Tutti utili nessuno indispensabile.
    Immagino non esistevano obiettivi comuni, oppure come capita spesso semplicemente avevano di meglio da fare.

    Mi dispiace per la sua sofferenza, la vita è cosi.

    Il futuro è vicino, un nuovo direttore, un nuovo CDA e punto importante un rinnovato comitato scientifico. Mi pare un buon inizio.

    Il gruppo Santander si occupa da vicino di arte contemporanea, con i fatti, non con le chiacchiere.

    Per me gli artisti possono venire da tutto il mondo.
    Perchè prendersela sempre con quelli del Trentino Alto Adige, le hanno fatto qualcosa di male?

    Alle dimissioni ho visto persone fare l’amore e aprire bottiglie di spumante.
    Alcune persone mi ringraziano per la difesa del museo.

    Se la squadra è solida oliata vedemo di tenere il meglio.
    Il museo e il suo futuro viene prima di tutto.

    Come dice il saggio vedremo.
    Intanto brindo al nuovo anno lontano dalla nebbia e lo smog di Milano. Con l’arte a Moena in Val di Fiemme – Trentino.

  • “Ho visto piangere alcuni dipendenti del Mart”

    Personalmente preferisco le piccole verità quotidiane, al melodramma italiano.

    Lei mi pare molto confusa, non ho idea di cosa si occupi, ma da come scrive al quarto intervento mi pare abbia bisogno di riposarsi.

    Nessuno cerca medaglie, cerchiamo di indagare come vanno le cose, serenamente.

    Purtroppo è vero.

    Qui ha tutto lo spazio che desidera.
    Vede da come vanno le cose in Italia neppure l’anonimato è garanzia di qualità.

    Questo è il suo pensiero.
    Un museo è fatto di tante persone, tutte importanti.
    Dal CDA fino al guardasala, tutti lavorano per il massimo risultato, se lei pensa il contrario è in mala fede.

    È verissimo, nessuno è indispensabile.

    Leggendo alcune difese d’ufficio senza idee e contenuti questo vale per molti.
    Per alcuni vale persino di più.

    Forse erano lacrime di gioia.

  • Leonardo Minerva

    Lo Stato spende in Trentino più di quel che riceve. Al Trentino spettano il 90% delle tasse, di conseguenza allo Stato ne rimangono il 10% con cui deve sbrigare gli obblighi che gli competono, debito dello Stato incluso. Un tasso del 90% molto più alto di quello reso disponibile ad altre Regioni Autonome. Se tutte le Regioni avessero lo stesso trattamento lo Stato sarebbe morto da tempo.

    Mi chiedo allora, se la Provincia fa il Mart, perchè non si pone il problema della sua sostenibilità? Non sono forse tutti denari pubblici? E sicuramente, non solo trentini? Quanti sono i dirigenti nella Provincia che prendono lo stesso stipendio di ruolo del direttore? Quanti sono in totale? Perchè si parla solo del Mart? Perchè si privilegia il Muse (costato un vagone di milioni!) rispetto al Mart? Non è il Mart un frutto stesso di una più generale virtuosa visione di un decennio e oltre fa? Può una struttura come quella vivere senza essere legata anche all`università? Può un museo vivere rinnegando la sua stessa funzione di museo? Di ricerca? Di Spazio aperto alla comunità? Come è stato possibile inaugurare il costosissimo restauro del Zandonai ed essendo di fronte, non aver coinvolto almeno il piazzale del Museo Mart? Perchè la Bibblioteca Provinciale non è integrata a quella del Mart visto che abita lì? Perchè non si sono attivati tutti canali per un partenariato con altre istituzioni museali nazionali ed europee? E parlo della politica, provincia, comune, e vari cda? Può veramente pensare una Provincia così piccola di sostenere tante istituzioni da sola? Non c`è dispersione di energie? Come si fa a pensare che un museo faccia o possa fare l`economia di una città? Non è forse un Museo un argomento necessario non meno che la scuola? Se si perchè negarlo subito dopo perchè presuppone investimenti? Chi paga per gli altri tanti sprechi nel territorio? Quante strutture abbandonate o sottoutilizzate abbiamo? Come mai non ci sono mai responsabili? Quante sagre e con quali soldi si fanno? Quale autonomia vogliamo? Di quale parliamo?

    Sulla base di queste domande che dovrebbero trovare risposte nella politica, parlare di un direttore (che ha fatto molto bene nonostante una sforbiciata sostanziale) che ha eroicamente tenuto i numeri in ordine e con programmi di qualità mi pare surreale parlare di una nuova figura che verrà come “angelo salvatore”. I problemi sono altri e a monte. Ma pochi gli vedono.

    Non puoi mostrare l’orizzonte a chi non sa vedere oltre il proprio naso.

  • Mi pare un tema complesso che coinvolge tutta la questione settentrionale.

    A memoria ci sono delle risoluzioni dell’ONU a tutela dell’autonomia della Regione Trentino – Alto Adige.
    Se tutte le regioni avessero lo stesso trattamento saremmo uno stato federale.

    La provincia il tema della sostenibilità se lo è posto da tempo, quanto seriamente lo vedremmo presto.

    In questo momento sono per la maggior parte denari pubblici, rapidamente andrà sviluppata una strattegia diversa.

    Per queste domande penso possa consultare il sito della Provincia Autonoma di Trento, oppure chiedere all’ufficio stampa della medesima.
    Semplicemente qui si parla del MART perchè il sito è dedicato all’arte contemporanea e il suo mondo, mi pare evidente.

    Il MUSE si occupa di scienze naturali un tema di più facile presa per il visitatore e turista della nostra regione, dall’apertura a oggi 700.000 persone la pensano così.

    Mi risulta Il MART sia nato molto prima.

    Ottime domande per il CDA e il nuovo direttore.

    Ottime domande per gli amministratori locali.

    Ottime domande per la politica provinciale.

    Ricordiamo che i meriti sono di tutto il museo e il suo staff, non solo del direttore

    Speriamo il nuovo direttore oltre che occuparsi bene di arte moderna e contemporanea abbia anche doti di oracolo.

    Alcune persone hanno un naso così grande che impediscono agli altri di vedere l’orizzonte.

    • Leonardo Minerva

      La politica e i denari pubblici sono sempre in stretta connessione con l`arte. Non bisogna far finta che siano mondi estranei, o separati. Le mie domande sono un imput per capire come mai a fronte di mille sprechi si polemizzi continuamente sulla funzione del Mart, sulla sua eventuale nuova guida, e sulle critiche alla vecchia direzione. Al centro dovrebbe essere la gestione politica del sistema museale. Invece che contributi, dalla politica leggo generici spot di intenti che non solo non chiariscono ma offuscano il buon lavoro di questi 13 anni di Mart. Le due direttrici in modo diverso hanno espresso qualità e visione. Oggi questa cosa non la vedo più.

      Aggiungo, se si legge il dibattito su Corriere Trentino, capiamo che il problema non era la direzione uscente (ottima la sua intervista di qualche giorno fa) ma appunto le strategie e la visione del futuro. Quasi tutti si complimentano con la Collu, persino gli architetti lo fanno proprio oggi con il loro Presidente che riconosce il valore dato ai contenuti di quel mondo e alla interazione offerta rispetto al passato. Moltissimi riconoscono come si sia cercato di avvicinare la città al Museo. Con la musica, i laboratori, la danza, la poesia, la letteratura, le residenze, il cibo, i vini, i bambini… Guardare solo la logica dei numeri e fuorviante. Le scuole, e i musei non sono altro di diverso, sono luoghi di educazione. Si può derogare da questa vitale funzione? Ecco, questa mia domanda non è retorica, ma cifra del futuro.

      Io credo di no. Ovvio che i meriti sono di tutto un team, ma per giusta riconoscenza ho visto nella direzione imput formidabili che non possono essere negati. Vedo del pari grandi sprechi quotidiani nell`amministrazione regionale e provinciale. Il Mart è stato tagliato di 4 milioni l`anno! Non vedo tagli a loro stessi (i famosi troppi privilegi della politica). E sono quelli più necessari per far vivere strutture felici come quella del Mart. Per questo ho trovato le polemiche sulla direzione stantie. Quando leggo gli interventi e i silenzi della politica e dell`amministrazione su questo tema ho i brividi.

      Prescindendo dal Mart, l´inciviltà dell`inseguire solo i numeri stà portando il mondo all`impoverimento cronico dei valori. Le sensibilità che non si adeguano alla filosofia del mcdonalds sono tacciate di essere retrogade. Per questo nelle scuole si eliminano o riducono le ore di latino, musica, storia dell`arte, filosofia… e anche per questo i ragazzi italiani sono ultimi in europa per lettura di libri.

      I conti tornano (e mi pare che a Rovereto tornassero in pieno, una media di 280.000 visitatori dalla sua nascita sono tantissimi) solo quando si ha a cuore una visione formativa. Sono scettico sul futuro, perchè vedo carenza di strategia e di prospettiva, indipendentemente dalla direzione.

      In quanto al Muse, non è paragonabile. Sono due cose molto diverse. Inutile soffermarmi. Spero che i miei argomenti siano chiari. Penso che Artribune e tutta l`informazione potrebbe avere un ruolo primario nel fare inchieste vere e ricercare un dibattito su questi temi. In parte lo fanno, ma a mio avviso siamo distanti dall`urgenza di accompagnare una profonda duratura e untuale analisi. Grazie.

      • In Italia si, esistono altri modelli, nel mondo anglosassone, negli Stati Uniti e in altri paesi europei molti musei sono privati e finanziati dai privati.

        L’arte è sempre stata legata al potere, a partire dalla committenza, mi sembra nessuno lo neghi.
        Santi e madonne in questo mondo se ne incontrano pochi.

        Bene per gli imput, mi sembrano tutti molto interessanti, la polemica è sulla direzione uscente, qui trova gli art tribuni.
        Se a suo parere il punto nodale è la gestione politica scriva un articolo, penso Artribune sia disponibile a pubblicarlo.

        A mio parere personale, siamo invece in una fase di rinnovamento profondo, dopo tre anni si volta pagina.

        Se ha modo di pubblicare l’articolo del corriere aiuterebbe la discussione.
        In tempi non sospetti avevo pronosticato questo, il classico scarica barile all’italiana, niente di nuovo.

        Siamo felici che il presidente degli architetti lodi il lavoro della direttrice uscente. Questo non cambia come sono andate le cose.

        Logicamente questo lavoro, e tutto quello di buono andrà avanti. Un ottimo spunto di riflessione per il CDA e il nuovo direttore.

        Io di credo di si e meglio di prima.

        Se arriva tardi anche lo champagne migliore può sembrare stantio.
        Non che le sue questioni interessanti siano proprio una ventata di aria nuova.

        Evidentemente i politici trentini non leggono Artribune.

        Non sono tutto ma i numeri sono importanti, gli anni della carta bianca ai direttori artistici è tramontata.
        I numeri più recenti che trova in rete in realtà non sono così confortanti.

        Per il futuro del MART sono molto ottimista, vedo grandi novità, nuove strategie e una prospettiva importante.
        La nuova direzione sarà il perno centrale di tutto questo.

        Ricordo che il museo dispone di una staff con capacità di valore assoluto, e in fase di crescita formativa.

        Mi perdoni Il MUSE lo ha tirato in ballo lei, qui ci sarebbe da soffermarci con attenzione, forse un MUSE forte aiuta tutta l’economia della regione.

        Gli argomenti sono chiari.

        Se i giornalisti non se la sentono di andare oltre le interviste in ginocchio e i commenti degli architetti, prepari un reportage completo e lo proponga, se non esagera corre il rischio di essere letto, forse anche dai politici. Grazie

  • In Italia si, esistono altri modelli, nel mondo anglosassone, negli Stati Uniti e in altri paesi europei molti musei sono privati e finanziati dai privati.

    L’arte è sempre stata legata al potere, a partire dalla committenza, mi sembra nessuno lo neghi.
    Santi e madonne in questo mondo se ne incontrano pochi.

    Bene per gli imput, mi sembrano tutti molto interessanti, la polemica è sulla direzione uscente, qui trova gli art tribuni.
    Se a suo parere il punto nodale è la gestione politica scriva un articolo, penso Artribune sia disponibile a pubblicarlo.

    A mio parere personale, siamo invece in una fase di rinnovamento profondo, dopo tre anni si volta pagina.

    Se ha modo di pubblicare l’articolo del corriere aiuterebbe la discussione.
    In tempi non sospetti avevo pronosticato questo, il classico scarica barile all’italiana, niente di nuovo.

    Siamo felici che il presidente degli architetti lodi il lavoro della direttrice uscente. Questo non cambia come sono andate le cose.

    Logicamente questo lavoro, e tutto quello di buono andrà avanti. Un ottimo spunto di riflessione per il CDA e il nuovo direttore.

    Io di credo di si e meglio di prima.

    Se arriva tardi anche lo champagne migliore può sembrare stantio.
    Non che le sue questioni interessanti siano proprio una ventata di aria nuova.

    Evidentemente i politici trentini non leggono Artribune.

    Non sono tutto ma i numeri sono importanti, gli anni della carta bianca ai direttori artistici è tramontata.
    I numeri più recenti che trova in rete in realtà non sono così confortanti.

    Per il futuro del MART sono molto ottimista, vedo grandi novità, nuove strategie e una prospettiva importante.
    La nuova direzione sarà il perno centrale di tutto questo.

    Per il futuro sono molto ottimista, vedo grandi novità, nuove strategie e una prospettiva importante.
    La nuova direzione sarà il perno centrale di tutto questo.

    Ricordo che il museo dispone di una staff con capacità di valore assoluto, e in fase di crescita formativa.

    Mi perdoni Il MUSE lo ha tirato in ballo lei, qui ci sarebbe da soffermarci con attenzione, forse un MUSE forte aiuta tutta l’economia della regione.

    Gli argomenti sono chiari.

    Se i giornalisti non se la sentono di andare oltre le interviste in ginocchio e i commenti degli architetti, prepari un reportage completo e lo proponga, se non esagera corre il rischio di essere letto, forse anche dai politici. Grazie

    • Leonardo Minerva

      Forse non sono stato inteso del tutto, o più probabilmente non sono stato chiaro abbastanza. Il mio ragionamento è critico al fondamento del modo di intendere l`idea del museo che certa politica ne fa. Sulla sua critica alla direzione uscente non concordo per niente, glielo scrivo con franchezza, anche perchè credo che incarnasse proprio la freschezza della visione aperta del metodo inclusivo e un occhio più che attento ai numeri (principio necessario ma non esclusivo), e questo nonostante i tagli imponenti. Io non sono un “art tribune”. Sono un semplice cittadino che ama l`arte e il suo mondo, oltre che la mia città.

