Ecco l’arte in stile Nescafè. E Naba. L’osservatorio sensoriale della giovanissima Giulia Pellegrini vince a Milano il premio #35modernart, ecco le immagini

Nescafé sceglia l’arte. E sceglie gli studenti della milanese Naba, chiedendo loro di interpretare e rappresentare la varietà dei suoi prodotti attraverso le diverse forme e linguaggi dell’arte. Questo intento si è concretizzato in una formula, #35modernart, e ancora prima in un pensiero: ciascun artista selezionato ha dovuto ispirarsi ad uno delle 35 bevande, dei […]

L'opera di Giulia Pellegrini, la vincitrice

Nescafé sceglia l’arte. E sceglie gli studenti della milanese Naba, chiedendo loro di interpretare e rappresentare la varietà dei suoi prodotti attraverso le diverse forme e linguaggi dell’arte. Questo intento si è concretizzato in una formula, #35modernart, e ancora prima in un pensiero: ciascun artista selezionato ha dovuto ispirarsi ad uno delle 35 bevande, dei 35 aromi che compongono la “collezione”del noto brand francese. Producendo un lavoro inedito e sottoponendolo ad una giuria composta da Marco Scotini, Direttore dipartimento Arti Visive di Naba, Mihnea Mircan, Direttore di Extra City, Kunsthalle, Anversa, Andrea Viliani, Direttore del Madre, Edoardo Bonaspetti, Direttore di Mousse Magazine e Marcella Beccaria, Capo Curatore del Castello di Rivoli. “L’arte è un elemento che da sempre fa pare del nostro DNA“, ha sottolineato Henry Florent, Marketing Manager di Nescafé, poco prima di visitare ufficialmente i 35 lavori esposti. A partire dal design delle nostre macchine, dalle forme, dai colori e dalle molteplici versioni, noi cerchiamo di avvicinarci al mondo dell’arte come se i nostri prodotti fossero essi stessi vere e proprie opere. E così che è nato anche il claim dell’esposizione-premio #35modernart.
Ma perché scegliere proprio gli studenti Naba per interpretare la propria gamma? “Noi siamo un brand giovane”, rimarca Florent, “e quando parliamo di arte intendiamo sviluppare un discorso inerente a quella specifica dimensione che emana freschezza, energia, divertimento e uno stile di vita non convenzionale. Caratteristiche altamente collegate alla dimensione studentesca della Naba. E a prima vista, come appare #35modernart? Ho visto moltissimi lavori diversi. Dai 365 chicchi posti in fila, all’indagine su come nasca il rito del caffè in altri paesi, rievocati, ad esempio, dalle tende tuareg ispirate dal Marrakesh Style Tea. Molte tecniche, dunque, molti materiali, moltissimi colori, forme, idee, composizioni, elementi.
In mostra si estendono una scomposizione geometrica di sacchi di yuta in una metropoli americana e una gigante sac à poche che pende dal soffitto. O ancora, un dedalo ispirato alla tradizione della lettura dei fondi di caffè, una enorme tazzina immateriale sospesa tra cielo e terra, tele che raccontano la “saudade” delle terre portoghesi e brasiliane ai tempi delle colonie. Dalla pittura, al sound design, dalla scultura al video, dalla fotografia alla performance, tecniche e stili differenti si intrecciano non solo al vissuto dei 35 artisti e al loro stile personale, ma anche alla cultura di popoli differenti, presenti e passati, vicini e lontani.
Ma la giovane vincitrice, Giulia Pellegrini, timidissima e tenace, introversa eppure brillante, non lascia dubbi alla giuria. La sua Karha (170 x Ø 300 cm) una pedana di legno chiara, con inserti concentrici poliedrici disegnati su diverse altezze, ostensori per spezie e rievocazioni ayurvediche (ispirate a Nescafé Dolce Gusto Chai Tea Latte) spicca rispetto agli altri trentaquattro lavori. Emergendo per concisione analitica, per capacità di interazione. Su un tavolo-display l’artista dispone alcuni degli elementi appartenenti alla tradizione del sistema medico ayurverdico per off­rire un momento di scambio e dialogo con il pubblico, sulle proprietà e le potenzialità di queste spezie. Nella fotogallery, tante immagini delle opere…

Ginevra Bria

 

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.