Maria Iorio e Raphaël Cuomo vincono il Premio Furla 2015, nell’anno della decima edizione. Ma Vanessa Beecroft sceglie Gian Maria Tosatti

  La curatrice Chiara Bertola ha qualificato quello fatidico della nomina dei vincitori come momento “difficile”, se non addirittura “drammatico”; la madrina Vanessa Beecroft si è di fatto dissociata a parole (un po’ impacciate) e nei fatti (offrendo lei stessa una sorta di premio di consolazione che, in fin dei conti, vale forse più del […]

Foto di gruppo per i vincitori del Furla 2015

 

La curatrice Chiara Bertola ha qualificato quello fatidico della nomina dei vincitori come momento “difficile”, se non addirittura “drammatico”; la madrina Vanessa Beecroft si è di fatto dissociata a parole (un po’ impacciate) e nei fatti (offrendo lei stessa una sorta di premio di consolazione che, in fin dei conti, vale forse più del premio stesso) dalla liturgia della situazione; il direttore del Museo Escher dell’Aia, Benno Tempel, non ha nascosto le animose discussioni che hanno preceduto la scelta definitiva. È stato in definitiva come se nessuno lo volesse assegnare e nessuno se lo volesse prendere questo decimo Premio Furla, che resta per rigore dell’impostazione e lungimiranza – i vincitori delle passate edizioni sono, da Sislej Xhafa a Lara Favaretto, tutti esplosi a livello internazionale – il più importante riconoscimento a cui può ambire oggi un artista in Italia. Non diremo emergente, ma certamente in fase di emersione. Il clima non è dei più spigliati e gioiosi nella Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale, dove è tutto un rammaricarsi per gli sconfitti più che un festeggiare i vincitori: che per la cronaca sono gli italo-svizzeri Maria Iorio (classe 1975) e Raphaël Cuomo (1977), entrambi di stanza a Berlino ma fortemente radicati con le istituzioni più importanti del loro paese d’origine – insegnano alla Hochschule del Künst di Berna e collaborano con il CAC di Ginevra – e già di passaggio alla Biennale di Venezia del 2013, all’interno del contenitore elaborato da Andrea Thal per il Padiglione Svizzero.

Il loro nome, proposto da Simone Frangi (direttore di quel Viafarini DOCVA che è tra i partner del premio: da qui i primi mormorii della rete) e supportato dalla curatrice francese Virginie Bobin, sembra in effetti il più coerente con la linea di un premio che si connotata per l’interesse ai temi sociali quando non apertamente politici (e che solo due anni fa incoronava la pasionaria Chiara Fumai); e che offre ai vincitori, oltre alla consueta mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia nei giorni della Biennale e a una vetrina milanese in occasione di Miart, anche un periodo di residenza di tre mesi a SOMA, centro culturale di Città del Messico. Dove Iorio e Cuomo avranno occasione di approfondire un percorso che li vede testimoni delle modificazioni del concetto di identità, con un accento che – vedi il progetto Sudeuropa del 2005 – spesso tocca il tema dell’immigrazione.

A bocca asciutta dunque gli altri finalisti: Luigi Coppola, Maria Adele Del Vecchio, Francesco Fonassi ma non Gian Maria Tosatti. A lui la menzione d’onore tributata dalla stessa Beecroft, che ospiterà l’artista romano per un periodo di residenza nel suo studio di Los Angeles.

Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • LUCA ROSSI

    Iorio/cuomo: “decomponendo sequenze di classici del cinema della seconda guerra mondiale”

    http://www.parallelhistories.org/pages/FromThousandsOfPossibilities.html

  • LUCA ROSSI

    E’ incredibile come si selezionino e si premino artisti profondamente impegnati in una vera e propria archeologia della storia. La sistematicità, anche internazionale, di questo atteggiamento lo rende una facile moda; il rischio è disinnescare anche i punti a favore di questo atteggiamento. Non si riesce ad uscire dal postmoderno, e da un certo accademismo veramente soffocante. Anche l’anti accademismo è accademismo, e anche l’accademismo di reazione è diventato accademismo. Purtroppo il Premio Furla sa ddaffare, e le file di artisti pronti ad omologarsi alla moda per esserci sono gonfie.

