Ultime immagini da Ch.ACO: cala il sipario sulla fiera di Santiago del Cile. Con buoni volumi di vendite e un po’ di nomi da segnare sul taccuino…

In attesa dei numeri ufficiali diramati dalla fiera vale come primo bilancio la conta dei pallini rossi che già il sabato sera, a ventiquattro ore dalla chiusura della sesta edizione di Ch.ACO, costellano i diversi stand. Si è venduto e parecchio nella vetrina per l’arte contemporanea di Santiago del Cile e, lo confermano sia i […]

In attesa dei numeri ufficiali diramati dalla fiera vale come primo bilancio la conta dei pallini rossi che già il sabato sera, a ventiquattro ore dalla chiusura della sesta edizione di Ch.ACO, costellano i diversi stand. Si è venduto e parecchio nella vetrina per l’arte contemporanea di Santiago del Cile e, lo confermano sia i galleristi che la direttrice Elodie Fulton, non solo a collezionisti locali: funziona il network costruito con il mercato latinoamericano e soprattutto statunitense, con diversi pezzi che prenderanno nelle prossime ore la via degli USA. Si consuma il rito dell’acquisizione di opere da parte della FAVA Foundation presieduta da Irene Abujatum, peraltro energica titolare della Galleria AFA, soggetto che si propone di sostenere il lavoro degli artisti sudamericani. Non era difficile immaginare che l’altissima qualità proposta dalla brasiliana Vermelho passasse inosservata: resta a Santiago il corpus di lavori che Nicolàs Robbio ha dedicato ai confini che dividono i Paesi del Mercosur; idem dicasi per l’opera di Sebastian Preece della Galerìa Patricia Ready, indagine sugli effetti del consumismo letti attraverso il dissacrante cono ottico della quotidianità. Per chi ricorda il Padiglione latinoamericano all’ultima Biennale di Venezia parliamo della collezione di gomme da masticare schiacciate – e dunque impresse, tatuate dei loro tratti distintivi – con diverse marche e tipologie di scarpe, costruzione di un catalogo che disegna nella sua varietà un inedito atlante di antropologia sociale.
Sorride anche Die Ecke, tra le gallerie più interessanti di Santiago – con avamposto anche a Barcellona – che dopo aver visto il suo Enrique Ramirez, atteso da una imminente personale al Palais de Tokyo, vincere il premio promosso da ArtNexus bissa con l’acquisizione di un lavoro di Francisca Benitez; operazione interessante quella che vede il sostegno all’attività del collettivo MIL2, che anima il Teatro La Roma con i suoi progetti di animazione social, e che in fiera ha portato il Projecto Pregunta: incalzante programma di arte relazionale che ha visto “torchiare” galleristi e art addicted, chiamandoli a interagire, a chiedere e a chiedersi cosa vogliono dall’arte e dal suo sistema. Chiude la lista uno dei multipli Anni Settanta della brasiliana Anna Bella Geiger, nello stand della Galleria Henrique Faria – specializzata in grafiche e lavori di poesia visuale, magnifici quelli esposti in fiera di Leandro Katz.
Al di là dei premi e dei riconoscimenti ufficiali restano buone sensazioni e buoni incontri: con la galleria Aural – con le infografiche degli spagnoli PSJM e i delicati libri d’artista di Rosell Meseguer; e poi con la galleria di Isabella Croxatto, per le composizioni decadenti di Armando de la Garza ma soprattutto per il polittico collage di Mauricio Garrido.

– Francesco Sala

 

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.