      Non ho possibilità di pubblicare gli articoli del Corriere Trentino, se riesce a procurarseli in versione cartacea sarebbe positivo, ci sono stati oltre all`intervista alla direttrice quattro o cinque articoli di discussione. Tutti molto interessanti e autorevoli. Purtroppo, butto sempre i quotidiani che compro il giorno sucessivo, quindi a parte quello odierno non ne ho altri. E ora vedo stranamente che non sono visibili neppure online, a parte devo dire l`intervento dell`assessore (per altro il meno interessante), per solito tam tam politico.
      No, mi perdoni, non è nè mio compito nè mia intenzione fare un`altro mestiere da quello che felicemente faccio. I dossier legati alla crescita di un settore competono a chi di quello vive, non a me.

      Mi fa piacere che lei sia ottimista, io mi creda, ho difficoltà ad esserlo dopo aver visto le dinamiche recenti e non solo quelle recenti. Vedo troppi tragici sprechi, e una miopia di fondo. Le scuole non si tagliano, così come i musei non si tagliano. Quando Fortunato Depero era ancora in vita nessuno gli dava i giusti onori. Dopo la morte hanno finalmente capito il suo valore. E oggi la città deve ringraziare perchè è conosciuta anche per questo. Lo stesso deve dirsi per il Mart. Pensare che il perno centrale, mi permetta, sia la nuova direzione e non la politica con il relativo Cda del museo la trovo una piccola leggerezza.

      I commenti a questo articolo sono tutti molto interessanti, vedo molte più idee e contributi di quanto le parti abbiano forse immaginato. Come lei dice però i politici non leggono Artribune. E io aggiungo non solo Artribune. Infatti sono quel che sono.

      • Tutto lo spazio per ampliare i suoi ragionamenti.

        Gli amministratori e i politici gli scelgono gli elettori, detto questo un amministratore non può essere onnisciente, solitamente gli si chiede una reale sensibilità verso i problemi.

        Personalmente tutta questa freschezza curatoriale della direttrice uscente , ad esempio nell’ultima mostra non lo percepita.
        Può essere un mio limite.

        Se scrive in queste pagine è un Art Tribuno, se preferisce occasionale.

        Per il Corriere ce ne faremo una ragione, da come ha illustrato le cose, non penso resterà negli annali del giornalismo.

        Mi perdoni tutti siamo liberi di costruirci i propri confini e limiti.

        Se lei percepisce Rovereto come un disastro, le consiglio per il suo cuore di non scendere in altre parti della nostra patria.

        In questo momento è importante dare fiducia al MART e a chi ci lavora ogni giorno, CDA compreso.

        Nessuna leggerezza o ingenuità, in tutti i musei del mondo il direttore è una guida, costruisce, determina e indirizza l’evoluzione di un museo.
        Chi non ha visioni del futuro meglio se ne stia a casa.

        Da domani il nuovo direttore è chiamato in una situazione economica e sociale pesante a rilanciare in maniera organica tutte le attività del MART.
        Difficile pensare sia semplice per un direttore trovare gli equilibri giusti, si viene pagati, mi pare anche bene per questo.

        Quasi tutti i commenti sono interessanti, alcuni e mi pare evidente quali sono telecomandati.

        Da appassionato dovrebbe saperlo, non esiste solo la casta politica, il mondo dell’arte è fatto di tante piccole e grandi caste e corporazioni.

        Alle volte fa bene a tutti dire che il Re è nudo.

      • Tutto lo spazio per ampliare i suoi ragionamenti.

        Gli amministratori e i politici gli scelgono gli elettori, detto questo un amministratore non può essere onnisciente, solitamente gli si chiede una reale sensibilità verso i problemi.

        Personalmente tutta questa freschezza curatoriale della direttrice uscente , ad esempio nell’ultima mostra non lo percepita.

        Può essere un mio limite.

        Se scrive in queste pagine è un Art Tribuno, se preferisce occasionale.

        Per il Corriere ce ne faremo una ragione, da come ha illustrato le cose, non penso resterà negli annali del giornalismo.

        Mi perdoni tutti siamo liberi di costruirci i propri confini e limiti.

        Se lei percepisce Rovereto come un disastro, le consiglio per il suo cuore di non scendere in altre parti della nostra patria.

        In questo momento è importante dare fiducia al MART e a chi ci lavora ogni giorno, CDA compreso.

        Nessuna leggerezza o ingenuità, in tutti i musei del mondo il direttore è una guida, costruisce, determina e indirizza l’evoluzione di un museo.

        Chi non ha visioni del futuro meglio se ne stia a casa.

        Da domani il nuovo direttore è chiamato in una situazione economica e sociale pesante a rilanciare in maniera organica tutte le attività del MART.

        Difficile pensare sia semplice per un direttore trovare gli equilibri giusti, si viene pagati, mi pare anche bene per questo.

        Quasi tutti i commenti sono interessanti, alcuni e mi pare evidente sono telecomandati.

        Da appassionato dovrebbe saperlo, non esiste solo la casta politica, il mondo dell’arte è fatto di tante piccole e grandi caste e corporazioni.

        Alle volte fa bene a tutti dire che il Re è nudo.

      • Maria Regensburg

        È inutile che insiste gentile Leonardo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, può portare tutti gli argomenti che vuole, ma c’è chi ha deciso di fare una crociata ad personam per non meno precisati motivi.

        Che coraggio di parlare di telecomandati agli altri? Hahaha basta rileggerlo..

        Ha ragione sugli sprechi, ammiro la franchezza con cui espone i temi. Mi piace il raffronto scuole e musei, un punto centrale per capire il senso di una visione. “Luoghi di educazione”.

        Il caso di Fortunato Depero che lei cita è più che calzante.

        Ho recepito le tante domande che pone. Da come le pone le risposte paiono quasi doverose, invece tutto marcia nell’indifferenza generale. Quando non nel supporto delle lobby degli interessi particolari.

        • Non c’è peggior sordo di chi è sordo veramente.

          Per le crociate al quinto commento mi pare lei abbia iniziato la sua personale.

          Se parliamo di coraggio , io ho il coraggio di esporre mie idee e firmarle. Perché chi ha letto ha capito che ho delle idee.

          Mentre per baciare le parti basse di qualcuno lei si nasconde dietro l’anonimato.

          Mi pare abbia la coda di paglia se si sente incluso nei telecomandati.

          Molti hanno letto queste pagine, cosa inaspettata ho ricevuto il ringraziamento di persone vicine al MART, che mi ringraziano di aver difeso il museo, confessano che molte cose non si possono dire.

          Mi piace non vuol dire niente.
          Cerchi di mettere sul tavolo qualche argomento serio di discussione.

          Qualcosa recepisce, sembra un segnale positivo.

          • Maria Regensburg

            Bravo, così forse finalmente riuscirà a lavorare col Mart e scendere dalla montagna. Era chiaro a tutti lo scopo.

            Siccome lei non contempla che uno una, a proposito io sono donna “incluso? nei telecomandati”, possa non essere nei social e non aver voglia di registrarsi ma avendone possibilità di esprimere un parere col proprio nome e cognome, fa ridere il suo ossequio.

            Mi piace che lei sia il termometro interno del Mart, nella fantasia, sembra più che chiaro. E nonostante non averci capito nulla.

            La sua monocorde litania è stata compresa da tutti gli intervenuti, sarà un caso?

            Se capisce d`arte così come commenta poveri artisti!

            buon 2015, ne avrà bisogno

          • La ringrazio, le ripeto cordialmente che sono il direttore di una galleria privata, non ho alcuna intenzione di lavorare al MART.

            Ieri mi hanno chiesto il curriculum come direttore associato per un museo a Singapore.

            Vede, vivere in provincia non significa essere provinciali.

            Come molti trentini amo la mia terra, le mie montagne e le mie istituzioni.

            Meglio per lei se non rientra nei telecomandati.

            Da come scrive pensavo fosse un uomo, mascherarsi dietro la pigrizia della registrazione poi.

            Bene per il suo umore, giuro, chi mi conosce sa che sono simpatico,

            Non ho la pretesa di essere uno strumento di misura.
            Un attestato di stima da chi sicuramente conosce meglio di me la situazione fa piacere.

            Se lei detiene la verità ci spieghi come stanno le cose.

            Fino adesso ha detto poco o nulla.

            Al sesto commento diventa crociata conclamata nei miei confronti, divertente.

            A mio parere è lei che mi pare confusa e a corto di argomenti.

            Parliamo di qualcosa di interessante, fare sistema, modelli per l’arte da implementare in Trentino, il crowdfunding per l’arte.

            Di questo ne sono assolutamente certo, le litanie hanno la capacità di arrivare lontano.
            Non ho poteri taumaturgici,gli artisti sono tutti poveri, per definizione.

            Buon 2015, concordo pienamente con donne come lei in giro ne avrò bisogno.

  • Anna Givone

    È arrivato il momento della verità per questo museo, sarà capace di proseguire il nobile percorso o dovrà ridursi a museo di provincia? Che ne sarà delle collezioni offerte in prestito al museo, saranno confermate o sono destinate a lasciarci? A giorni o forse a ore si conoscerà il nuovo direttore, speriamo che non perda il fantastico lavoro fatto da Cristiana Collu, sarebbe un errore. Di fatto è stato premiato per questi tre anni come migliore istituzione del contemporaneo nazionale, perdere il ruolo sarebbe fatale per Rovereto.

  • Renata P.

    Ma era necessario privarsi di un direttore efficiente e competente come Cristiana Collu e poi per chissà chi al suo posto? Ho in forte dubbio questa scelta, credo sia dettata da meccanismi molto discutibili. Ma il tempo farà memoria a chi la memoria l’ha persa facendo questa scelta. Auguri a Cristiana Collu, che penso in futuro fuori dall’Italia. L’Italia è unica nel lasciare scappare le sue qualità.

    • Herbert V.M.

      Come darle torto!! Che tristezza però..

  • In un museo pubblico con i soldi dei contribuenti ci vuole un bando una selezione non ipocrisia

    • Marco Del Bosco

      Il bando non protegge da parzialità. Anzi. Per me è assurdo che non sia rinnovato a Cristiana Collu, i motivi mi sembra siano stati ampiamente trattati nei commenti. La verità è che il Mart per la percezione dei cittadini di Rovereto sembra troppo. Non sono abituati a un`istituzione così forte. Ma portarlo a essere anche il luogo delle mostre marketing e di pubblicità di prodotti ancora pù avvilente. Perchè questa sembra la direzione che ha scelto il cda e la politica.

    • Cristiana Curti

      Ho letto con attenzione i commenti a questa nota che mi sta a cuore particolarmente. Non ho nulla, anzi, contro l’ex direttrice del Mart, Cristiana Collu, che ho trovato molto interessante quando tentava di esprimere la propria visione dell’arte attraverso le collezioni in deposito (la “Magnifica Ossessione” per l’appunto) ma meno attenta alle collezioni stesse e alla loro interna vitalità.
      Un Museo come il Mart vive esclusivamente in virtù dei prestiti privati.
      La Belli aveva costruito su questo il proprio consenso e il proprio potere e aveva saputo ben guidare una nuova struttura museale come in Italia non esistevano. Pochi però hanno imparato da lei, anche se qualche proselitismo fortunatamente c’è stato. Non sarà mai sufficiente.
      Possiamo scervellarci quanto si vuole intorno alle nubilose e rapaci unghie degli “interessi occulti”. La verità è che il Mart è costituito in un certo modo e tradirlo o quanto meno non osservare il suo corpo può essere alla lunga molto dannoso. Il tragico taglio alle risorse immediatamente dopo l’era Belli avrebbe messo in ginocchio tutti e vanno date atto alla Collu una certa tenacia nei programmi culturali ad ampio raggio e la forza di ribadire una propria visione del mondo, che – ça va sans-dire – DOVEVA essere diametralmente opposta a quella della precedente direttrice.
      Ma il Mart non è solo museo d’arte contemporanea come vorrebbero forse i molti commentatori di queste pagine. Annovera(va) depositi di primissimo ordine d’arte del ‘900 (per lo più italiana) e gestisce comunque forse il più straordinario archivio per l’arte del XX secolo in Italia (in Europa?). Non capisco perché questo sia un aspetto che a molti non pare necessario di approfondimento.
      Dopo la Belli molti importanti depositi hanno lasciato il Museo e di questo non si legge da nessuna parte. Non parlo di bazzecole, ma di veri capolavori. Molti contratti di prestito non sono stati rinnovati. Perché? Cosa è accaduto?
      La ricchezza di un Museo si deve alle proprie opere. Basti pensare alle vie diverse intraprese comunque (anche se sempre incerte) dal MACRO e dal MAXXI.
      Il Mart ha goduto di pochissime acquisizioni, gode invece di moltissimi prestiti. I prestiti si dovettero alle buone relazioni fra la Belli e i collezionisti privati (è assolutamente indubitabile) e la loro conferma al fatto che le opere prestate costituivano un vanto per il Mart (e, mi permetto di affermare, per l’Italia) anche per le mostre e le istituzioni internazionali che le richiedevano. Le ottime relazioni internazionali, infine, che vennero intessute nei primi dieci anni di vita del Museo – relazioni straordinarie se si pensa alla giovane età dell’Ente – si dovettero proprio in virtù della “moneta di scambio”, ovvero arte (italiana…) di prim’ordine circolante nel mondo.
      Tutto questo patrimonio di relazioni, buone entrature e scambi è stato parzialmente messo in crisi dai tagli di budget. Ma molto si poteva arginare, in particolare la diaspora della collezioni, se si fosse rimasti nel DNA del Museo, che non è solo per l’arte contemporanea. Ma anche per l’arte contemporanea. E quella moderna.
      Personalmente mi auguro che il futuro Direttore sappia riprendere il fil rouge con il Collezionismo (storico e contemporaneo) e sappia valorizzare quella che mi sembra la via necessaria per i Musei italiani. E non altra, affinché rimangano comunque indipendenti e non si trasformino in istituzioni davvero pilotate dagli interessi della committenza. Cristiana Collu è molto brava, vivace, con un intuito di tipo “creativo” portato ad avvincere più che a costruire tomi di sapere. Se mai restasse in lizza però dovrei augurarmi che non perdesse il senso dello “spirito del luogo”, che – come ho detto – se tradito si potrebbe vendicare.

