La Germania aumenta i fondi per la cultura del 4,3% nel 2015. Ecco perché è e resterà il Paese leader in Europa: perché conosce l’etica pubblica della politica

Qualcuno pensa forse che la Germania sia la terra del Bengodi, che Angela Merkel non abbia i suoi bravi problemi a gestire le strette di bilancio, ad armonizzare problemi di immigrazione e integrazione pesantissimi, a lottare con il costo del lavoro e le sperequazioni sociali? Se lo pensa, sbaglia: forse viziato da un presenzialismo tedesco […]

Monika Grütters, ministro tedesco della cultura (foto Christof Rieken)

Qualcuno pensa forse che la Germania sia la terra del Bengodi, che Angela Merkel non abbia i suoi bravi problemi a gestire le strette di bilancio, ad armonizzare problemi di immigrazione e integrazione pesantissimi, a lottare con il costo del lavoro e le sperequazioni sociali? Se lo pensa, sbaglia: forse viziato da un presenzialismo tedesco sulle politiche economiche europee che probabilmente eccede la legittimità. Però, in questo quadro, c’è un fondamentale che differenzia le politiche con le quali si affrontano problematiche che accomunano tutti gli stati membri, con diverse inflessioni, ovviamente: ovvero l’etica pubblica.
Quello che in Germania non è in discussione, per esempio, è che chiudere o comunque ridimensionare un museo, o un altro centro culturale, non provoca un danno solo nella misura in cui mette in difficoltà i lavoratori direttamente coinvolti: è un vulnus inaccettabile all’identità nazionale, è una minaccia grave alla formazione, all’educazione delle nuove generazioni. E infatti non accade: i fondi destinati alla cultura, giustissimamente, non stanno sullo stesso piano di altri investimenti pubblici, e quindi oggetto di oscillazioni, di contrazioni aprioristiche e incondizionate. Non vengono trattati come investimenti improduttivi e quindi primo bersaglio dei risparmi, come accade spesso anche dalle nostre parti.
L’ultima riprova? La commissione Bilancio del Bundestag comunica che gli stanziamenti per la cultura cresceranno nel 2015 di 118 milioni di euro in più, per un totale di oltre 1 miliardo e 300 milioni. Un aumento percentuale del 4,26 %, impensabile con le logiche dei nostri governanti. “La commissione Bilancio ha scelto di dare un forte segnale sulla centralità della politica culturale“, ha dichiarato Monika Grütters, ministro tedesco della cultura. “Vorremmo che l’esempio fosse seguito dai responsabili culturali dei diversi Länder, che in un momento finanziariamente difficile non subiranno tagli dal governo centrale“.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.