Ristoranti di museo. Ecco cosa cambia con la nuova guida Michelin. Prendono la stella il ristorante del Lucca Museum, del Macro Testaccio e l’artsy Del Cambio di Torino

Da sempre Artribune si occupa e segue il panorama (non propriamente esaltante in Italia, ma seguiamo infatti anche l’estero) dei ristoranti di museo. La presentazione della nuova edizione 2015 – la sessantesima – della Guida Michelin è dunque occasione propizia per vedere se ci sono novità di alto livello nella ristorazione ospitata o adiacente a […]

Da sempre Artribune si occupa e segue il panorama (non propriamente esaltante in Italia, ma seguiamo infatti anche l’estero) dei ristoranti di museo. La presentazione della nuova edizione 2015 – la sessantesima – della Guida Michelin è dunque occasione propizia per vedere se ci sono novità di alto livello nella ristorazione ospitata o adiacente a spazi artistici.
In effetti qualche news c’è, e la prima è proprio a Torino, giusto in questi giorni di Artissima, dove una stella è atterrata, dopo 30 anni, nell’ultrastorico ristorante Del Cambio riaperto da poco, dotato di un importante chef come Matteo Baronetto (a lungo braccio destro di Carlo Cracco nell’omonimo ristorante di Milano) e restaurato – ecco perché lo annoveriamo tra i nuovi stellati da menzionare – nel segno dell’arte contemporanea. Un restauro riuscito grazie anche al rapporto tra classico (questo è il ristorante più blasonato di Torino e uno dei più blasonati d’Italia) e contemporaneo: “dalle serigrafie su specchi di Michelangelo Pistoletto, al wall painting dorato su soffitto di Arturo Herrera, all’utopica città disegnata da Pablo Bronstein, ai tavoli e le sedute di Martino Gamper. Il tutto a convivere, manco a dirlo, con velluti, stucchi, cristalli, marmi, affreschi, stampe antiche“, per dirla come diceva Helga Marsala qui su Artribune a aprile, salutando l’apertura del ristorante.
Scendiamo al centro Italia, a Lucca, e incontriamo un autentico ristorante-di-museo premiato quest’anno. È L’Imbuto dell’estroso e coraggioso chef Cristiano Tomei – da noi recensito tanto tanto tempo fa nella rubrica “servizio aggiuntivo” di Artribune Magazine – all’interno del L.u.c.c.a., museo d’arte contemporanea diretto da Maurizio Vanni. L’Imbuto è da provare comunque non solo per l’eccellenza della proposta gastronomica (ed enoica!) orchestrata da Tomei, ma anche per l’esperienza di poter pranzare e cenare praticamente dentro le mostre allestite al museo. Tra sculture, quadri e installazioni.
Scendiamo a Roma per la nostra terza segnalazione, anche questa (piccolo orgoglio) segnalata nella nostra rubrica cartacea dedicata su ogni numero ad un ristorante di museo. Stiamo parlando di Stazione di Posta, che è il ristorante della Città dell’Altra Economia e dunque, in un certo qual modo, anche del Macro Testaccio e della Pelanda. Le cucine del giovane e talentuoso chef Marco Martini sono proprio adiacenti, infatti, allo spazio espositivo dove un tempo si pelavano i suini. Oggi i suini si mangiano, in preparazioni e assemblaggi indimenticabili come indimenticabili, in questo ristorante innovativo e insolito per l’Italia, sono i cocktail preparati dai giovani barman. Anche qui stella super meritata.