      • frake

        Molti argomenti del suo commento sono condivisibili e in certo modo ben puntualizzati. Tuttavia alcuni li ritengo forzati rispetto al collezionismo e al ruolo della Belli e della capacità di acquisire depositi nazionali e non. I quali lasciti ad ogni modo diversi non erano solo merito suo. “Dopo la Belli molti importanti depositi hanno lasciato il Museo e di questo non si legge da nessuna parte. Non parlo di bazzecole, ma di veri capolavori. Molti contratti di prestito non sono stati rinnovati. Perché? Cosa è accaduto? ” Potrei ribadire con una domanda, come mai certi depositi non sono stati confermati? Come mai prima della Magnifica Ossessione nessuno sapeva (in piena era Belli) del vero valore della collezione del Mart? Come mai allora non era mai stata fatta una mostra così forte sul forziere del museo? Perchè, allora, si è preferito fare mostre costosissime piuttosto che bilanciare un museo anche sulla realtà del territorio? Non crede che l`influenza dell`allora Cda e comitato scientifico abbiano avuto un ruolo sulle connessioni internazionali e non? In che modo crede che si poteva arginare?

        Io conosco il Mart da dieci anni, e lo frequento da allora, ma ribadisco il concetto che ho espresso in commenti precedenti, mai il Mart è stato “vivo” e in sintonia col senso e la funzione del museo come in questi tre anni. Territorio incluso. Come ho gia scritto lavoro da trent`anni nel mondo dell`arte contemporanea e non in Italia, la logica dei numeri in modo così assillante (almeno in europa) la vedo appunto solo in Italia.Salvo per troppi essere di facciata. Potrei citarle diverse situazioni in cui musei lavorano in totale assenza di collezioni e di depositi, e ovviamente funzionano a fasi alterne. Per questi la “prestazione dei numeri” non è un`ossessione. Nonostante gli altalenanti successi gli sponsor sostengono lo stesso una idea, una filosofia, un percorso. Per non dire dei musei pubblici stranieri con collezioni e depositi (questi ultimi cambiano spesso, salvo siano “depositati” in istituzioni straconvenienti o cebrate e in ogni caso legati a più fattori, non certo alla capacità di questo o quel direttore) queste sono sostenute con sforzi economici che vanno ben al di là degli introiti effettivi. O uno ci crede o non ci crede. Qualcuno ha comparato i musei alle scuole, in realtà è proprio così. Il DNA del Mart non mi è sembrato sminuito dalla gestione di Cristiana Collu, semmai rafforzato, nonostante i tagli che io non vedo come mannaia ma come necessità fisiologica quando si è a Rovereto e non a Parigi o Vienna!! La grandeur precedente era irrealistica. Io credo che proprio questo sia stato il punto di forza della Collu, con molti meno soldi ha realizzato mostre tutt`altro che scontate. E molte presentate in un modo che al Mart non si era ancora visto prima. La cura del dettaglio, la precisione, hanno impressionato molti nel settore.

        Le buone relazioni va da se che sono sempre importanti e ben venute. Nonostante quelle la gestione veneziana non mi sembra di quelle che la storia dovrà ricordare. In quanto agli scambi, i futuristi a New York sono stati possibili anche grazie al grande prestito del Mart. Chissà che non avesse portato qualcosa di grande al Museo trentino. La programmazione è legata a più fattori (io ne ho esperienza quotidiana), per poterla realizzare ci vuole tempo. La Belli è stata a Rovereto 10 anni, la Collu meno di tre, se si pensa che il primo anno erano mostre programmate prima rispetto alla sua proposta, e con quei denari quello visto ha del miracoloso. Tra i musei italiani di arte contemporanea (ma non solo contemporanea!) il Mart era il meglio gestito.

        Il patrimonio non è solo della gestione di un direttore o di un cda o della politica ma dell`insieme. Ho visto pochi sponsor privati di quel territorio sostenere il Mart, cosa che altrove fanno regolarmente. Non bastano solo le parole dei privati, ci vogliono i fatti. Non ho conosciuto di persona la Belli e nemmeno la Collu, continuerò a visitare il Mart anche con chi verrà. A patto che mantenga un livello adatto al mio modo di intendere l`arte. Ribadisco, non prolungare la Collu è stato un errore, una visione aperta e collaborativa con quella identità forte sarebbe stata la cosa più saggia. Penso che le logiche siano altre. Non oscure, ma senza visione si. E non sono del tutto sicuro che si voglia proprio un museo come fino ad oggi è stato. Okwui Enwezor il prossimo direttore della Biennale in una intervista alla rivista tedesca Art a proposito dei numeri inferiori di visitatori nel museo che dirige ha dichiarato: “I numeri raccontano solo relativamente sulla complessità del nostro museo. L’arte non è definita solo da numeri. Vedete, se si guarda indietro ai Documenta 11, a mia cura nel 2002: chi può dire di ricordarsi del numero dei visitatori? Mentre invece possiamo ricordare molto bene l’arte di quei 116 artisti e gruppi che sono stati visti in quel periodo a Kassel.” I numeri sono importante, ma se ci si erge a ruolo di istituzione e valorizzazione di un territorio, il parametro non può essere solo quello. Le mostre: Progetto Cibo, Rudolf Steiner, Adalberto Libera, L´altro Ritratto, Antonello da Messina, L´Avanguardia Intermedia, La Magnifica Ossessione, Universo Depero, Paolo Ventura mago futurista, Perduti nel Paesaggio, Alvaro Siza, La guerra che verrà non è la prima, e si potrebbe continuare sono tutte mostre di gran livello. Alcune eccelse e innovative.

        Il futuro è vicinissimo, vediamo cosa verrà. Intanto da fruitore felice, dò omaggio a chi ha dato molto al mio piacere estetico e di ricerca nel poter gustare quelle mostre.

        • Cristiana Curti

          Gentile Amico,
          in realtà mi fraintende. La sua risposta al mio intervento è fondata sull’assunto che io saluti il “grande numero” come il salvatore della cultura patria e roveretana. Mai affermato una simile sciocchezza. Combatto spesso contro le mostre orribili e confezionate perché frutto di acquisizioni da mercatino di provincia (Milano è un campione in questo sport, invasa come non accade da anni da truppe di Van Gogh a poco prezzo e Mirò da bancarella…) che però, poveri noi, totalizzano un gran numero di visitatori e per questo dovrebbero essere prese a esempio. La logica dei “tanti buoi tanta ricchezza” non mi appartiene. Né posso affermare che la Collu sia stata in qualche modo negativa al Mart. Tutt’altro. Anch’io come lei ho apprezzato alcune rassegne dal taglio singolare e stimolante.
          La gestione Belli in realtà è durata assai più dei “suoi” dieci anni del Museo (e lei senz’altro conosce bene questo particolare), Gabriella Belli essendo a capo di Palazzo delle Albere sin da quando arrivarono i primissimi depositi (Giovanardi e Panza) che poi vennero trasferiti a Rovereto. La sua capacità di agire nel senso delle acquisizioni temporanee (non parlo di lasciti! i lasciti non si ritirano) è stata, per me, molto lungimirante.
          L’uso della collezione così ottenuta in così poco tempo è stato – forse per lei discutibile, per me molto intelligente – mirato quasi totalmente alla diffusione della nostra arte all’estero. Un’attività che solo il Mart in Italia ha davvero promosso come missione e che lo vede purtroppo ancora oggi come un faro nel deserto delle nostre istituzioni. La mostra della cosiddetta “Permanente” era certo limitata a pochi periodi e a qualche grande rassegna (che pure c’è stata: ricorda la straordinaria “Le stanze dell’arte”? oltre a questa, di volta in volta ogni deposito veniva salutato con una mostra importante, come quelle per la collezione Ferro, Grassi, Feierabend, Sonnabend, le disposizioni per l’ultima Panza, solo per citarne alcune).
          Per una decina d’anni ho seguito con grande attenzione e direi gratitudine la “diaspora” di un importante nucleo di opere martiane in tutti i Paesi del globo, dove le rassegne che lei sostiene essere state troppo costose venivano per la verità quasi completamente sostenute dagli enti richiedenti. Che erano molti e prestigiosi. E le mostre erano incentrate sui periodi d’oro del ‘900 italiano che altrimenti sarebbe ai più ignoto (chi conosce Sironi all’estero?).
          Ora quest’attività non c’è più da tempo. E non c’entrano i tagli del budget (dato che certi costi sono sempre a carico dell’Istituto che fa domando di prestito) ma è dirimente la capacità (= il potere) che il direttore sa esercitare sul Presidente ma soprattutto sul CDA in questo frangente.
          La Signora Collu non aveva questa particolare volontà. Aveva altri progetti e sicuramente si è concentrata in modo specifico e benemerito sul territorio approfondendo con successo il dialogo del Museo (e delle sue attività) con il tessuto locale, ma direi anche nazionale.
          Attività che forse però non è stata sufficiente a garantire l’affezione dei cittadini locali, purtroppo. Forse perché, ed è vero, tre anni non bastano per cucire una simile tela. Così come, per me, non è importante la “provenienza” di un direttore (da molte parti si sperava che un direttore trentino potesse subentrare alla Belli, ma mi pare riduttivo costringere una scelta così importanti in binari localistici).
          Sta di fatto che una fetta dei prestatori storici non ha più riconosciuto questo direttore (il rapporto è diretto) come garante dei propri prestiti, tanto da ritirarli.
          Non parlo quindi di successi da stadio, che non mi interessano, ma di attenzione a quanto ereditato, che è l’humus su cui si è fondato il nome del Mart.
          Mi rendo conto che tre anni sono pochi per costruire un’identità nuova e mi chiedo perché la Collu non abbia voluto rimanere comunque.
          Ma infine, ha ragione lei, ho la sensazione che né i miei voti né i suoi potrebbero essere ascoltati in futuro… spero davvero di sbagliarmi. Grazie per il suo intervento.

          • frake

            Gentile
            Cristiana,

            innanzittutto
            la ringrazio per aver portato la discussione su un piano più tecnico e
            argomentato rispetto ad alcune considerazioni che sono state, per usare un
            eufemismo, di pura partigianeria.No, non l`ho fraintesa rispetto alla politica
            dei numeri, per altro non erano il punto portante delle sue argomentazioni. Le
            ho rimesse alla discussione perchè sono un punto centrale della “cacciata”dell`attuale
            direttore. “ La logica dei “tanti
            buoi tanta ricchezza” non mi appartiene.” Credo sia chiaro siano cifra anche
            del mio pensare.Come lei sa la gestione e l`organizzazione di un museo sono una
            cosa complessa e mai scontata. Le strategie di miglioramento sono benvenute.
            Nella mia attività ho sperimentato di persona i margini sempre ulteriori di
            questo processo. Non sempre lineare, non
            sempre virtuoso. In ogni caso mai uguale.

            Come ho
            sottolineato nel precedente intervento (che non era in nessun modo polemico) ho
            distinto il fare della direttrice Belli rispetto a quello della Collu. La prima
            ha svolto una funzione preziosa di costituzione del museo fin dalla sua
            nascita, le acquisizioni temporanee sono state un suo punto di forza come lei
            giustamente dice. “La mostra della cosiddetta “Permanente” era certo
            limitata a pochi periodi e a qualche grande rassegna..” è esattamente
            quello che intendevo. Ricordo
            molto bene “Le stanze dell’arte” e ne ho goduto convinto. Ma la sua
            capacità di valutare o rivalutare le collezioni all`interno della struttura
            Mart non fu proprio straordinaria, considerati i suoi dieci anni di gestione. Una
            visione della collezione e della sua storia che in brevissimo tempo la Collu è
            riuscita a portare al centro di un dibattito.

            Il 900
            italiano è abbastanza conosciuto, almeno in Europa, più di quello che crediamo.
            Certo il Mart della Belli ha contribuito, non si può negare a diffondere. “è dirimente la capacità (= il potere) che il
            direttore sa esercitare sul Presidente ma soprattutto sul CDA in questo
            frangente.” Ecco su questo la seguo meno, la Collu è intervenuta su un`altro
            piano ma non ha escluso quel discorso, nonostante il poco tempo a sua
            disposizione.Lei, da quello che ho potuto vedere, è partita cercando di
            valutare in primo luogo l`esistente, rafforzando l`immagine stessa del museo,
            la sua comunicazione (il sito web del museo, l`utilizzo dei social, erano a dir
            poco vetusti o inesistenti), la didattica, l`attività culturale parallela,
            l`utilizzo dei media, i report annuali dettagliati, il tentativi (non sempre
            riusciti) di integrare il territorio. Ha cercato alla luce del sole partnership
            con altre istituzioni museali straniere e non. Con alcune stabilendo costanti rapporti.
            E poi l´apertura all`architettura e al design in passato più che ignorati. La
            ristrutturazione nella gestione degli spazi (la stessa cafeteria) erano compiti
            nuovi per rendere il museo più accogliente. Di seguito vengono le mostre,
            alcune delle quali davvero innovative e rivoluzionarie.

            In un
            processo complesso di accrescimento del valore Mart in così breve tempo ha
            svolto un lavoro straordinario. E il budget ridotto non è affatto un aspetto da
            sottovalutare, quando si deve ripianificare in base a quello. Anche se mi pare
            che la Collu l`abbia colta come opportunità.

            La Belli
            andò via, pur potendo rimanere nel comitato scientifico, credo le fosse chiesto
            esplicitamente. Lei negò che potesse dedicarvi tempo, salvo poi far parte del
            comitato del Museion di Bolzano e fattivamente sostenerlo. Come mai non ha
            prestato attenzione alla sua originaria creatura? Non crede che avrebbe dovuto
            farlo? Non penserà che fosse scelta dell`attuale uscente direttrice… suvvia!

            Sa cosa mi
            lascia soprattutto perplesso della Belli, la sua visione storicistica. Che poi
            è una cifra di tutta la scuola italiana. In letteratura, in arte e filosofia
            dominano il retaggio storico. Manca un approccio teoretico di speculazione e di
            sfida. Manca quella orizzontalità necesseraria per sviluppare il contemporaneo.
            Si è troppo concentrati sulla contemplazione verticale dei contenuti, un poco demodé,
            manca il rischio.

            Venezia non
            è lontana, anzi vicinissima, eppure gli scambi non sono stati minimamente
            sostenuti.

