Biennale di Venezia 2015, Irlanda rappresentata dal minimalismo narrativo di Sean Lynch. Per il Brasile ancora un padiglione collettivo, con Antonio Manuel, Berna Reale e André Komatsu

Anche la soglia critica dei sei mesi al via della 56a Biennale d’Arte di Venezia è ormai stata valicata, e l’Italia – riempita con Vincenzo Trione la casella del curatore del padiglione – dovrà ormai attendere quantomeno il nuovo anno per conoscere gli artisti dai quali sarà rappresentata. Chi invece anticipa la fine dell’anno è […]

Sean Lynch

Anche la soglia critica dei sei mesi al via della 56a Biennale d’Arte di Venezia è ormai stata valicata, e l’Italia – riempita con Vincenzo Trione la casella del curatore del padiglione – dovrà ormai attendere quantomeno il nuovo anno per conoscere gli artisti dai quali sarà rappresentata. Chi invece anticipa la fine dell’anno è l’Irlanda, che annuncia la scelta dell’artista Sean Lynch come alfiere nel padiglione piazzato all’Arsenale, con il progetto dal titolo Adventure: Capital. Evidente anche dal titolo il riferimento alla figura di Joseph Beuys, e in particolare alla sua visita in Irlanda nel 1974, per un artista multimediale che coniuga il minimalismo con un approccio narrativo dal chiaro ingaggio sociologico.
E negli stressi giorni è anche il Brasile a sciogliere le riserve sulla sua presenza in Laguna, optando – come ormai da prassi – per un padiglione collettivo: sono gli artisti Antonio Manuel, Berna Reale e André Komatsu quelli selezionati dai responsabili Luiz Camillo Osorio e Cauê Alves. Una scelta dettata da una parte dalla rilevanza della poetica degli artisti nella scena contemporanea, dall’altra dalla loro attenzione a contrastanti questioni sociali brasiliane sempre aperte. “Il volto della dittatura alla fine del 1960 ha costretto alcuni artisti a un tipo di impegno in cui le strategie concettuali hanno dovuto fare i conti con la precarietà materiale e la debolezza fisica. Azioni che – senza perdita di intensità lirica – hanno spesso stravolto le forme consolidate di percezione della realtà“, hanno commentato in un comunicato i curatori.

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.