  • Luca Rossi

    Che alla fine poi si tratta di un’archeologia del ready made, inventato nel 1913, Il Furla invece di festeggiare i 10 anni, forse voleva festeggiare i 100 anni del ready made! :)))

  • Luca Rossi

    Una chicca da Flash Art di 5 anni fà, dice molte cose che stiamo vivendo: http://whitehouse2014.blogspot.it/2014/11/question-time-flash-art.html

  • angelov

    “L’Arte è il giocattolo della borghesia” – Mao Tze Tung ovvero Mao Zedong.
    Un’affermazione che ha rappresentato la sintesi assoluta di un pensiero che nel tempo è andato trasformandosi giungendo alla sua versione contemporanea e che dice: “L’Arte: se la conosci la eviti…”
    (e attento alle maiuscole…)

  • luca rossi

    vergogna vergogna vergogna,il premio furla si è svelato per quello che è una Bufola Napoletana ; Vanessa B e Tosatti lavorono entrambi per la galleria Napoletana Lia Rumma solo in Italia un artista in giuria può premiare con un premio ( il contentino da parte di Chiara bertola e compagni ) un altro artista della sua stessa galleria premio dato e fatto su misura d’uomo Chiara Bertola un consiglio ritirati con questo autogol sei impresentabile premio di consolazione dato ( per la prima volta fra l’altro ) dopo il verdetto della giuria . Dimissioni e poi usate criticare la nomina di Trione .

  • mario Bianchi

    No è vero Tosatti e Beecroft lavorono entrambi con Lia Rumma scandaloso , sono un giornalista è farò di tutto per sputtanare questa ennesima truffa tutta italianota, lo devono sapere all’estero di quanto siamo mafiosi .

  • luigi fasso

    La galleria di entrambi paga il biglietto aereo e la residenza? Chiara Bertola puoi rispondere per favore? chiamarò striscia la notizia per denunciare questo ennesimo blef come avete fatto a far passare un inciucio di questa portata? ma Giacinto di P e Chiara Bertola dopo tutti questi anni di carriera avevate bisogno di fare i ruffiani a Lia Rumma? capisco la Vanessabeecroft che deve fare ciò che dice mamma Lia Rumma ma voi due perchè?mi aspetto una risposta.

  • maurizio franci

    “Bufala napoltana” film comico

    premio furla 2014 atto uno ( come piace a Tosatti )

    Regia galleria lia Rumma

    attore protagonisti Vanessa becrooft chiara Bertola e Giacinto Di Pietrantonio.

    sceneggiatura Lia Rumma

    Sponsor Lia Rumma

    Lia Rumma ringrazia di cuore tutti i giurati e partecipanti in particolare la sua amata artista Vanessa Beecroft che ha eseguita benissimo i suoi ordini .Buona visione a tutti.
    http://www.youtube.com/watch?v=Ha49xQlmzGY

  • luca rossi

    non sapevo che tosatti lavorasse con lia rumma. Interessante.

  • Luca Rossi

    Sarebbe interessante capire quanto costano le opere di Gina Maria Tosatti. Si continua a perpetuare un certo modo di fare italiano che non porta da nessuna parte se non ad avvelenare il mercato e raggirare collezionisti attempati.

  • giulio andreotti

    No, grazie dell’informazione Vanessa Beecroft presta il suo studio ad un artista della sua stessa galleria , complimenti in Italia si continua a toccare sempre di più il fondo, poi parlavate di berluscono voi dell’arte siete peggio, altro che conflitto d’interesse, come lo chiamate questo’ non si è mai visto nel mondo che due artisti finanziati sponsorizzati e valorizzati dalla stessa galleria si autonominano in questo modo ma il biglietto aereo chi lo paga Lia Rumma?solo in Italia succede Chiara Bertola e giacinto di pietrantonio farete una mostra da Lia Rumma prossimamente?

  • alfredo nobile

    luigi Coppola, Maria Adele Del Vecchio,Francesco Fonassi ma voi comparsini di un gioco più grande non vi sentite usati e presi in giro?avete capito cosa è sucesso? una gallerista Lia Rumma ha ordinata ad una sua artista che ha sul suo libro paga di nominare e ospitare Gian maria Tosatti con la complicità di tutta la giuria e il premio furla, capite che per voi è finita qui anzi vi stanno bruciando.