            “tre anni
            non bastano per cucire una simile tela” ed è quello che ho pensato dall`inizio.
            Immagini se non vi fossero stati tutti i dubbi, e immagino pressioni, che ha
            avuti nell`ultimo anno, non sarebbe la sua cifra di forte innovazione unita a
            una programmazione ulteriore anche nella politica dei depositi e dei prestatori
            una rivoluzione ponderosa nella gestione del museo? Io credo di si. Il garbo
            con cui la Collu ha avviato una serie di idee lo confermano.

            Putroppo
            prevalgono altre logiche. Certo non poteva partecipare al nuovo bando, sarebbe
            stato ridicolo. Lei sa bene che non poteva “rimanere comunque”. E ridicolo è (non
            certo lei, anzi) chi all`interno del cda o politici lo abbiano proposto. Grazie
            anche a lei per la piacevole interazione. Il nostro modo di vedere è molto più
            propositivo e prossimo di quanto in certi momenti possa apparire. Tanti auguri.

          • Maria Regensburg

            Interessanti questioni quelle aperte da lei e dalla Curti.

            Io mi sono sempre chiesta come mai Mart e Museion non abbiano mai collaborato.

            Forse, tra le righe, ora mi pare di capire. Non sapevo che la Belli fosse nel comitato scientifico del museo bolzanino.

            In ogni caso un vero peccato che non abbiano mai fatto sistema. Sistema auspicabile tra Venezia, Verona, Trento, Rovereto e Bolzano.

            È inutile, leggere le dinamiche è sempre più arduo, mi sarei aspettata minore egoismo.

            Se ci fossero più argomenti in pentola sarebbe bene saperne. Per esempio, voi potreste aiutare i lettori e amanti dell`arte ad avere chiarezza.

          • Cristiana Curti

            Gentile Maria, in effetti il punto sollevato da Frake è meritevole di approfondimento.
            Perché, con la fortuna di avere in altra sede importantissima la precedente direttrice, i legami non si sono consolidati e l’ “asse triveneta” non ha iniziato a funzionare (bello sarebbe anche un sodalizio con Trieste in questo senso, che mi pare si stia pur faticosamente muovendo soprattutto nel contemporaneo). Non saprei davvero.
            Temo che la risposta più banale sia la più convincente e forse la più vicina alla realtà, ma si scontra contro ciò che molti affermano ovvero che il singolo non può poi così tanto a fronte di direttive superiori.
            Io penso invece che stia proprio nei direttori dei musei la volontà o meno di collaborare fra colleghi. E anche qui, come Frake a ragione sottolinea, non è affatto una questione di risorse o di tagli. Con il nostro patrimonio in genere e con la rete dei nostri musei in particolare così ricca e diffusa sul territorio potremmo costruire cose mirabili se solo lo volessimo.
            Ma la burocrazia siamo noi, e la sappiamo utilizzare perfettamente quando desideriamo che gli incontri non avvengano.

          • Maria Regensburg

            GentilieCristiana e gentile Frake, grazie per le vostre risposte e attenzione che chiariscono tra detto e non detto il vostro punto di vista. Abbastanza condivisibile.

            Il gioco di squadra non è mai stato il forte degli italiani, e il mondo dell`arte non fa eccezione.

            In generale il campo culturale dovrebbe aggiornare il management che dovrebbe formarsi sulla capacità di aggregazione.

            Sono comunque frastornata per il modo in cui questo mondo si persegua la differenza piuttosto che la condivisione.
            Museion e Mart in questo sono tristezza.

            A pensarci bene la Belli dopo che è andata ai musei veneziani non ha mai parlato del Mart. Questo è un peccato.

            Bisognerebbe fare una campagna di informazione accurata e di critica. Di cui nessuno si frega.

            Ci sono politici, così come cda e persino direttori che operano come se ciò che fanno gli appartenesse fisicamente.

            Giusto l`attaccamento, ma solo se lo si vive e spende come “servizio” ai cittadini. Unicamente un servizio.

            Tifo anche io per un Mart forte, ho ricevuto tanto da quella istituzione, per questo sono preoccupata.

            Ed è anche per questo che ho trovato triste il modo in cui la Collu sia stata trattata. Mi è sembrata da subito molto inclusiva.

            Sono in generale ottimista, e non solo per la mia età Signor Frake, ma ha ragione a essere prudente.

            Auguri a entrambi e vediamo, aperti, ma vigili. Di nuovo grazie!

          • frake

            Gentile Maria,
            mi pare che la risposta ai suoi quesiti sia stata data con chiara precisione nell`intervento di Cristiana Curti. Di più credo non si possa dire. Mi sono fatto un`idea che ho espresso appunto nel precedente commento. Quando i direttori non comunicano o lo fanno poco e male anche loro hanno una responsabilità. Purtroppo non sapremmo mai o solo in parte chi ha perseguito strade comuni da chi non le ha perseguite. Ma nel caso del Museion col Mart credo si possa dedurre. Infatti alcuni prestiti e collaborazioni sono potute essere proprio per certi legami. Ma non con il Mart, appunto.
            Come giustamente scrive la Curti, il sodalizio è tale se le parti lo vogliono. Una interazione avrebbe possibilità di arricchire l`offerta e il ritorno qualitativo della stessa prima ancora che dei risultati e delle ricadute. Pare difficile ma è possibile. Con un carico di sensibilità, competenze, ragione, complessità potremmo emancipare non solo l`arte ma la stessa identità della nazione. Lei ci crede ancora?
            Io vista la mia etá non più. Non in Italia. E il caso Collu è l`ennesimo esempio in cui un nome “muore” per miopia di strategia. Ormai siamo al, salvare ciò che il fuoco non brucia, fuoco che sfigura l`idea stessa di costruzione. Buon anno anche a lei.

          • Cristiana Curti

            Caro Amico, è da molti mesi (anni?) che non partecipo più a discussioni su internet. Tornare e incrociare le spade (pacifiche, per carità! la violenza nelle redazioni è fin troppo fuor di metafora) con lei, è stato un vero piacere. Ed ha ragione, non siamo così distanti, direi complementari, piuttosto, con origini diverse e l’unico desiderio di veder prosperare una realtà a cui ci siamo più che affezionati (e a cui, a ben vedere, abbiamo diritto).
            Ha colpito comunque nel segno quando individua nei diversi modi di agire delle due direttrici (ormai ex) il punto di non ritorno di entrambe. La prima stagione pare terminata (e non c’è stato, come lei giustamente afferma, alcuno strascico: la Belli chiuse la porta e non tornò più indietro) e la seconda, benché non ancora del tutto compiuta, pure.
            Mi permetta la bieca semplificazione: la prima stagione privilegiò il moderno e la seconda il contemporaneo.
            E’ anche vero che i primi depositi con opere di arte contemporanea arrivarono molto tardi rispetto a quelli del ‘900. E’ singolare come siano i collezionisti dell’oggi a essere apparentemente più restii a prestare.
            Mi piacerebbe ci fosse un equilibrio maggiore in futuro.
            Infine, è bello sentire della sua convinzione intorno alla conoscenza internazionale della nostra arte del ‘900 (tolti i dieci nomi che ritornano sovente anche nelle Italian Sales delle maggiori case d’asta). Io non ho questa sua rinfrancante certezza, ma mi fa bene sperare non sia così.
            Un caro augurio di buon anno in attesa di nuove discussioni, chissà forse ancora intorno a questo argomento. Attendiamo e vedremo.

          • frake

            Gentile Cristiana,

            nemmeno io partecipo volentieri alle discussioni su internet, mi ha mosso uno spirito di sorpresa unita a imbarazzo dopo aver letto delle sorti ancora una volta precarie del museo roveretano. Desideravo solo esprimere forte perplessità sui modi in cui si muove l`arte nel nostro Paese. Il modo, “vecchio stampo politico”, in cui ancora una volta le risorse umane (e per me in questo caso eccellenze umane) vengono disgiunte dal valore aggiunto di cui sono portatrici. Io respiro l`arte così come la percepisco. E il mio intervento era di semplice gratitudine a Cristiana Collu per quello visto in questi anni.

            Ho cercato di argomentare i miei perchè, così come lei ha fatto, con senso di appartenenza a un valore comune.
            Ci orienteremmo in un nuovo sconosciuto dopo due rinunce, spero con lo stesso ritmo e interesse.
            Ma sono scettico, lo riconosco. È molto più difficile far luce che produrre il niente.
            “E’ anche vero che i primi depositi con opere di arte contemporanea arrivarono molto tardi rispetto a quelli del ‘900.” Una grande verità, di cui pochi paiono occuparsi.

            Percorrere la luce è attraversarla, anche con i mille dubbi e le mille difficoltà. Ho l`impressione che al Mart si allontani sempre più dalla meta.

            La nostra verità rimarrà nel silenzio, non però la nostra passione.
            Un grazie convinto per il competente costruttivo contributo, con gli auguri per un anno bello e realizzato in ogni suo desiderio.

      • Massimo Frentinet

        Sui depositi basta vedere l’uscita della Belli ha comportato un trasferimento degli stessi nelle sedi dove lei è andata. Probabilmente per i buoni uffizi dei galleristi “amici”. Inclusi quelli stretti stretti.

        Ma non è il modo di agire corretto, ne conviene? E poi il confine gestionale pubblico privato dovrebbe assolutamente oltre ogni sospetto.

        La possibiltà di intrecci ambigui andrebbe evitato in nuce. Ma forse sono poco alla moda. Ho un’idea deontologica superata dai gruppi che guidano pubblico e privato come fossero la stessa cosa.

        Ho letto ogni intervento di questo Forum, illuminante a prescindere dalle storture di qualcuno.

        Concludo complimentanfomi con Cristiana Collu, brava e rara.

        • Cristiana Curti

          Capisco bene ciò che vuol dire e in parte condivido. Non tutti i depositi però sono scappati con Orfeo. Molti semplicemente non sono stati più rinnovati dalla direzione. Vorrei sapere il perché.
          Spero consolerà sapere che una Collu brava e rara farà bene ovunque. E l’Italia è Italia a Roma come a Rovereto, a Napoli come a Cosenza.
          Apro una parentesi “contro corrente” anche per mio conto insistendo sulla questione della contiguità belliana con le gallerie private e con un gallerista in particolare, Massimo di Carlo, compagno da molti anni dell’attuale Direttrice dei Musei Civici veneziani e fautore riconosciuto (e mai nascosto) di molti contatti tra la Belli e i massimi collezionisti di arte moderna in Italia.
          So bene che non incontrerò approvazione affermando che trovo addirittura salutare e comunque indispensabile la frequentazione fra direttori di museo e galleristi privati. Posso anzi dire che non conosco nessun direttore che non abbia il suo piccolo o grande parterre de roi costituito dal mercato. Sarebbe pernicioso se non fosse così. Non esiste che io sappia museo di arte moderna o contemporanea (al mondo? e anche in Italia) che non debba la più parte delle proprie acquisizioni (temporanee o permanenti ) alla conoscenza del circuito privato dello scambio dell’arte. Non vedo peraltro come potrebbe essere altrimenti. D’altra parte è assai difficile per un Direttore museale avere un contatto diretto con il pubblico mentre diventa tutto più semplice con un mediatore preparato che abbia il polso della situazione e che validamente sopperisca alle inevitabili lacune della professione pubblica.
          Le collezioni private confluiscono spesso nei depositi museali, le personali degli artisti di punta o di avanguardia si devono perlopiù solo ai buoni uffici del circuito privato.
          Lo Stato italiano non è mai talent-scout per nostra sfortuna. Rischio di essere banale, se non qualunquista, quando porto a esempio il trattamento miserabile riservato alle nostre accademie (e ai nostri conservatori e accademie di teatro e danza). Lo Stato riesce al più ad ospitare qualche pallida ombra di ciò che davvero circola e ribolle, relegando il massimo consentito a poderose kermesse come la Biennale (e meno male che c’è almeno quella…).
          Per quanto mi riguarda obbligherei ciascun Museo di arte visiva ad avere addirittura un “centro di consulenza permanente” interno alla propria struttura costituito da galleristi e operatori del mercato. Sono convinta che le categorie professionali schierate in campi avversi ne guadagnerebbero. Se ci fosse onestà nei rapporti e nei progetti comuni.
          Va da sé che in Italia ciascuno può immaginare come una simile innovazione verrebbe gestita e come naufragherebbe immediatamente fra le polemiche più trite e scontate.
          Comunque, giusto per concludere questo discorso sempre più incline a dar voce alle proprie personalissime sensazioni, il potere è sempre il potere, e quando uno se l’è conquistato sul campo difficilmente lo abbandona di buon grado. E’ noto che, invece, tenda a espandere le proprie possibilità di intervento (che molti sostengono essere “interferenza”). Il peggio accade quando il potere che si è conquistato non si ha per merito ma per nepotismo. Conosco infatti sedicenti “esperti del ‘900”, facilissimamente individuabili da tutti, apparentemente blasonati e dagli incarichi rutilanti che stanno distruggendo quel poco che di scientificamente valido abbiamo raggiunto nella ricerca critica della nostra storia dell’arte. E non posso nulla, accidenti.
          Ma ribadisco, perché io sono convinta che il singolo faccia ancora la differenza: così come convengo che la Collu abbia ritagliato per il Mart una nuova veste e abbia lasciato un’impressione assai positiva di come si possa evolvere una struttura così potentemente caratterizzata senza rimanere attaccati a un modello unico, se non ci fosse stata la tenacia della Belli nel volere a tutti i costi “quel” Mart, così importante e vasto nelle sue prerogative, oggi staremo forse neppure a discutere sulle sue sorti e sulle sue fortune.

          • Massimo Frentinet

            Non credo proprio che la commistione di interessi sia un bene. Faccio un esempio concreto, se il gallerista rappresenta un artista che poi viene esposto nel museo che guida la compagna o il compagno di lei il problema si pone eccome!

            Pensi poi alle Fiere d’arte, un gallerista si trova proprio in compagnia di una direttrice che vendesse le cose che lei espone nell’istituzione non privata, come chiamare questo?

            Immagini ancora che questa direttrice immaginaria (ma forse non troppo) sieda in più luoghi, oltre al museo che dirige in diversi comitati scientifici, in giurie di selezione di altri direttori (competitor antagonisti alla sua visione per capirci e ai suoi interessi privati) con quale criterio sceglie, quelli degli interessi pubblici o privati?

