Wurmkos vende moda: sfilata a Sesto San Giovanni per il progetto di arte sociale che coinvolge il laboratorio livornese Bassa Sartoria

Non chiamatela arte-terapia. Non chiamatela nemmeno art-brut. Chiamatela per quello che è: arte e basta. Perché il risultato che ottiene, in termini di sgretolamento dell’esclusione sociale, del coinvolgimento attivo di chi subisce la condanna ingiusta della marginalità, è conseguenza naturale di un processo libero e virtuoso. Capace di coinvolgere e aggregare decine di persone, di […]

Non chiamatela arte-terapia. Non chiamatela nemmeno art-brut. Chiamatela per quello che è: arte e basta. Perché il risultato che ottiene, in termini di sgretolamento dell’esclusione sociale, del coinvolgimento attivo di chi subisce la condanna ingiusta della marginalità, è conseguenza naturale di un processo libero e virtuoso. Capace di coinvolgere e aggregare decine di persone, di costruire comunità fluide. Di utopistico c’è poco nelle attività della Farmacia Wurmkos, qui si bada al sodo e al concreto: festeggia un anno di attività nel nuovo spazio messo a disposizione dalla città di Sesto San Giovanni il collettivo che, dalla fine degli Anni Ottanta, lavora facendo dell’arte un facilitatore relazionale per chi soffre il disagio psichico. Agendo da sempre tra Milano e hinterland, con il compasso puntato proprio a  Sesto – l’ormai ex Stalingrado d’Italia – e da qualche tempo a questa parte trovando nella piazza di Livorno terreno fertile per nuovi progetti. È proprio sull’asse tra Toscana e Lombardia che vive Véstimi, azione che ha visto il disegno e la realizzazione di una vera e propria collezione di abiti. Tutti griffati dalle ragazze e dai ragazzi con disagio psichico con cui Wurmkos opera da sempre; tutti cuciti dal gruppo di Bassa Sartoria, che in collaborazione con la cooperativa sociale Blu Cammello e il dipartimento psichiatrico dell’ASL di Livorno si occupa di trovare attraverso il lavoro collettivo, la condivisione della manualità, nuove strade per fuggire dall’emarginazione e dal silenzio.
Si sfila un martedì sera in via Puccini, a Sesto, sotto il portico di un palazzone Anni Sessanta, tra money transfer e botteghe di vicinato; ci si raduna nell’ex farmacia comunale oggi sede di Wurmkos per osservare bozzetti e cartamodelli, fotografie e disegni preparatori: e si scopre che gli abiti in questione sono violentemente belli. Costumi dall’irrequietezza futurista, con tagli e colori che rimandano inconsapevolmente alla teatralità di Chagall, dichiarando come riferimenti gli enigmi di Lucy Orta e quelli di Jan Fabre.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.