  • Angela Fanti

    Mamma mia che pietà questi commenti.
    Ecco, questa è proprio l’Italia di cui chi commenta si va lamentando.
    Tosatti in questi anni ha dimostrato di essere uno dei migliori artisti italiani facendo opere incredibili, politicamente forti e commoventi che hanno coinvolto migliaia di persone (vedi il riscontro che sta avendo a Napoli da oltre un anno).
    E qui, invece, quattro sfigati anonimi gridano al complotto come se avessero premiato l’ultimo arrivato… Assurdo!
    Se avesse vinto Anselm Kiefer avreste detto, che era tutto merito di Lia Rumma? Ahahahahahah. Sareste stati capaci! Ahahahahahah.
    Il problema di questo paese è che non gli va proprio di riconoscere le sue eccellenze ed essere contento se ogni tanto escono quattro o cinque artisti di valore da seguire.
    Piuttosto, mi pare di non aver mai sentito parlare dei due vincitori…
    Mmmmh, ma il problema è evidentemente l’artista che forse in questo momento è maggiormente sotto i riflettori, che quest’anno ha vinto anche altri premi e che in questo premio ha avuto una menzione…
    Ma d’altra parte, oggi ho letto in primo piano qui su Artribune un articolista che sputava su Marina Abramovich e su Damien Hirst…
    Ma se l’arte non vi piace, non la seguite, per carità!
    Se vi va solo di fare pettegolezzo c’è Uomini e Donne di Maria De Filippi…

    Ah… post scriptum.
    Complimenti a Tosatti per aver iniziato a lavorare con Lia Rumma. Una grande donna e una galleria all’altezza del suo lavoro!

    • Luca Rossi

      Purtroppo quello che dici Angela non corrisponde al vero. Il percorso di Tosatti è anabolizzato da pubbliche relazioni ossessive e sistematiche che nel deserto italiano danno qualche frutto. Il suo lavoro è parificabile a quello dei vincitori, poco importa, quello che importa è continuare incessantemente con l’ennesimo Premio, anche se non ci sarebbe nessuno da premiare. Ma piuttosto servirebbe ripartire da zero.

      Tosatti, come molti artisti della sua generazione, è l’ennesimo “giovane indiana jones” che in un paese per vecchi sente il bisogno di aggrapparsi ad una retorica della storia, per essere accettato e riconosciuto (come sta avvenendo). Sviuppa una pretenziosa archeologia del ready made. Il video di una sua recente mostra dice tutto. Non è altro che la “casa della nonna” riaperta dopo 60 anni, tutto volendo appare significativo e di valore. Quasi non criticabile: di questa retorica non criticabile ha bisogno il giovane artista per salvarsi (apparentemente) da un profondo disagio. Vi invito a questo video per capire cosa intendo: http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/talent-prize-2014-gian-maria-tosatti-2_estate/178693/177455

      • Angela Fanti

        Ma cosa dici???
        Ma sai che me ne frega a me delle pubbliche relazioni? Io vedo le opere e le giudico. Ma anche Dalì o Picasso avevano incredibili pubbliche relazioni. Oggi però sono tutti morti, loro e le relazioni. Io vado al museo, vedo le opere e le apprezzo per quello che sono.
        Coi vivi è lo stesso.
        Io sinceramente neanche le conosco le persone con cui bisognerebbe avere buone relazioni. Vedo le opere. Vedo Tosatti ed è un grandissimo artista. Vedo Vascellari e lo trovo patetico. Stop. Hanno relazioni? Non lo so e non mi interessa. Io guardo al lavoro.

        Piuttosto sei tu che mi pare stia lavorando solo sul fare relazioni. Stai tutto il giorno a scrivere commenti, a postare articoli tuoi su FlashArt, su Artribune o su dove ti pare. Poi però dici che sei un artista. Eh, allora penso che se magari utilizzassi il tempo che sprechi a chiacchierare per produrre delle opere, forse otterresti qualche risultato.

