Tilda Swinton al Palais Galliera di Parigi mette in scena gli abiti di un guardaroba. Stravolgendoli, senza modificarli. Cloakroom, la nuova performance dell’attrice britannica

Attrice di straordinario talento e intensità, colta, versatile, creativa fino al midollo. Una che non si fa mancare niente, là dove c’è da sperimentare. Tilda Swinton, a coté dei tanti ruoli importanti, per altrettanto indimenticabili film  (da Caravaggio e Wittgensien di Derek Jermnan a Orlando di Sally Potter, da The Limits of Control di Jim Jarmusch  a The […]

Tilda Wsinton, Cloakroom – Vestiaire obligatoire, - foto Katerina Jebb

Attrice di straordinario talento e intensità, colta, versatile, creativa fino al midollo. Una che non si fa mancare niente, là dove c’è da sperimentare. Tilda Swinton, a coté dei tanti ruoli importanti, per altrettanto indimenticabili film  (da Caravaggio e Wittgensien di Derek Jermnan a Orlando di Sally Potter, da The Limits of Control di Jim Jarmusch  a The Zero Theorem di Terry Gilliam), continua a portare avanti intense collaborazioni con marchi e nomi di primo piano: protagonista di iconici fashion film (l’ultimo girato per Mercedes-Benz), ma anche di progetti performativi e installativi accolti da musei ed eventi internazionali. Con la sua silhouette androgina, l’eleganza innata, il volto diafano e quell’aria tanto aggraziata, quanto selvatica, Tilda si muove lungo un confine mobile ed esatto: arte, cinema, moda. In un unico movimento autoriale.
Da qualche tempo è in corso un progetto con Olivier Saillard – direttore del Palais Galliera, museo parigino dedicato al fashion – presentato annualmente in occasione del Festival d’Automne. Nel 2012, con “Impossible Wardrobe”, Swinton calcava una passerella indossando dei capi storici, delicatissimi, selezionati dagli archivi del Museo: dal frac di Napoleone, a un collare di ermellino appartenuto a Sarah Bernhardt. Incantevole resurrezione di corpi, stili, narrazioni.
L’anno dopo fu la volta di “Eternity Dress”, in cui il rituale sartoriale diventava azione di teatro, con indumenti progettati, misurati, tagliati e confezionati su misura per lei, dinanzi al pubblico: statuaria musa per i designer in scena, Tilda era il fulcro di una pièce artigianale, che svelava in forma di performance il segreto e l’incanto del fatto a mano.

Tilda Swinton in The Impossible Wardrobe
Tilda Swinton in The Impossible Wardrobe

Quest’anno il Palais Galliera ospita, fino al 29 novembre, “Cloakroom – Vestiaire obligatoire”, nuovo progetto in cui il pubblico ha un ruolo decisivo. Tutto parte dall’idea di “guardaroba”, luogo per eccellenza che accoglie i visitatori di un teatro, di un cinema , di un museo. In questi spazi dell’anonimato si accatastano, giorno dopo giorno, quintali di cappotti, giacche, borse, sciarpe, ombrelli, una massa informe puntellata da bigliettini di carta numerati. Identità che si confondono, per il tempo di un visita. Tilda Swinton chiede alle persone di depositare su un tavolo i loro capi, poi li indossa e con la sua fisicità, con una sequenza di gesti, con la natura della sua presenza, li reinventa e li trasforma. Abitandoli, connotandoli.  Lasciandovi  un messaggio, un profumo, una traccia, un’immagine, un’impronta. Il tutto nel silenzio austero dello spazio, intervallato dai suoni ambientali di Mode-F, noto collettivo di compositori, musicisti e dj, specializzati in soundtranck per sfilate e fashion show.
Quella di Cloakroom è, in qualche modo, una nuova collezione. Fatta di abiti usati, di memorie casuali, di oggetti offerti e stravolti, senza passare da un taglio o da un’impuntura. Tutto resta nello spazio intimo della vestibilità, della memoria e dell’identità. La testimonianza di come un abito – che è involucro, contenitore, superficie incisa – resti sempre materia plastica, compiuta nell’incontro con un corpo, con una nuova storia. Continuamente aperto al cambiamento e all’interpretazione, come ogni cosa viva.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.