            Scusi, sui depositi, se lei ( la direttrice ) devia quelli acquisiti per la precedente direzione alla sua successiva, è una che ha rispetto per il ruolo avuto nella prima? Si o no?

            Non sono ostile ai rapporti pubblico privato, sono ostile e contrarissimo al conflitto di interessi palese. E in Italia sono parecchi, quello da lei citato lo è.

            Tutti i depositi del Mart sono stati rinnovati, salvo quelli deviati da altri per interessi che nulla hanno a che fare col potere del direttore. Basterebbe informarsi bene.

            Si chieda come mai alcuni depositi o sue parti siano in possesso di alcuni galleristi che poi si preoccuppano di vendere diverse di quelle opere in deposito, spesso non ancora “svincolate”.

            I meccanismi sono più complessi di come vengono raccontati.

            Non è vero che tutti i direttori sono vincolati da interessi di mercato, per fortuna dell’arte onesta, aggiungo ci sono, anche in Italia.

            Sarebbe triste e persino qualcosa più. Da approfondire per la legalità stessa!
            Sulla capacità della Belli in una certa fase concordo, molto molto meno sulla sua sagacia. La sua gestione veneziana è deficitaria s di idee, di innovazione. È parte del suo modus operandi, mostrificio standard.

            La Belli non fa evolvere di un millimetro il senso del contemporaneo, cosa che ad altri riesce bene e senza ombre. Per non dire poi dell’estero, questi conflitti sono impensabili!!

          • Cristiana Curti

            Gentile Amico, sapevo bene che avrei suscitato la sua indignata reazione. Ma tant’è…
            Io continuo a pensare che almeno per il Mart degli inizi (quando era ancora a Trento per intenderci e subito dopo) un gallerista gli fece bene ben più di quanto poté ben fare il Museo per il gallerista. Oltre a ciò, possiamo stare qui secoli (e io non ne ho la minima intenzione) a raccontarci quanto lei sia più informato di me e viceversa. La mia parola vale quanto la sua e sebbene alcuni depositi siano effettivamente usciti solo in virtù della prima direttrice, altri sono stati abbandonati dalla seconda. Mentre per la prima i motivi possono essere facilmente esperiti, per la seconda – almeno per quanto mi riguarda – no. Ma alla fine, quello che a me (e anche a lei) dovrebbe importare è come si pensa in futuro di gestire il patrimonio che rimane e che non è affatto permanente, ma – piuttosto – assai volatile.
            Trovo inoltre che lei, a questo riguardo, sia molto ingeneroso con l’ “era Belli” ai Musei Civici Veneziani: qui c’è altro da fare rispetto al Mart e io sono contentissima, da veneziana, di rivedere in opera (dopo trent’anni e oltre di pernicioso immobilismo romanelliano) realtà un tempo defunte come Ca’ Pesaro, il Museo del tessuto (anche se ancora lungi dall’essere pienamente attivo) di Palazzo Mocenigo, il Museo del vetro di Murano (che inaugura i nuovi allestimenti proprio in questi giorni) e altri del circuito cittadino. Se si parla di attenzione al territorio, la Belli a Venezia ha fatto molto di più in tre anni di quanto non poté (e non volle) fare Romanelli in trenta.
            Circa gli affari che si fanno con le vendite di opere che lei chiama “svincolate”, forse lei saprà meglio di me che alcuni depositi al Mart sono stati costruiti con il reciproco accordo di lasciare “mobile” una parte della collezione, ovvero nel tempo modificabile (in addizione o sottrazione) stante un nucleo fisso che rimane parte integrante dell’accordo stesso. Lei ha visto alcune opere andarsene, ma non ha forse registrato le new entries all’interno della medesima collezione (una per tutte, la più geniale e fantasiosa, la VAF Stiftung), che – le assicuro – ci furono eccome. Non mi risulta che ultimamente ci siano stati molti ingressi e la stessa collezione Trevisan (magnifica!) dopo una collaborazione purtroppo fugace non è già più in Museo.
            Non mi risulta che un contratto che vincola un determinato numero di opere per, diciamo, 6 anni possa essere infranto semplicemente con una vendita sotto banco. Per il resto, se le opere sono e restano private (e sono solo prestate al Museo) mi parrebbe incredibile che non si potesse fare ciò che si vuole di ciò che legittimamente si possiede.
            Lei subito obietterà che il passaggio “furbetto” in Museo addiziona valore economico a un’opera e che il collezionista non dovrebbe approfittare in questo senso. Ma, devo dire, che benché sia vero che un certo prestigio sia garantito dall’esposizione museale il mercato, soprattutto oggi e soprattutto per l’arte del XX e del XXI secolo, è molto più duro di quanto si pensi. Non mi risulta, fra l’altro, che un modesto incremento di valore sia così appetibile rispetto al fatto che un’opera sia almeno momentaneamente “bloccata” nei confronti della propria circolazione mercantile.
            Non al Mart ho visto ben altre porcherie in giro per l’Italia (dalla Capitale nazionale alla Capitale “morale” passando per le tante poleis dello Stivale), complici i curatorini da quattro soldi di mostre da quattro soldi – ma così famose e pubblicizzate che si stupirebbe se gliele menzionassi -, che presentavano come opere di indubbia mano dell’aulico Maestro, croste da spavento che, solo per il fatto di entrare in un circuito espositivo, venivano definitivamente sdoganate dal loro presente di nefandezze indi, qui sì, vendute con lucrosissimi guadagni degli affaristi disonesti, privati e pubblici che fossero.
            E’ verissimo che le due direttrici divergono sostanzialmente in attitudini e interessi. La Belli non si è quasi mai occupata di contemporaneo, mentre la Collu quasi esclusivamente di contemporaneo (semplifico, è evidente, ma non c’è il tempo per cavillare). Io penso che entrambe sono state, a proprio modo, una ricchezza per il Museo. Preferirei per il futuro, se non si fosse capito, una gestione più rispettosa dell’obiettivo didattico del Museo, ovvero una mano che comprenda attività di ricerca rivolte al XX così come al XXI secolo. Tutto qui.
            Circa l’arte “onesta” (?) che sopravvive in alcuni templi di felicità, vorrei però sapere che intende per “onestà” e soprattutto vorrei sapere (nomi e cognomi) quali sarebbero i direttori di pubbliche istituzioni che disdegnano il circuito delle gallerie. In sé mi pare indimostrabile, ma sicuramente sbaglierò, e soprattutto mi pare cosa non buona. Come arriva loro la conoscenza se non si avvalgono del circuito privato degli scambi? Ed ancora, perché dovrebbe essere diabolico per un direttore di Museo frequentare le gallerie e avvalersi della loro professionalità?
            In ogni caso, dissi giusto paventando un’alzata di scudi in merito a questo argomento. Quello che per lei è orribile per me dovrebbe (dovrebbe) invece essere, semplicemente, ufficiale. Solo con l’ufficialità l’arbitrio (e il conflitto d’interesse), che sicuramente esiste in questo campo, può essere debellato. Ma in Italia questa strada è impercorribile. Quindi è meglio fare finta di non conoscere e di non frequentare e millantare una purezza intellettuale che per me non ha senso neppure di essere. Io non vedo il male dove c’è guadagno per tutti e dove il guadagno, poi, si condivide anche con un vasto numero di persone che ne godono. Artisti compresi.
            La ringrazio molto per questo stimolante dibattito, augurandomi di avere ancora occasione di incontro.

          • Massimo Frentinet

            Questo concetto espresso da lei in modo chiaro è il nucleo della mia avversione a quelle tesi, “se le opere sono e restano private (e sono solo prestate al Museo) mi parrebbe incredibile che non si potesse fare ciò che si vuole di ciò che legittimamente si possiede.”

            Giusto. Solo che se vengono esposte in un museo guidato da una persona che poi è il compagno o compagna che è titolare di una galleria che poi vende quell`opera è un mostro dal punto di vista della corretezza formale e giuridica. Oltre che morale. Il deposito trevisan non va via per la Collu così come altri. Vi erano accordi precedenti che sono stati ampiamente rispettati. Una pressione non meglio precisata, ma forse in realtà si, ha fatto che i depositi venissero sospesi.

            Ovviamente formalmente non si può dire che non siano ineceppibili le scelte. Ma chi lavora in sottrazione conosce bene la materia.

            Venezia vive di turisti e di arte da sempre. La precedente gestione ha fatto numeri ben più alti della Belli, e se lei conosce bene le cose sa bene che le acquisizioni furono maggiori così come i depositi. Su una cosa concordo, Romanelli è stato troppo a lungo a Venezia, come la Belli al Mart. Il sistema di potere che si crea nelle lunghe gestioni ha il vizio di creare un potere privato che prescinde dal valore portato. Massimo due legislature sarebbe il giusto, ossia 6 anni.

            L´arbitro dovrebbe essere lo stato con i comitati ad hoc che siano fuori dalle logiche di conflitto di interesse. Non è vero che anche all`estero funziona così, non scherziamo, per favore! Può darsi che anche li vi siano eccezioni, ma un conto sono le eccezioni un conto la regola!! Il caso della Stiftung Vaf lo conosco molto bene per via diretta di Peter Weiermair, e so bene perchè si è posto e come funziona. I meriti non sono della Belli ma di altri fattori e connessioni.

            Che ci siano tante porcherie in Italia concordo. Questa non è da meno se lei volesse guardarla in modo neutro.

            In quanto alla purezza intellettuale concordo, non esiste. Ma esiste il dovere morale, soprattutto quando è il pubblico ad elargire. Per questo non bisogna confondere. Altrimenti tanto vale dare le chiavi ai privati di tutto, insieme agli oneri però.

            Grazie anche a lei per gli stimoli offerti. Buon Sabato.

          • Cristiana Curti

            Devo dire, gentile Signor Frentinet, che concordo su quanto da lei ora espresso, fatto salvo per la questione Trevisan mentre non ho nulla da eccepire su quanto da lei affermato intorno alla VAF, che certamente ha avuto molti “fan” al Mart e la Belli non è stata la prima né la più insistente, ma di fatto la liaison Mart/Weiermair parte da antiche frequentazioni belliane proprio all’inizio delle attività del nostro Museo. Comunque la mia – ripeto – non è una gara su chi fra noi conosce meglio gli affari interni del Museo.
            E concordo anche su quanto da lei espresso circa un potere che in Italia viene inspiegabilmente lasciato (quasi fosse reame privato) per decenni in mano a un unico funzionario che di fatto determina un’era senza possibilità di evoluzione né di crescita.
            Anch’io metterei un limite di 6 anni (anche 5, va’ là) per permettere a cervelli brillanti di cambiare sede e rinfrescare le proprie capacità con altre sfide. E ai brocchi pavidi (pavidi perché incapaci) di fare meno danni.
            La differenza fra noi è che io vedo le cose dal punto di vista propositivo, forse ingenuamente, e lei enuclea solo le storture.
            Continuo a non capire però (e sarà invece questo un mio limite) perché dovrebbe costituire per un direttore di Museo, soprattutto di arte contemporanea, un problema morale la frequentazione del circuito galleristico. Lei insiste con la vicenda Di Carlo/Belli mentre io parlo più in generale di un costume che invece è prassi altrove. E se un Museo deve per forza di cose, contare su depositi temporanei, è necessario che faccia i conti con un patrimonio che per sua natura non è pubblico in eterno, ma pubblico solo temporaneamente. Se lei volesse per un momento soffermarsi su questo concetto (e cambiare, ne convengo, il nostro comune modo di concepire il patrimonio artistico, almeno per quanto riguarda il sistema di acquisizioni di arte contemporanea) non potrebbe fare a meno di venire a patti con questa necessità.
            Meglio quindi che sia codificata e ufficializzata. E’ un’utopia, lo so. Per questo insisto, tanto non sarà mai.
            Forse non c’entra con quello di cui stiamo discutendo, ma io rimango dell’idea che aver abolito l’ufficio vendite alla Biennale, capitanato da Gian Ferrari (padre) per oltre 25 anni sino al 1968, è cecità pura.
            Nel clima di fine anni ’70, un clima che ha molte contiguità e molti umori con l’aria che oggi respiriamo, evidentemente prese piede l’assunto che il “mercato è male” e l’arte senza mercato è “pura”. Un concetto che ancora oggi scontiamo nella mentalità comune.
            Comunque mi rendo conto che per lei la moralità della Belli è quantomeno discutibile, mentre per me, osservando i risultati ottenuti, il lavoro effettuato è un esempio di come si dovrebbe fare. Con le dovute eccezioni, naturalmente. Anche a Venezia.
            Buon fine settimana.

          • Stella Pola

            Gli interessi in Italia sono sempre stati il freno alle pragrammazioni libere e felici. Questi ulti tre anni parevano liberi, quelli che verranno? Ho forti dubbi.

    • ROBERTO SCALA

      Basta Io sono Maurizio Cattelan

  • Alberto Alvi

    Ancora nulla, eppure la scelta e i tempi parevano urgentissimi. L’efficienza di chi sceglie non sembra proprio tale. Povero Mart!

  • Uffa lo faccio io x 5000 euro. Al mese

  • malena

    vuoi vedere che tornerà la Belli..

    • Debora Sal

      In qualche modo pare tornare, della serie mai spazio ai giovani. Il Paese più conservatore in europa. Peccato per la Collu, l’ho apprezzata molto.

    • No che disastro

    • Debora Sal

      Intanto la Belli è nel comitato ristretto che sceglie il nuovo direttore di Castel di Rivoli. Come può ritenersi normale che un direttore di una Istituzione Museale (Musei Venezia) possa essere anche la persona che sceglie un suo collega? E se la sua scelta fosse legata a interessi di parte? Come si fa a scegliere giurie in questo modo. Il conflitto di interessi è evidente. Se a lei non garba una impostazione contemporanea (noto che preferisca il classico moderno) boccerà a vantaggio di concorrenti “amici”. Oltra alla direzione a venezia è nel comitato scientifico del Museion, e poi ancora altri incarichi? Quante assurdità in Italia!!
      Probabile che lei abbia ragione. L´influenza potrebbe esserci. La questione dei depositi al Mart non è secondaria.

  • Parole ci vogliono i fatti con quali soldi di noi contribuenti io consiglio un illuminato dell’arte Emilio Isgro

    • Daniela Rizzi Lonardes

      esposto “magnificamente” proprio dall’attuale direttrice. Ma secondo lei questo cda è pronto a figure autorevoli di quel tipo o non stà piuttosto cercando qualcuno con meno forza? Hanno licenziato uno come Settis capace di relazionarsi al più alto livello dell’arte mondiale… o Feltrinelli..