        • LUCA ROSSI

          Cara Angela, parliamo del lavoro che Tosatti ha postato nel video qui sopra.

          L’artista entra in un vecchio archivio e provoca micro e macro spostamenti. Questa è una forma di archeologia del ready made. Il ready made è un’intuizione del 1913/17. 100 anni fà. Il fatto che Tosatti usi questa tecnica (spostando polvere, spostando faldoni, pulendo vecchie sedie, ecc) va benissimo, non esiste arte giusta e arte sbagliata. Ma Tosatti è sintomo di una generazione imbrigiata, una forma di preparato artigianato dell’arte contemporanea. Il problema è che tutto questo è presentato in modo del tutto inconsapevole.

          • Angela Fanti

            Tosatti ha ricostruito tutto in quel palazzo. Non c’era niente dentro. Io e le mie amiche, infatti, quando lo abbiamo saputo siamo rimaste senza parole. C’è un livello di dettagli spaventoso in quel lavoro. Sembra che tutto sia stato abbandonato un attimo prima. Ci sono le macchie di caffè sui fogli!!
            E in realtà è tutto ricostruito. Anche parte dei documenti. Non si chiama readymade questo.
            E comunque l’opera non consiste nemmeno in questo virtuosismo della mimesi. Anzi. Il virtuosismo serve solo a rendere credibile quel viaggio e tutti gli spunti che riesce a dare.
            Tanto di cappello, sinceramente. E’ stata decisamente una delle più belle opere che ho visto. Una delle più toccanti e più crudeli nel farmi attraversare in pochi minuti tutto il male che c’è stato nel nostro paese per settant’anni e farmi domandare quale fosse il mio posto in quella tragedia civile.
            E se te la devo dire tutta che fosse un capolavoro, io ne sono stata felice. Perché è un artista italiano e questo vuol dire che l’arte italiana è ancora forte al punto da poter essere paragonata con quella internazionale. E mi sono sentita come quelli che negli anni passati andavano a vedere la mostra dei cavalli di Kounellis o lo zodiaco di Gino De Dominicis quando li fecero e non solo sui libri.
            Auguro a Tosatti di farcela sul serio. Gli auguro di vedere le sue cose alla Tate. E glielo auguro nell’interesse dell’arte italiana che tutti dovremmo amare e incoraggiare.

          • Luca Rossi

            Francamente l’unico che sa se quelle macchie sono state fatte o c’erano già, è Tosatti stesso. Ma questo è teatro. Il ready made è comunque nella testa delle persone: sembra uno dei tanti istituti italiani appena aperti dopo lunga usura e chiusura. Come quando ha messo un campo di grano in uno stanzone di un castello. Quella fu un’idea del Mulino Bianco del 1994. Non è criticabile il fatto che l’idea non fosse originale (Cattelan lo ha fatto ma in modo molto incidente).

            Le scelte di Tosatti sono incagliate in una rappresentazione satura che incide solo per via della pubbliche relazioni che Gian Maria Tosatti coltiva con ardente e stupefacente passione. Questo sì.

          • Angela Fanti

            Hai ragione. L’opera evidentemente mi è piaciuta perché Tosatti coltiva le relazioni. Dev’essere proprio così….

            Se uno di mestiere fa il pr mi porta direttamente a letto….

          • luca rossi

            Il fatto che l’opera ti sia piaciuta ci dice poco. Perche? Ti ha emozionato? Funziona? È interessante? A centinaia di persone piaceva il sale di wanna marchi, ma se ragioniamo così allora potrebbe andare bene tutto. Evidentemente alcune cose vanno meglio di altre visto che ci sono premi e selezioni come questa. Ecco, io vorrei capire perché.

