Bello questo dipinto, me lo compro a quattro soldi e poi lo autentico come Caravaggio. È quel che fece Sir Denis Mahon da Sotheby’s? Ora inizia la battaglia legale

Un atteggiamento vecchio come la storia dell’arte, sempre sul crinale fra legalità e truffaldine ria, e che periodicamente ritorna, applicato alle più diverse forme espressive, preferibilmente all’arte antica, dove ben più difficili sono i riscontri documentali. Un esperto entra in possesso di un’opera “attribuita a…”, “copia di…”, “della bottega di…”, e solo dopo la attribuisce […]

Un atteggiamento vecchio come la storia dell’arte, sempre sul crinale fra legalità e truffaldine ria, e che periodicamente ritorna, applicato alle più diverse forme espressive, preferibilmente all’arte antica, dove ben più difficili sono i riscontri documentali. Un esperto entra in possesso di un’opera “attribuita a…”, “copia di…”, “della bottega di…”, e solo dopo la attribuisce al grande nome, con grande incremento di prestigio e anche di valore economico. Non sempre per brama di arricchimento personale, anzi spesso senza interesse per quello. In vicende simili sono stati coinvolti grandissimi personaggi, anche – in qualche modo – Bernard Berenson.
Ora colpisce vedere associato a una questione del genere il mitico nome di Sir Denis Mahon, collezionista e storico dell’arte britannico morto tre anni fa all’età di 100 anni. Eppure al centro di una furiosa battaglia legale c’è proprio lui, anche se ad essere sul banco degli imputati è la casa d’aste Sotheby’s: è lì che nel 2006 Sir Denis acquistò per 42mila sterline quella che allora era definita una copia dei Bari di Caravaggio, identica a quella conservata al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas, che solo in seguito Mahon attribuì – supportato da qualche autorevole parere – al grandissimo Merisi.
Ora mister Lancelot Thwaytes, erede della famiglia venditrice, ha citato in giudizio Sotheby’s per negligenza nell’attribuzione, e si prevede un dibattimento lungo e ricco di colpi di scena. Intanto il Museum of the Order of St John di londra, che ha ottenuto il prestito del dipinto, ricorda che “l’attribuzione è stata sostenuta anche da altri importanti studiosi di Caravaggio, come Mina Gregori, Maurizio Marini, Antonio Paolucci, Daniele Benati, Thomas Schneider, e altri”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.