Sarà il tedesco Christian Jankowski il curatore di Manifesta 11, nel 2016 a Zurigo. Dopo Cattelan a Torino, un altro artista che manda in pensione il ruolo curatoriale?

I paladini dell’idea del tramonto della figura del curatore, che – come sentito spesso negli ultimi giorni in occasione della mostra griffata Cattelan a Torino – può essere tranquillamente sostituito da un artista, ora avranno un’altra robusta freccia per il proprio arco. Già, perché sarà proprio un artista, il tedesco Christian Jankowski, a curare Manifesta […]

Christian Jankowski

I paladini dell’idea del tramonto della figura del curatore, che – come sentito spesso negli ultimi giorni in occasione della mostra griffata Cattelan a Torino – può essere tranquillamente sostituito da un artista, ora avranno un’altra robusta freccia per il proprio arco. Già, perché sarà proprio un artista, il tedesco Christian Jankowski, a curare Manifesta 11, la Biennale itinerante che nel 2016 sarà ospitata in Svizzera, a Zurigo. Dopo la riuscita edizione di San Pietroburgo, curata da Kasper König, si torna dunque nella vecchia Europa: le precedenti edizioni hanno avuto luogo a Rotterdam, Lussemburgo, Ljubljana, Francoforte, San Sebastian, Trentino-Alto Adige, Murcia, Genk.
Per la prima volta nella storia di Manifesta, un artista assumerà la carica di Chief Curator e lavorerà su un progetto per un intero ambiente urbano”, ha commentato Hedwig Fijen, direttrice di Manifesta. “Jankowski potrà approcciare le complesse identità della città in modo inaspettato, raggiungendo un pubblico che va al di là della ristretta cerchia dei frequentatori delle biennali d’arte contemporanea“.
Jankowski (Göttingen, 1968) ha in realtà già diverse esperienze come curatore, a partire da un proprio spazio indipendente, Friedensallee 12, animato ad Amburgo nel periodo 1992-1996. Come artista vanta due partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1999 e nel 2013, e una alla Whitney Biennial, nel 2002. Fra le sue recenti mostre personali quelle al CCA Ujazdowski Castle, Varsavia (2013) e al Macro di Roma (2012). Nel 2016 si troverà a lavorare in una città come Zurigo che sarà fulcro delle celebrazioni per il centenario del movimento Dada.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
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    Perché no quante volte i curatori sono degli artisti che usano artisti?