          • Angela Fanti

            Spiegare perché un’opera ci è piaciuta, come sai, è un compito difficile e, in generale, paragonare un opera d’arte al sale di Wanna Marchi mi pare poco adeguato.
            Comunque, come ho già scritto, la grande forza di quel lavoro è stata la sua capacità di concentrare in un determinato tempo e in un determinato spazio tutti i fili sospesi di una storia a cui apparteniamo e di cui siamo co-autori se non complici. La storia del disastro di questo paese. Quest’opera di Tosatti colloca me (spettatore) nel mezzo di questa tragedia civile e mi fa percepire qual è la mia posizione oggi. Mi fa sentire impotente nel poter cambiare la cosa eppure, visto che la riconosco come qualcosa di familiare mi fa sentire che in un modo o nell’altro io ho delle responsabilità in essa. (Che poi in parte è ciò che emerge anche da alcuni tuoi ragionamenti, insomma è la verità di questo momento storico). Alla fine dell’opera però c’è una stanza che ci lascia una specie di chiave per poter uscire da questa situazione.
            E tutto questo ci arriva, non come una serie di informazioni, ma come una specie di forte sensazione fisica che dentro l’opera ti assale. Un po’ come quando guardi una grande opera d’arte, che non ti parla alla testa, ma parla a ciò che definirei il “sensibile”.
            Questo è come l’ho vissuta io. E, ripeto, penso che quest’opera abbia avuto la capaicità di farmi vedere con chiarezza in che posizione sono in questo grande naufragio che è l’Italia di oggi e mi abbia stimolato, prima sensibilmente e poi intellettualmente, a risolvere l’enigma di una possibile salvezza che l’artista lascia alla fine nella stanza con il grande quadro dorato.
            Insomma, Luca, non mi pare proprio il sale di Wanna Marchi. E se anche fosse, allora vorrà dire che il sale di Wanna Marchi funzionava davvero.

          • luca rossi

            La tragedia, se così si può dire, (ti invito a documentarti sull’italia dell’800, molto peggio del 900, quindi anche questa è una retorica stanca e opportunista) deve essere superata dai giovani non continuamente reiterata. Tosatti rimane travolto dalla tragedia. Rimane invischiato con un passato che non riesce a risolvere e superare. Ripeto, è una retorica della storia che è l’ennesimo sintomo inconsapevole.

          • Angela Fanti

            Completamente in disaccordo. E siccome tu sei un signor nessuno tieniti il tuo parere e smettila di voler aver ragione provando sempre a smontare il parere degli altri.
            Per quanto ne sappiamo l’una dell’altro non mi pare tu sia più titolato di me per esprimere un’opinione.
            Per me siamo ancora in piena tragedia. E il problema è proprio l’inconsapevolezza di molti rispetto a questo tema, non del lavoro di alcuni artisti che ne parlano.

          • Simon

            Scusa ma quell’operazione mimetica-archeologica è il focus del lavoro di un noto artista inglese nato nel 1982: Simon Fujiwara

          • Angela Fanti

            ??? Ma sei serio?
            In primis il lavoro di Simon Fujiwara è completamente diverso sul piano estetico.
            E in secondo luogo questo tuo commento riflette esattamente il complesso di inferiorità italiano.
            Se c’è un artista italiano che fa una cosa e la fa addirittura da prima e meglio, a noi non sta bene. Dobbiamo dire che ce n’è un altro inglese che lo fa (magari da meno tempo e peggio).
            Complimenti!!! Sosteniamoli i nostri artisti italiani!! Continuiamo così! Facciamoci del male!
            Giuro, questo commento che hai fatto basta per spiegare perché questo paese è ridotto così!
            Tra un po’ quando pubblicheranno la foto di una pizza ci sarà un cretino che scriverà che c’è uno in cina che fa la stessa cosa e che a Napoli l’hanno copiata.

          • Adele

            Maro’ ma sono lavori debolissimi! Ma per carità.

    • aldo

      riesci a parlare di arte facendo nomi meno ovvi? Ti informi un po´ di piu´di cio´avviene?

      • Angela Fanti

        Caro, ho fatto i nomi degli artisti di cui parlava l’articolo in primo piano su Artribune del giorno in cui ho commentato questa notizia. Non solo mi informo, ma appunto ho fatto un ipertesto con un altro articolo uscito poche ore prima. (Oltretutto l’ho pure citato, ma tu sai leggere?)