  • Daniela Rizzi Lonardes

    Lo Slalom speciale a cui stiamo assistendo è in piena falsariga del metodo che ha portato a questa gestione. Ci vorrebbe trasparenza, comunicazione, informazione. Invece tutto (ancora) tace. Solo che la gestione dell’arte moderna e contemporanea non sono lo sci, meritano un’altro (alto) grado di attenzione. Essí che si sono privati dei giganti che avevano in casa, la Collu, Settis, Feltrinelli riconosciuti in Italia e fuori dall’Italia, ma questi ritardi di decisione e assenze di comunicazione sono preoccupanti.

    Chi ama il Mart sa che questo amministrazione ha avuto più di nove mesi per vedere il museo e programmarne il futuro. Mi chiedo di quale efficienza si parli allora. In nove mesi si è indebolito il ruolo del direttore (come molti giustamente riconoscono, ottima direttrice), si è azzerato il comitato scientifico, si sono fatti proclami manageriali che non trovano conferma nei fatti e nei tempi.

    Intanto Rovereto attende, e non solo. Gli amanti dell’arte di quella istituzione, i dipendenti che ci lavorano, gli operatori, insomma tanti.

    • Danilo BC

      LA CARA COLLU PARTE LASCIANDO IL NULLA …
      LETTERALMENTE SMANTELLANDO L’EREDITA DI GABRIELLA BELLI. COMPLIMENTI !
      VERAMENTE UN OTTIMA DIRETTRICE …
      CHI LA SEGUIRA’, DOVRA’ RICOSTRUIRE IL MART … MA SIAMO FIDUCIOSI … LA SELEZIONE IN ATTO E’ SERIA E METICOLOSA…
      NON CI SARANNO CHIAMATE DIRETTE DAI POTERI FORTI, COME ACCADUTO CON LEI …

      • Daniela Rizzi Lonardes

        La cosa più chiara del suo commento sono le lettere maiuscole, tecnicamente “l’urlo”. Per il resto si qualifica da se. La Belli fece cose importanti in epoca di vacche grasse, la Collu cose bellissime in tempo di tagli. Avverto che dopo dieci mesi di cda la visione non esiste. Il nuovo direttore/trice neppure. Le uniche macerie sono in chi non crede nel Mart come sostanza di Museo e di contemporaneo. La selezione è lunghissima nei tempi, nella scelta sarà il post mandato a essere giudicato. Non giudico prima, come ho fatto coi predecessori. La precedente selezione fu fatta senza padrini, la leader mondiale di recrutamento (Società che ha selezionato manager nel settore museale da anni con rispetto e professionalità, sono pochissime a farlo, non mi risulta che l’attuale lo abbia fatto in passato) operò una short list su 50 candidati, che poi Bossi Fedrigotti, Settis e Bernabè posero al vaglio. Persone serie e capaci. Le scelte vanno così.
        Il nulla è l’ora dei tempi e della programmazione inesistente. La Collu senza sponsor e con garbo come qualcuno ha detto ha dato una visione inclusiva e forte del museo, con programmi eccellenti. Il resto è chiacchera di chi non ha idea di cosa sia l’innovazione nel contemporaneo.

        • Danilo B

          hahaha !
          Qui l’unica cosa sicura, è che la Collu è stata silurata ! E fortunatamente …
          Il resto è noia …
          il MART certamente le sopravvive … anzi !!!

          • Giuseppe v

            collu senza -nessuna- esperienza internazionale, non maritava assolutamente questa posizione … al di la delle sue capacità …

      • Wue vai al Lourdes

      • Daria B

        ci vorrebbe un nuovo cda e una nuova selezione, questi non ne cavan fuori nulla, e chiaro a tutti a rovereto.

        • Gianpaolo Moli

          Il filosofo roveretano Franco Rella è la proposta del sindaco di Rovereto per comitato scientifico al posto di Feltrinelli.

          È stato già in passato membro del comitato scientifico, in piena era Gabriella Belli, come qualcuno diceva qui, in qualche modo fa pensare veramente a un suo ritorno.
          O almeno nella sua orbita..

      • Maurice Bloch

        Ecco, tra pochi minuti il report annuale del Mart. 2014 Lo segua, rilegga cosa si è fatto, nei dettagli certosini di una professionista seria, funziona così nelle istituzioni guidate da persone capaci e libere. In Italia sono proprio pochi a poterlo dire. In boca lupo Mart, in boca al lupo Cristiana Collu!

    • Visconti B F

      In fondo l’Italia è il Paese del verybello di Franceschini, non abbiamo nulla da aspettarci. Il Mart e questo cda sono lo specchio fedele della bruttura e del non senso. Meglio che Cristiana Collu scelga l’estero, questo è un Paesaccio pieno di Schettini.

    • Maurice Bloch

      Oggi a firma di Alessandro Armani sulla Voce Roveretana è comparso un articolo sulla mitica selezione. Mitica, perchè non finisce mai. Si parla di Giovanna Nicoletti e Danilo Eccher tra i finalisti (una ventina ancora) della selezione. Che riesca a Eccher di avere quello che non gli riuscì tre anni fa? Forse. In ogni caso una scelta, a mio avviso, di basso profilo. Eccher è brava persona ma non lascia il segno, il timbro necessario per fare rivoluzioni. Lo dicono le precedenti esperienze.

      Ancora peggio l`idea di coinvolgere Marco Goldin e la sua “Linea d’Ombra”, la società che ha portato a Brescia e a Treviso diverse mostre dal botteghino facile. Un successo effimero non nel numero dei visitatori ma nel progetto. Nulla hanno a che fare con la dinamicità di un museo e del suo senso didattico che Cristiana Collu era riuscita benissimo a dare.

      Sempre nello stesso articolo si certifica una spesa di 9 milioni in tre anni per le mostre. Non è così se si conoscono i dati nel dettaglio, basterebbe leggerli nel report fornito dal Mart stesso, e voluto dalla sua direttrice. In passato non si sapeva manco cosa fosse. E poi il numero di mostre è stato enorme a parità di soldi spesi. Basta rileggerle. E le grandi mostre erano tante, non solo quella di Antonello da Messina. Ma forse il gusto e la conoscenza dell`articolista sono altri. Mi chiedo se ne abbia viste poi. Ancora più falso è il compenso attribuito alla direttrice. Mi chiedo con quali criteri vengono scritti certi numeri. E certi articoli.

    • Daniela Rizzi Lonardes

      Se qualcuno avesse ancora dubbi, ieri l’assenza completa del cda all’addio di Cristiana Collu è stata la cifra di un management che non riesce a rispettare nemmeno la forma. Forse perchè abituati alla gestione del privato pensano che possono derogare dallo stile. Anche se è vero che lo stile lo si ha o non lo si ha. Assente anche la Provincia maggiore azionista del Mart. Collu esce con stile, ringraziando tutti, e presentando il suo ultimo report, cosa che prima di lei non sapevano cosa fosse, e temo anche dopo. Qualche giornale di parte sottolinea un calo di visitatori nel 2014, e dimentica i tagli corposi. Dimentica che in Italia tutto è in calo, industria, terziario, alimentari, viaggi, turismo. Perché un museo non dovrebbe risentirne? Anzi, i numeri indicano una programmazione più che valida per l’anno trascorso, con una partecipazione alla didattica aumentata, con i prestiti in entrata e in uscita aumentati. E un numero complessivo di visitatori ragguardevole, se si tiene conto che il Museo ha fatto oltre alle mostre ricerca, educazione. E poi era l’anno del Muse, istituzione diversissima dal mart che ha attratto per via della novità e dell’oggetto. Cose che il cda non ha capito, tanto da osteggiare un giorno si è l’altro pure la guida e il successo stesso dell’istituzione.

      Ps. Ora consentitemi una critica a questo giornale, si, ad Artribune, possibile che non si trova spazio per fare inchieste su certi comportamenti dei cda e delle loro gestioni? Possibile che non si riesce a sostenere le direzioni virtuose e capaci?
      Perchè non si attacca la gestione politica con maggiore vigore?

    • Stella Pola

      Non riescono proprio, nemmeno sanno comunicare questa lunghissima attesa. Un museo importante senza guida (e programmazione) fermo da due mesi per l’ostinazione pseudo rivoluzionaria della provincia e del cda. Si capisce che non sanno quali sono i tempi della programmazione museale, della sua gestione. Rimpiango il vecchio cda e la sua direttrice. Ma pare che i media non si accorgano dell’impasse. Questo articolo del 13 dicembre senza neppure un seguito critico ne è una riprova anche qui. Tristezza.

      • Daniela Rizzi Lonardes

        Non ho molto da aggiungere a quanto da lei scritto e da tanti altri in questo forum, rimane un vuoto per chi è partito, e uno inspiegabile nel modo e nei tempi in cui viene ricercato il prossimo direttore. Nessuno spiega, nessuno ne chiede conto.

  • Giorgio

    Ahh..,Renzi ha detto che non ha tempo..

  • Maurice Bloch

    Non resta che un Grande Grazie!!

    Cristiana Collu ha colto con estrema professionalità la gestione del Museo, mantenedo una continuità rispetto al passato, ma allo stesso tempo innovando con competenza, uno standard elevato della proposta e soprattutto l’attenzione verso il territorio.
    Il suo è stato un progetto più che convincente e adatto ai tempi e alla cifra stessa del museo roveretano. Lo ha qualificato con un progetto mai scontato, lo ha riposizionato con quella freschezza tipica di chi non sottostà alle pressioni esterne. E lei, ormai è chiaro a tutti, né ha avute molte. Persino troppe! E nonostante tagli corposi dei fondi nell`ordine dei cinque milioni di euro, c`è stato un aumento di visitatori. Un bilancio a posto e in controtendenza rispetto
    alle logiche gestionali italiane. Basti guardare e confrontare.

    Se si tiene conto che il primo anno della sua gestione le mostre erano in gran parte decise dalla precedente direttrice Belli quello che ha fatto in meno di due anni e mezzo ha del miracoloso. Qualcuno nella discussion qui l`ha già fatto. Cerco di farlo con maggiore dettaglio anche se non compiutamente. Le mostre e le attività: Rudolf Steiner; l`omaggio a Bloomsbury firmato Lea Vergine; Antonello da Messina curato da F. Bologna un percorso non antologico e tutt`altro che scontato, in parallelo a “L’altro
    ritratto” curato magistralmente dal filosofo Jean Luc Nancy; l`archittetura di Adalberto Libera; quella di Alvaro Siza; “La guerra che verrà non è la prima” un`altra grande mostra sui conflitti visti dalla prospettiva di chi li subisce; Afterimage, Rappresentazioni del conflitto alla Civica di Trento sullo stesso tema; Tullio Pericoli; El Lisstzky; Perduti nel paesaggio Lost in Landscape un`altra mostra lontana dagli stereotipi; Mario Radice; Paolo Ventura; Fortunato Depero in diverse prospettive; la selezione originalissima sulla collezione del Mart espressa “finalmente” nella straordinaria mostra “La Magnifica Ossessione”; Giusy Calia e i tanti Project Wall realizzati low coast (parola che nella passata gestione pareva non possibile); Adrian Tranquilli; L `Avanguardia Intermedia
    alla Civica; Andata e ricordo Souvenir de Voyage; Costruire il Trentino con relative Premio; Progetto Cibo, la Forma del Gusto con le sue numerose interazioni live di grandi cuochi che oggi molti imitano per l`Expò e non solo; Bruno Conte; Paco Cao; David Claerbout; Benvenuto Disertori; Fausto Melotti; La collezione delle Foto Trevisan; Ricostruzione Futurista; Italian Futurism, 1909–1944 Reconstructing the Universe al Solomon R. Guggenheim Museum, New York resa possibile dal Mart grazie alla sua lungimiranza sugli scambi. Oltre a queste , tante interazioni con diverse realtà museali trentine,italiane con prestiti o altro.
    Poi ci sono state una serie di piccole mostre, di attività didattiche parallele, con bambini, adulti. Concerti di diversi generi musicali, Letture di Autori famosi, Dibattiti, Poesia, Filosofia. Insomma una struttura davvero aperta e dinamica a più linguaggi. Una rarità nel panorama nazionale. Se uno legge queste cose senza i paraocchi,
    vede che questo non è un omaggio alla direttrice uscente, semmai è stato il suo lavoro a essere un omaggio prezioso per noi.

    Hanno scelto, a mio avviso sbagliando molto, di non riconfermarla, ma almeno dovrebbero dire grazie, e ad alta voce!! Invece vediamo un silenzio surreale con qualche dichiarazione in sottrazione qui e lá. Italietta!

    • Giuseppe

      Grazie
      a Cristiana Collu e grazie a Maurice Bloch che ha ben ricordato con una doverosa ricostruzione delle mostre e attività svolte, perchè sarebbe giusto ringraziare, e perchè sono sbagliate, anche a mio parere, le scelte fatte ora.

    • Silvana

      Come non essere d’accordo! Bella ricostruzione, ad averne di Cristiana Collu in questo Paese! Grazie.

    • Francesco Biagioni Cataldo

      Il suo commento Signor Bloch pone nella sostanza dell’elencare le cose fatte al Mart durante la guida di Cristiana Collu il centro di un lavoro prezioso e raro per la sua offerta.

      Da cittadino trentino sono stato molto orgoglioso di questo periodo virtuoso, in cui un museo il suo staff e soprattutto la visione della direttrice hanno portato al centro l’arte, i cittadini e la sua fruizione.

      Siamo una regione importante che investe molto in arte, ma devo dire con onestà, siamo stati troppo spesso abituati a mostre preconfezionate, a scambi di piacere senza intervenire direttamente nel processo creativo.

      Per la prima volta ho sentito grazia a quella istituzione pulsare il mio tempo, il nostro tempo, in una dialettica costante tra passato presente e futuro.

      Ho sentito la freschezza di far parte di un confine non più separato dalle alpi ma aperto all’Europa.

      La ricerca, i temi, il coinvolgimento con la città mai furono così forti come lo sono stati con Cristiana Collu. La sua scelta di vivere a Rovereto ne è una testimonianza concreta. A differenza di quanto fecero altri.

      L’idea per cui si va al museo non per contemplare ma per interagire è stata una sfida vinta. Mentre eravamo abituati a vedere distacco e distanza.

