Problema Macro? Il Comune di Roma risolve accasando il museo con altri spazi culturali distinti e distanti. Si procede per tentativi, funzionerà?

“Questo nuovo assetto risponde a un disegno di riorganizzazione e alla necessità di mettere in sinergia i nostri bellissimi musei dedicati al moderno e contemporaneo”. Con queste parole Giovanna Marinelli, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, accompagna l’ennesima bomba piombata sul sistema museale romano, e in particolare sul Macro. Sì, perché la riorganizzazione di cui […]

Macro

Questo nuovo assetto risponde a un disegno di riorganizzazione e alla necessità di mettere in sinergia i nostri bellissimi musei dedicati al moderno e contemporaneo”. Con queste parole Giovanna Marinelli, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, accompagna l’ennesima bomba piombata sul sistema museale romano, e in particolare sul Macro. Sì, perché la riorganizzazione di cui si parla prevede la nascita, nell’ambito dei Musei Civici, di un polo museale del moderno e contemporaneo che unificherà Macro, Museo di Roma a Palazzo Braschi e Galleria d’arte moderna. E parlare di unificazione non è aleatorio, visto che nel progetto il polo museale avrà un suo unico dirigente. Nei prossimi giorni verrà pubblicato il bando per questa nuova figura: un bando per titoli aperto all’interno e all’esterno dell’amministrazione comunale.
È un grande passo avanti in un percorso che dovrà proseguire per dare ancora più spazio al contemporaneo coordinando nel modo migliore tutte le istituzioni che fanno riferimento all’amministrazione”, ha aggiunto la Marinelli. “Siamo convinti che questo contribuirà al rilancio del Macro, che nasce – voglio ricordarlo – con una forte vocazione di museo civico”. E qui iniziano le prime osservazioni: perché tutti hanno abbastanza chiaro che il Macro non nacque propriamente con una – pur rispettabilissima – “vocazione di museo civico”. Nacque con una forte vocazione almeno europea, se non globale, a cominciare dalla scelta del progettista, l’archistar – questa sì, globale – Odile Decq. E ricondurre il museo nell’alveo degli altri musei civici, con un unico dirigente, significa probabilmente abdicare definitivamente a questo carattere internazionale, e – cosa di non poco conto – fa sorgere molte perplessità sulle ingentissime spese per realizzarlo.

Certo l’amministrazione non mostra di avee idee chiarissime. Prima la fusione con Palaexpo, ora questo raggruppamento che mette assieme musei profondamente diversi, che necessitano di professionalità profondamente diverse e che hanno una vocazione profondamente diversa. Chi conosce la città di Roma conosce anche la distanza siderale che separa una struttura come il Macro da una come Palazzo Braschi. Più coerente invece mettere insieme il Macro e la Gam pur se perplime non vedere il Museo Bilotti in questo perimetro. È dura anche solo immaginare una figura che possa coerentemente rilanciare il Macro, valorizzare le collezioni della Gam, dare un filo conduttore al Mattatoio e dare una linea alta e di grandi numeri a Palazzo Braschi che affaccia, non dimentichiamolo, in piena Piazza Navona.
Altra nota importante: Museo di Roma significa anche Museo di Roma in Trastevere. Che ne sarà dello spazio in Piazza Sant’Egidio? Sarà della partita insieme al fratello maggiore Palazzo Braschi oppure sarà smembrato? Di lui non si fa cenno nelle note ufficiali. La sua presenza potrebbe arricchire ma allo stesso tempo complicare il lavoro del dirigente (interno o esterno, ricordiamolo) che sarà chiamato a guidare il nuovo soggetto giuridico. Soggetto che avrà quale tasso di indipendenza dagli altri Musei Civici, dalla Sovrintendenza, da Zetema e il suo stile di gestione? Abbiamo imparato – non lo sapevamo – che il Museo di Roma è un museo di arte moderna, come il MoMA o il Pompidou, non si finisce mai di apprendere! Ironia a parte, comunque ci auguriamo che l’amministrazione capitolina riesca a trovare una guida autorevole per questi spazi. Dipenderà molto dal bando che, se davvero verrà pubblicato (ma sulla determinazione dell’assessore Marinelli non dubitiamo), leggeremo e commenteremo insieme.

  • pino Barillà

    Alla prima apparizione dei nuovi edifici che canalizzano l’arte del nostro tempo, anche Il MAXXI avrà gli stessi problemi del Macro.