    • Claudia cangemi

      Ti ha pagato anche a te Angela Lia Rumma? Personalmente entrambi scrivete cose soggettive di cui solo la storia dirà . Per me romana il fatto che Vanessa Brecoof premi con una menzione speciale inventata per l’occasione ( Lia Rumma ha dato ordini ben precisi ) un artista della sua stessa galleria per me questo si chiama conflitto d’interesse, cose che accadono solo in Italia la gente caro Luca Rossi e Angela venuta dal cielo non è stupida ha capito il vostro giochino.

  • Anna M.

    La verità è che Tosatti è il migliore di questi cinque artisti.
    Poi è chiaro, ognuno potrà preferire altri che in questa cinquina non ci sono (da Penone a Rossella Biscotti), ma in questa cinquina c’erano questi e Tosatti rispetto agli altri ha un lavoro nettamente più forte.
    Qualcuno può dire il contrario?
    Qualcuno può argomentare seriamente che qualcun altro fra questi cinque ha un lavoro più forte?
    Il resto sono chiacchiere.
    Oltretutto Tosatti non ha neanche vinto. Han vinto gli altri due. Magari hanno presentato un progetto migliore. Onore a loro, ai vincitori e agli sconfitti.

  • Si bisogna concentrarsi guardarsi allo specchio più non si può , ma poi chi la decide la qualità , io dico sempre uno deve dipingere, disegnare , progettare il suo momento quello che si sente dentro , ma perché non premiare un artista come Roberto Scala , si cara Vanessa Beecroft tu che mi conosci , potevi anche menzionarmi no ,cosa ne pensi ?

  • Ruote telluriche

    Ė stata Chiara Bertola a chiamare Vanessa beecroft come madrina?
    Questo premio andrebbe abolito

  • Pino Boresta

    Quella materia (a me ancora) oscura del mondo dell’arte:
    Alla fiera di Torino “Artissima” stavo parlano con il gallerista della
    galleria viennese Charim quando incrocio da lontano lo sguardo di
    Gian Maria Tosatti che inaspettatamente mi fa l’occhiolino, Cazz’è?
    Mi dico. Riesco sul momento a glissare ma in seguito non ho potuto
    nascondere a me stesso lo sconcerto riguardo all’accaduto, visto che
    quando ci si incontra a Roma non ci scambiamo la ben che minima
    attenzione. Cosa avrà mai voluto dirmi il Tosatti? Da allora giuro
    di averle pensate tutte, ma sto diventando scemo e a tutt’oggi
    continuo a scervellarmi nel tentativo di capire che cosa significava
    quell’ammiccamento, anche perché visto le grandi doti di Gian Maria
    nelle PR, da tutti riconosciute, la cosa mi sta quasi facendo
    impazzire. Potrebbe esserci dietro l’occasione della mia vita, quella
    che ho sempre aspettato e che non sono mai stato capace di prendere al volo, potrebbe esserci dietro quella strizzatina d’occhio un mondo d’implicazioni fatti e possibilità a me sempre sfuggite e mai
    comprese, insomma tutta quella materia oscura del mondo dell’arte da me ignorata la cui poca conoscenza mi ha impedito di valorizzare il
    mio lavoro. Maledetta la mia disinformazione e incoscienza, ma ora
    basta, ho deciso: appena lo incontro glielo chiedo e chiudiamo questa storia, non posso di certo permettermi il lusso di perdere ancora una volta l’occasione della mia vita.

  • Premi Furla e furba x raccomandati

  • Carlo

    Tosatti è il vincitore dei commentatori di Artribune.
    Simpatico o antipatico che sia si parla solo di lui. Sui veri vincitori neanche una parola.
    Vorrà dire qualcosa?

    • Angela Fanti

      Buona domanda….

  • Io dovevo essere scelto perché sono il migliore anzi I the best the number one and winter is Roberto Scala

  • Pingback: FURLA ART AWARD: THE CRADLE OF YOUNG ITALIAN ARTISTS()

  • Pingback: PREMIO FURLA PER L’ARTE: LA CULLA DEI GIOVANI ARTISTI ITALIANI()

  • Da Vanessa potevi anche scegliere me , così ti costava per tutto quello che ho fatto x te negli anni 90 , ti ho sempre supportata

  • Anch’io voglio essere raccomandato dai raccomandatemi

  • Un premio una rosa per arte oppure possiamo dire etra