      Il numero di commenti, e il plauso che Cristiana Collu anche su questo forum riceve ne sono una prova viva. È raro su Artribune vedere tanti interventi appassionati.

      Salvo pochissimi mi pare chiaro che l’ammirazione verso la direttrice uscente non fosse un caso. Nulla accade a caso. Mi unisco ai tanti grazie pronunciati qui, con l’augurio che trovi la fortuna che si merita.

      • danilo Bc

        LA CARA COLLU PARTE LASCIANDO IL NULLA …
        LETTERALMENTE HA SMANTELLATO L’EREDITA DI GABRIELLA BELLI. COMPLIMENTI !
        VERAMENTE UN OTTIMA DIRETTRICE …
        CHI LA SEGUIRA’, DOVRA’ RICOSTRUIRE IL MART … MA SIAMO FIDUCIOSI … LA SELEZIONE IN ATTO E’ SERIA E METICOLOSA…
        NON CI SARANNO CHIAMATE DIRETTE DAI POTERI FORTI, COME ACCADUTO CON LEI …

  • Idea ci vuole uno straniero, cinese, arabo o indiano , questa si che sarà una scelta valida basta con favoritismi e clientelismi

  • Caro Manabelli

    Ci sono galleristi piccoli che hanno coraggio in questo paese, parlano, cantano e alle volte urlano, perchè sono vivi e liberi di costruire il proprio lavoro come preferiscono.

    Fa quasi tenerezza la sua nostalgia per il medio evo, ma questo è il passato.

    Personalmente mi occupo di mercato, non ho mai cercato la strada dei musei per i miei artisti.

    Cristiana Collu non è un problema, è il passato.
    In questo momento Il MART ha la grande opportunità di cambiare, di essere illuminato da una luce nuova, chi viveva nel buio senza visione ha già fatto le valigie.

    I numeri e i bilanci sono pubblici, non hanno appartenenza, sono numeri, i numeri parlano.

    Le comunico inoltre che la terra è una sfera schiacciata ai poli è non una tavoletta sospesa nel vuoto.

    Vale anche per lei chi sia, cosa e come faccia è del tutto indifferente, dato che per qualche banale frecciatina e citazione da liceale si nasconde dietro l’anonimato.

    A dire la verità gli argomenti sono stati molti, conti fino a mille e veda di essere preciso e puntuale, se ne è capace.

    Mai detto di conoscere il MART più di chiunque, il dubbio è se lei ci sia mai stato, oppure sia solo uno dei tanti commenti telecomandati di turno.

    Lasci perdere il medioevo è passato da tanto tempo, resta solo nelle buie sacrestie e nelle menti oscure e senza visione, capisce perfettamente di cosa parlo.

    Il suo intervento è completamente vuoto, solo un esercizio di retorica, non ha sfiorato nemmeno un concetto oppure un argomento concreto.

    Mi pare giusto rispondere agli interventi, anche senza consistenza e banali come i suoi.

    Anche io mi faccio gli auguri per il futuro.

    • Manabelli

      Il problema non è essere piccoli, o piccoli piccoli, o piccoli piccoli piccoli, il problema è la supponenza di credere di dire cose sensate e magari si essere pure seguiti. Né è prova questo forum, non trova un solo avallo alle sue “rivoluzionarie” proposizioni. Medioevale é la sua critica non Roscellino, che lei non conosce. Come non conosce il Mart è l’uscente direttrice. Non conosce e neppure vuole pieno com ‘è di un orgoglio da altri ritenuto sospetto. Hanno portato mille argomenti sul perchè questa direzione ha innovato e accresciuto il valore museo, ma lei è sordo e cieco. E lo è perché essendo telecomandato, lei si, pensa che gli altri lo siano pure. Ma si sbaglia di grosso. I bilanci al mart sono pubblici in ogni minimo dettaglio, cosa che in passato non veniva fatto, sarà anche questo un caso. Il caso in Italia non è mai tale. Come le chiacchere vuote piccole piccole piccole. Se uno ha qualcosa da dire dica, ma lo dica chiaramente e con argomenti, altrimenti taccia. Vorrei augurarle carriera e successo, ma in tutta onestà se le premesse sono queste la vedo dura. In quanto all’anonimato, l’unico a esserlo qui è proprio lei.

      • Caro Manabelli,

        Bello il suo il medio evo, ma l’evoluzione della nostra terra ha sempre dimostrato che i piccoli o i piccoli piccoli o i piccoli piccoli piccoli hanno sempre sconfitto i più grandi, dai dinosauri in poi.

        Il problema mi pare che lei sta creando uno specchio dove proietta le sue problematiche personali.

        Come detto in precedenza ho ricevuto in privato diversi ringraziamenti da persone fuori e dentro il MART, persone vere, non pseudonimi di fantasia.

        Nessuna proposizione rivoluzionaria, ma un analisi puntuale di alcuni interventi di casta e in ginocchio.

        Queste pagine servono per dibattere e conoscere.

        L’impressione che si sta creando è che lei non conosca il MART, gira intorno alle questioni senza mai entrare nel merito.

        Ai mille argomenti di merito erano aleatori quando non del tutto partigiani, oppure peggio di casta.

        Non tutti sono telecomandati, a qualcuno piace baciare le parti basse di suo.

        Ho detto e ribadisco che i numeri e i bilanci sono pubblici, un museo è fatto di molte persone, i meriti vanno divisi fra tutti.

        Penso che sul fatto che sulla terra sia rotonda concordi, non leggo un commento in merito.

        Fino adesso non ha detto nulla.

        Anche io mi auguro carriera e successo.

        No, non può cambiare le carte in tavola, l’anonimo è lei.

        Riedizione speciale terzo intervento.

        Da Italiano mi piace capire e discure con altri i meccanismi con i quali si creano le eccellenze professionali e umane del paese.

        Spesso si scopre che dietro delle vantate eccellenze ci sono solo interessi personali oppure di casta e troppo spesso blande difese d’ufficio.

        Pare strano ma Il tifo di molti è verso la meritocrazia, allontanare un eccellenza, significa semplicemente sostituirla con un altra migliore.

        La forma è sostanza e la sostanza è forma.

        Chi accetta di partecipare a un concorso ne accetta le regole.

        L’espressione trombato/a fa parte del dizionario italiano, nella lingua di Dante descrive con precisione il seguente significato:

        trombato

        agg. e s.m.

        1.

        agg.

        Bocciato in un’elezione, in un esame, in un concorso.

        “un candidato t.”

        2.

        s.m.

        Chi non è stato eletto in una consultazione elettorale o è stato bocciato a un esame o a un concorso.

        “un t. eccellente”

        La rapida nomina mi pare un esempio di efficienza.
        I concorsi si fanno per vincere, se come lei sostiene, tutto era deciso prima, scarsa lungimiranza di chi vi ha partecipato.

        In questo passaggio ha ragione, rapidamente si deve costruire un comitato scientifico con figure di spicco.

        Gli imprenditori spesso non capiscono d’arte, come spesso alcuni direttori non capisco nulla di bilanci.

        Più che una reticenza la sua mi pare un vezzo fuori moda.
        Dato che queste righe sono lette da molte persone dare delle indicazioni, è semplicemente un occasione di discussione e confronto per tutti.

        Evidentemente, non ho la sua esperienza, da quello che vanta, immagino anche per ragioni anagrafiche.

        Le lenti colorate in montagna servono a vedere meglio.

        Il MUSE non è male, non funziona la parte parte residenziale, completamente fuori mercato.
        Per il resto vedremo.

        Curiosa la sua acredine nei confronti delle sagre.

        Anche il mercenario che lavora per la legione straniera ha la sua dignità.

        La Biennale di Venezia è sempre qualcosa di straordinario, qualsiasi ruolo si abbia in quel momento.

        Non siamo tutti uguali, per fortuna.

      • Manabelli prepari qualcosa di nuovo, altrimenti continua a riscaldare la stessa zuppa, cerchi di dare il meglio di se stesso.

  • Anarcordbell

    Purtroppo non tutti i cda sono uguali, ci sono quelli efficienti e visionari e quelli lentissimi e senza visione. È successo al Mart, che non sapendo quale identità vuole, pensa di sopperire a quella passata con proclami di efficienza che non è mai pervenuta.

  • Caro Manabelli,

    Bello il suo il medio evo, ma l’evoluzione della nostra terra ha sempre dimostrato che i piccoli o i piccoli piccoli o i piccoli piccoli piccoli hanno sempre sconfitto i più grandi, dai dinosauri in poi.

    Il problema mi pare che lei sta creando uno specchio dove proietta le sue problematiche personali.

    Come detto in precedenza ho ricevuto in privato diversi ringraziamenti da persone fuori e dentro il MART, persone vere, non pseudonimi di fantasia.

    Nessuna proposizione rivoluzionaria, ma un analisi puntuale di alcuni interventi di casta e in ginocchio.

    Queste pagine servono per dibattere e conoscere.

    L’impressione che si sta creando è che lei non conosca il MART, gira intorno alle questioni senza mai entrare nel merito.

    Ai mille argomenti di merito erano aleatori quando non del tutto partigiani, oppure peggio di casta.

    Non tutti sono telecomandati, a qualcuno piace baciare le parti basse di suo.

    Ho detto e ribadisco che i numeri e i bilanci sono pubblici, un museo è fatto di molte persone, i meriti vanno divisi fra tutti.

    Penso che sul fatto che sulla terra sia rotonda concordi, non leggo un commento in merito.

    Fino adesso non ha detto nulla.

    Anche io mi auguro carriera e successo.

    No, non può cambiare le carte in tavola, l’anonimo è lei.

    Riedizione speciale terzo intervento.

    Da Italiano mi piace capire e discure con altri i meccanismi con i quali si creano le eccellenze professionali e umane del paese.

    Spesso si scopre che dietro delle vantate eccellenze ci sono solo interessi personali oppure di casta e troppo spesso blande difese d’ufficio.

    Pare strano ma Il tifo di molti è verso la meritocrazia, allontanare un eccellenza, significa semplicemente sostituirla con un altra migliore.

    La forma è sostanza e la sostanza è forma.

    Chi accetta di partecipare a un concorso ne accetta le regole.

    L’espressione trombato/a fa parte del dizionario italiano, nella lingua di Dante descrive con precisione il seguente significato:

    trombato

    agg. e s.m.

    1.

    agg.

    Bocciato in un’elezione, in un esame, in un concorso.

    “un candidato t.”

    2.

    s.m.

    Chi non è stato eletto in una consultazione elettorale o è stato bocciato a un esame o a un concorso.

    “un t. eccellente”

    La rapida nomina mi pare un esempio di efficienza.
    I concorsi si fanno per vincere, se come lei sostiene, tutto era deciso prima, scarsa lungimiranza di chi vi ha partecipato.

    In questo passaggio ha ragione, rapidamente si deve costruire un comitato scientifico con figure di spicco.

    Gli imprenditori spesso non capiscono d’arte, come spesso alcuni direttori non capisco nulla di bilanci.

    Più che una reticenza la sua mi pare un vezzo fuori moda.
    Dato che queste righe sono lette da molte persone dare delle indicazioni, è semplicemente un occasione di discussione e confronto per tutti.

    Evidentemente, non ho la sua esperienza, da quello che vanta, immagino anche per ragioni anagrafiche.

    Le lenti colorate in montagna servono a vedere meglio.

    Il MUSE non è male, non funziona la parte parte residenziale, completamente fuori mercato.
    Per il resto vedremo.

    Curiosa la sua acredine nei confronti delle sagre.

    Anche il mercenario che lavora per la legione straniera ha la sua dignità.

    La Biennale di Venezia è sempre qualcosa di straordinario, qualsiasi ruolo si abbia in quel momento.

    Non siamo tutti uguali, per fortuna.

  • Riedizione speciale secondo intervento.

    A dire il vero l’attuale direttrice uscente fu scelta da Franco Bernabè.
    Non ci vedo grandi differenze sono grandi compagnie di cercatori di teste.
    Oltre che le impressioni personali servirebbero dei dati alla mano, per valutare queste affermazioni.
    Altrimenti suonano come una debole difesa corporativa.

    I musei privati sono autonomi.
    Quelli pubblici dipendono da un amministrazione.

    Qui il passaggio diventa delicato, la prima impressione è stata esattamente il contrario, cioè è la direttrice uscente, che ha scaricato tutte la sue incertezze e debolezze nella guida sul CDA, che semplicemente ne ha preso atto.

    Evidente che tutto si può fare sempre meglio.

    Non siamo in un italico talk show, l’elenco dei paesi europei lo conosciamo, diciamo i nomi delle istituzioni virtuose da imitare e nel tempo superare.

    Non diciamo puttanate.
    Tutti vogliamo il MART.

    Vogliamo un nuovo corso pieno di risorse, economiche e culturali.
    Pieno di opportunità per tutti, idee nuove, energia e eleganza.

    Un museo non è fatto solo da un direttore, più o meno bravo.
    Un museo è fatto di molte persone, tutte importanti.

    Indipendente da cosa?

  • Esiste uno spunto interessante tra tutte le cose che ha scritto.

    Lei pensa che la discussione sia nata per una sorta rancore di non poter esporre gli artisti al MART, come spiegato in precedenza una accusa ridicola e assolutamente falsa.

    Mi occupo di mercato, mai cercato questa strada o scorciatoia per valorizzare un opera o un autore.

    Quello segnalato da lei però significa che sia una forma praticata e forse non sempre al meglio.

    Mi ha fatto tornare in mente una cosa che ho visto nell’ultima rassegna presentata al MART, se ha modo di visitare la mostra penso possa trovare conferma, in generale l’allestimento ha diversi limiti, non ha una lettura fluida.

    In una sala si notano delle opere che non hanno nessuna logica espositiva, ne per linguaggio, epoca, iconografia, formato, colore.
    Una sorta di anacronismo.

    Delle opere che forse anche lei giudicherebbe da dilettanti.

    Andando a leggere i titoli si tratta di una courtesy di un autore contemporaneo di una galleria.

    Niente di male, non è un peccato capitale, in altri commenti si fanno dei ragionamenti molto interessanti sul rapporto importante tra le gallerie private e il museo, in futuro penso ci saranno dei rapporti sempre più stretti tra pubblico e privato.

    Quello che fa pensare, è una direttrice declamata da molti come un talento, indipendente, pagata profumatamente, faccia quello che in gergo si chiama una marchetta per fare un favore evidente a un gallerista.
    Peggio per delle opere di scarso interesse.

