Ultima giornata di MI/Arch. Il Festival milanese chiude con Zucchi, Urquiola ed Diller. In attesa della lectio magistralis di Arata Isozaki che si terrà a fine ottobre

Ultima intensa giornata per il MI/Arch, all’insegna di grandi nomi dell’architettura e del design nazionale ed internazionale, e di aule gremite di studenti e professionisti. Il primo che riportiamo è stato uno dei protagonisti di questa serie di conferenze, Cino Zucchi, che con “A city is (not) a tree” riflette sul carattere delle città. Mentre […]

Ultima intensa giornata per il MI/Arch, all’insegna di grandi nomi dell’architettura e del design nazionale ed internazionale, e di aule gremite di studenti e professionisti. Il primo che riportiamo è stato uno dei protagonisti di questa serie di conferenze, Cino Zucchi, che con “A city is (not) a tree” riflette sul carattere delle città. Mentre va perdendosi e distorcendosi nei centri storici, infatti, lo si ritrova “copiato” nei grandi shopping mall di tutto il mondo, che somigliano a “parchi tematici”. La città è un essere vivente e pulsante esattamente come la natura che ha antropizzato. Patricia Urquiola si conferma l’ospite più ispirata e coinvolgente. Partendo dal suo libro “È tempo di fare un libro” e dal lavoro con i ragazzi della Domus Academy nel Metaphysical Club, riesce a stabilire una piacevole conversazione volta a rompere gli schemi e le categorie dell’interior e del design. La sua è una ricerca continua dei materiali, degli spazi e delle forme con quella passione che troviamo in poche menti brillanti.

Per Dominique Perrault, il curatore del festival Stefano Boeri ha riproposto, come per Winy Maas, una formula alternativa: far presentare a due studenti del Politecnico il proprio progetto, sottoponendolo alla critica dell’architetto francese che da questo spunto è partito con il proprio racconto. Un dialogo sulle affinità dei suoi ultimi lavori, la metropolitana di Napoli e quella per la Nouveau Grand Paris, che si basano su un’attenta analisi del territorio e sulla volontà non tanto di creare architetture d’impatto urbano, ma landmark che incrementino la connessione dei cittadini con il trasporto pubblico, lo spazio circostante e da esse generato.“Intensity without a new building” è il suo motto.
Elizabeth Diller – progettista dello studio newyorchese Diller Scofidio + Renfro -chiude la giornata ed il festival con una carrellata di progetti che inizia con la tragedia di Ground Zero, sentita dall’architetto come un punto di svolta nella sua carriera che ha indotto tutti i suoi progetti successivi. Un’attenzione verso la democrazia sia degli spazi progettati che della loro funzione, fruizione ed impatto sulla città. Il tutto in una visione critico-costruttiva dei grandi temi e dei problemi dell’odierna società americana e globale. Molti sono gli interrogativi e le fonti di ispirazione che queste giornate del MI/Arch hanno fornito. Con la speranza che questo dialogo non smetta di sensibilizzare nuove e vecchie generazioni di progettisti che abbiano il coraggio, come dice la Diller, “di diventare imprenditori di nuove iniziative, con senso critico, capaci, senza mai smettere di sorprendersi”. Appuntamento per il prossimo 29 ottobre con la lectio magistralis del grande architetto giapponese Arata Isozaki.

– Flavia Chiavaroli