    Forse come le piace ripetere ingenuità mia.

    Come sottolineato da lei un museo dovrebbe avere dei parametri qualitativi e scientifici elevati.

    Se di favore si deve trattare, almeno un minimo di eleganza.

    Detto questo, anche sbagliando completamente bersaglio la ringrazio per aver dato uno spunto interessante su come e quali livelli operano alcuni direttori forse santificati troppo presto, e nella discussione generale.

    • Giuseppe

      Lei è molto distratto. Professa di non leggere, di non essere laureato (sorvoliamo sul tema), di vedere le mostre e di giudicarle da suo occhio universale. Emmette sentenze e formula illazioni sul lavoro al Mart e in particolare sulla correttezza del suo direttore. Tipo questa della galleria privata. Il pregiudizio è cifra di ogni suo intervento, così come la certezza che l’ignoranza la piaga di questa umanità.
      Posto per intero il comunicato Mart sulla mostra, faccia lo sforzo per una volta di leggerlo, chissà magari capirà il lavoro che c’è dietro, anche se ho dubbi che lo faccia.

      Cit. dal sito Mart: “l a mostra è un progetto diretto da Cristiana Collu, a cura di Nicoletta Boschiero, Saretto Cincinelli, Gustavo Corni, Gabi Scardi, Camillo Zadra, in collaborazione con esperti di storia e arte contemporanea. Attraverso lo sviluppo di contributi complementari fra loro, l’esposizione si allontana dalla semplice riflessione sulla storia e offre uno sguardo più complesso sull’attualità del conflitto, ancora oggi al centro del dibattito contemporaneo. La Prima guerra mondiale, di cui ricorre il Centenario, tra gli eventi più drammatici e significativi della storia, rappresenta dunque il punto di partenza di un’indagine più ampia che attraversa il XX secolo e arriva ai conflitti dei nostri g iorni. Il Mart si misura con il più difficile, travagliato e scabroso dei temi, facendosi carico non solo del racconto della storia, ma anche dell’esposizione articolata di alcune delle verità che lo contraddistinguono. Questo progetto ha richiesto e richiede non solo oggettività e distanza ma partecipazione e chiarezza. Non basta non volere la guerra e desiderare la pace. Muovendo dalla celebre poesia di Bertolt Brecht, “La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente”, il Museo costruisce una narrazione dalla quale scaturisce un intenso viaggio che affonda le sue radici nelle guerre di un secolo, ritrovandosi nella più tragica storia recente. La mostra sviluppa il tema adottando molteplici punti di vista e toccandone anche gli aspetti più sensibili, delicati e talvolta controversi. Il percorso espositivo lascia emergere l’evento come risultato di una composizione in cui l’arte si confronta con la storia, la politica e l’antropologia. Ricorrendo a una sorta di complesso montaggio tematico e temporale, l’esposizione evita di seguire un preciso filo cronologico, dimostrando – tramite inediti accostamenti e cortocircuiti semantici – come tutte le guerre siano uguali e, allo stesso tempo, come ogni guerra sia diversa. L’intento non è quello di inventariare i conflitti di ieri e di oggi, né quello di misconoscere le irriducibili differenze storiche, ma la volontà di mantenere aperta la ricerca e la riflessione in un luogo in cui ricordare non significhi ridurre un evento a qualcosa di pietrificato, archiviato e definitivamente sigillato in se stesso ma, all’opposto, riveli interpretazioni e riletture capaci di esprimerne tutta la complessità.
      L’arte entra in contatto con la quotidianità, i capolavori delle avanguardie dialogano con la propaganda, la grammatica espositiva completa e rinnova il valore di documenti, reportage, testimonianze. Installazioni, disegni, incisioni, fotografie, dipinti, manifesti, cartoline, corrispondenze, diari condividono gli oltre tremila metri quadrati del piano superiore del Mart e si misurano con sperimentazioni artistiche più recenti, installazioni sonore, narrazioni cinematografiche: documentari originali, video e film. Esposti anche numerosi reperti bellici impiegati nella Prima guerra mondiale, il cui ritrovamento è il capitolo più recente di una vicenda ancora attuale, nella quale ogni oggetto racconta la propria storia. Il progetto allestitivo, realizzato dal designer catalano Martí Guixé, traduce le due anime della mostra, storica e contemporanea, costruendo un palinsesto che tiene insieme follia, disordine ritmo, luce e speranza. Alle espressioni della contemporaneità è affidato il compito di amalgamare e scandire il percorso e i tempi della visita. Ne scaturisce una visione trasversale che tiene conto dei punti di vista della storia, dell’arte e del pensiero contemporaneo che contestualizza il passato. Un racconto sulla guerra e della guerra. L’allestimento è realizzato senza soluzione di continuità, affinché il visitatore scelga autonomamente da quale ingresso cominciare il proprio percorso e come costruirlo, affrontando la mostra e il suo tema in totale libertà. Ciò risulta indispensabile in un’esposizione tanto complessa, che emoziona, turba, disturba ma allo stesso tempo concilia e mette l’essere umano in contatto con una delle sue componenti più viscerali e oscure. La guerra che verrà non è la prima è una mostra vertiginosa nella quale si sviluppano sottotesti tematici, focus narrativi e affondi mirati, una trama di linguaggi tra i quali spicca a più riprese, filo rosso tra i fili che la mostra intreccia, il Futurismo. L’esposizione presenta alcuni capolavori storici provenienti dalle collezioni del Mart fra i quali opere di Giacomo Balla, Anselmo Bucci, Fortunato Depero e Gino Severini. Una lunga serie di prestigiosi prestiti nazionali e internazionali provenienti da collezioni pubbliche e private e gallerie completa il progetto. Numerose, inoltre, le opere di artisti che hanno vissuto il dramma della Grande guerra, la lista comprende, oltre ai già citati maestri dell’avanguardia italiana, Max Beckmann, Marc Chagall, Albin Egger-Lienz, Adolf Helmberger, Osvaldo Licini, Arturo Martini, Pietro Morando, Mario Sironi ed è integrata dai lavori di registi dell’epoca come Filippo Butera, Segundo de Chomón, Abel Gance. la guerra che verrà non è la prima Tra gli artisti impegnati direttamente nel conflitto, un approfondimento è dedicato al fotografo cecoslovacco Josef Sudek. La guerra è raccontata non solo come esperienza vissuta in prima persona, ma anche come pensiero ricorrente nella ricerca di molti artisti tra cui Lida Abdul, Enrico Baj, Yael Bartana, Alberto Bregani, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Pascal Convert, Gohar Dashti, Berlinde De Bruyckere, Paola De Pietri, Harun Farocki, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Alfredo Jaar, William Kentridge, Mateo Maté, Adi Nes, ORLAN, Sophie Ristelhueber, Thomas Ruff, Anri Sala, Artur Zmijewski. Vengono inoltre presentate le migliori produzioni di alcuni artisti inediti al pubblico italiano come la serie completa delle 15 xilografie di Sandow Birk che misurano oltre due metri e mezzo l’una. Birk narra la guerra in Iraq rifacendosi alle 18 xilografie del ciclo Les Grandes Misères de la guerre di Jacques Callot (1633) alle quali si ispirò anche Francisco Goya per la realizzazione dei famosi Desastres de la guerra (1810-1815) sulla Guerra d’indipendenza spagnola. La celebre installazione In Flanders Fields di Berlinde De Bruyckere viene presentata per la prima volta accanto alle fotografie storiche che l’hanno ispirata, provenienti dell’archivio fotografico del In Flanders Fields Museum di Ypres (Belgio), nel quale l’artista ha trascorso un periodo di residenza. Saranno inoltre esposti l’intera serie House beautiful: bringing the war home di Martha Rosler, una tra le più note riflessioni sul rapporto fra guerra e media; Atlantic Wall di Magdalena Jetelová, installazione fotografica sui bunker della Seconda guerra mondiale, ispirata ai testi del filosofo francese Paul Virilio e l’installazione Picnic o il buon soldato di Fabio Mauri con la quale l’artista aveva creato una sorta di natura morta utilizzando reperti originali e di uso comune del periodo bellico. Paolo Ventura, artista in residenza al Mart già ospite della Casa d’Arte Futurista Depero nel 2013, ha realizzato un progetto context specific dal titolo Un reggimento che va sottoterra. Infine, è straordinariamente esposto, per la prima volta dopo il recente restauro, Guerra-festa di Fortunato Depero, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. In occasione della mostra al Mart sono stati restaurati preziosi documenti d’archivio, opere, manifesti e reperti della Prima guerra mondiale provenienti dal Museo dell’aeronautica Gianni Caproni di Trento, dal Museo Civico del Risorgimento di Bologna, dalla Soprintendenza per i beni architettonici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento e dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici e etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso – Collezione Salce. Il volume che accompagna il progetto interpreta il racconto espositivo attraverso i preziosi contributi di Massimo Recalcati, Rocco Ronchi, Marina Valcarenghi, Jean-Luc Nancy, Marcello Fois, Gustavo Corni, Diego Leoni, Fabrizio Rasera, Camillo Zadra, Saretto Cincinelli, Gabi Scardi, Marco Mondini, Paolo Pombeni, Franco Nicolis e gli approfondimenti di Serena Aldi, Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Selena Daly, Duccio Dogheria, Daniela Ferrari, Francesca Franco, Luca Gabrielli, Denis Isaia, Mariarosa Mariech, Marta Mazza, Luciana Senna, Alessandra Tiddia, Federico Zanoner.
      La guerra che verrà non è la prima. Grande guerra 1914-2014 è un progetto del Mart in collaborazione con Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento; Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto; Laboratorio di storia, Rovereto; Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso; Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento; Servizio Emigrazione e Solidarietà internazionale della Provincia autonoma di Trento.”

      • Caro Giuseppe,

        Naturalmente come abitudine di lei non sappiano niente. Si nasconde comodamente dietro l’anonimato.

        Non ho idea se lei oltre fare pigramente copia incolla legga oppure sia laureato (sorvoliamo sul tema).

        Essere distratti, solitamente se non si è in autostrada non è una cosa pericolosa.

        Un direttore è responsabile di quello che espone.

        Le mostre si guardano e si giudicano con un occhio personale, non sono un giudice e non emetto sentenze, esprimo il mio punto di vista personale.

        Assolutamente nessun pregiudizio, quando vado a visitare una mostra lo faccio per vivere un esperienza diretta è senza preconcetti, come ogni persona di buon senso.

        Leggendo il suo commento sono pienamente con lei, in internet l’ignoranza è la prima piaga, il copia incolla è seconda.

        Al contrario di un giallo,dalle prime righe forse si può capire il perché il progetto non convinca, Mettere tanti curatori, va bene accontentare tante persone, ma crea più confusione che altro, niente di tragico.

        Detto questo sono abituato a valutare serenamente i risultati formali.

        Il testo mi pare un ottimo comunicato stampa.

      • Daria B

        Bella sintesi!

  • Dario

    Pare che Napolitano voglia aiutare il cda, due annetti per agevolare il travaglio di corso Bettini.

  • Argo

    Riusciranno i nostri “eroi” a dare una direzione a questo museo? E meno male che vengono dal sistema della produzione.. dei tempi brevi…

  • Ma allora nasce il bambino

  • Daniela Rizzi Lonardes

    Questo Cda non ha la prontezza del precedente, pare che il nuovo direttore non si conoscerà prima di metà febbraio. Si parla di 80 candidati, trovo il numero eccessivo se lo si immagina con figure che abbiano caratteristiche consone. Intendo dire che la scrematura si fa subito e in genere rimangono solo una trentina. E si giudicano a partire dall’esperienza museale. necessaria e comprovata. Una lentezza anomala se non un poco amatoriale. Quando la Belli andò via, un mese prima la scelta della Collu era stata fatta. Così funziona ovunque. Ed anzi in certe istituzioni europee i passaggi sono noti tre fino a sei mesi prima. Altrimenti come si fa a programmare il 2015? Immagino che la Collu lo abbia fatto ma non a copertura di tutto l’anno. Chi è poi che riesce a recuperare mostre e curatori Last minute?? Che brutta situazione, povera Rovereto, povero Mart!!

    • Stella Pola

      Giustissima osservazione! Ma gli organi di controllo naturali, i giornali, non fanno la loro funzione critica, quindi tutto passa nel silenzio.

  • L’Urlo di Eduard Munch , basta leggere libri demenziali , ci vuole trasparenza io credo che possa esistere un museo pubblico senza un direttore ma curato dagli artisti e gratis .
    Poi aggiungo chi vuol fare il direttore di museo deve farlo gratis anzi Free provare x credere . Mr. Roberto Scala

  • Valeria Zanatteri

    150 commenti!! Una specie di piccolo record per Artribune… fa piacere leggere questo forum, dimostra l’interesse vivo dei lettori a una istituzione molto stimata. Fa piacere anche leggere gli apprezzamenti a Cristiana Collu, gli merita. Molti temi sono stati sviscerati, sarebbe bello vederlo riletto in un condensato di articolo, anche qui su Artribune. Ho invece notato poca attenzione nei media trentini, qualcosa, ma in generale meno di quello che i media dovrebbero fare per stimolare un dibattito sul sistema museale di quella regione. Invece non si parla altro che di Muse e popcorn. Ho sempre ritenuto fondamentale il ruolo dell’informazione sul fungere da stimolo e traino alle attività museali, invece rimangono parsimoniosi se non con il silenziatore. Spesso si parla di far sistema, ecco, da quelle parti manca proprio.

  • Annibale Carotenuto

    Leggo questo articolo e tutti i commenti con passione. Pareva che la scelta fosse immediata, invece l’articolo è di un mese e mezzo fa. Se penso che le dimissioni erano note da tre mesi, e che il cda è insediato da nove, capisco perchè l’Italia è così statica e polverosa in tutto. Si tratta di un museo bello e importante, ma non può volerci così tanto tempo!! Siamo proprio lontani dall’europa, anche nella più vicina Rovereto. In quanto alla direttrice Cristiana Collu, da visitatore del museo, non che farle i complimenti. Ho visto tante belle cose questi anni. Chi verrà? Non mi auguro che torni il clima da astronave lontana dal contesto, con mostre preconfezionate altrove.

  • Gio

    Sarà la Vescovi a dirigere il Mart?

  • Poletti S.

    Mistero Mart, mistero Rovereto, mistero politica. Mistero. Facciamo una lettera a “chi l’ha visto?”