Mi/Arch, secondo giorno. Ai Festival milanese la mostra “Vivere alla Ponti”, i Vesparch Tour e le lec-ture di Michele De Lucchi, Vittorio Gregotti, Giovanni Chiaramonte e Piovenefabi

“Il vero Architetto dovrebbe innamorarsi, per ogni casa che costruisce e arreda, degli abitatori (e abitatrici)”. Gio Ponti, in “Amate l’Architettura”, incitava così le generazioni di architetti a venire. Questa stessa passione la ritroviamo nella mostra Vivere alla Ponti, allestita in occasione di Mi/Arch negli spazi del Politecnico di Milano. La mostra è stata organizzata […]

“Il vero Architetto dovrebbe innamorarsi, per ogni casa che costruisce e arreda, degli abitatori (e abitatrici)”. Gio Ponti, in “Amate l’Architettura”, incitava così le generazioni di architetti a venire. Questa stessa passione la ritroviamo nella mostra Vivere alla Ponti, allestita in occasione di Mi/Arch negli spazi del Politecnico di Milano. La mostra è stata organizzata dai curatori Francesca Molteni, Muse Factory of Projects, Franco Raggi, Salvatore Licitra e l’Ordine degli Architetti di Milano, in occasione della riedizione degli arredi di Gio Ponti ad opera di Molteni&C. Decine sono le immagini suggestive – messe a disposizione dai Gio Ponti Archives – che raccontano storie di interni intimi e di amici, come Bruno Munari, che hanno accompagnato la carriera dell’architetto. Accanto a queste, su dei palchi, trovano spazio quegli stessi arredi descritti e abitati nelle fotografie, come la sedia disegnata per il primo Palazzo Montecatini e la libreria, il cassettone, il tavolino e le cornici per Casa Ponti in via Dezza a Milano.
La seconda giornata del festival si apre poi con la lecture del brillante fotografo Giovanni Chiaramonte, che descrive il ruolo dell’architetto come colui che ha il compito di creare luoghi, spazi, che permettano all’essere umano di immergersi nella dimensione dello spirito. E il fotografo, quando sceglie come fuoco del suo obbiettivo l’architettura, deve conferire ai suoi lavori una funzione analitica e descrittiva, non dissimile dall’accuratezza richiesta alla scrittura di un critico d’architettura. E a dar vita alla materia è la luce, fulcro del lavoro di Chiaramonte sin dai tempi della collaborazione con Luigi Ghirri. My horrible wonderful clients sono invece i protagonisti del racconto di Michele De Lucchi. L’industria, il mercato, la natura, la coscienza, il futuro, lo spazio, sono allo stesso tempo ragione di contrasto e stimolo a ricercare la libertà di scelta, d’errore, che dovrebbe guidare ogni azione creativa, ogni progetto.
Accanto a grandi nomi, giovani realtà. Lo studio Piovenefabi – fondato a Milano da Giovanni Piovene e Ambra Fabi – spazia dalla scala urbana (come nella proposta per la pedonalizzazione di Piazza Castello a Milano o Piazza Matteotti a Vicenza) al dettaglio dei loro allestimenti come quello per l’AA di Londra, o per la mostra di Mendes da Rocha a La Triennale di Milano. La seconda giornata si conclude con Vittorio Gregotti che si domanda se l’Architettura è ancora capace di mettere in discussione le difficoltà del presente e modificare positivamente lo stato delle cose. Ma è un altro l’evento che ha registrato il tutto esaurito: il Vesparch, itinerari dell’architettura milanese in Vespa. Il fascino della Vespa non ha lasciato indifferenti gli organizzatori del MI/Arch che hanno scelto l’icona delle due ruote come mezzo di trasporto per due itinerari con guide d’eccezione. Il primo, Cino Zucchi, con cui riscoprire l’architettura moderna all’interno delle mura di Milano, e il secondo, Stefano Boeri, che ha scelto sette edifici Medium/Large fondamentali per definire ed identificare lo skyline milanese odierno.

– Flavia Chiavaroli

https://www.eventi.polimi.it/allegati/141001_VESPARCH_itinerari_light.pdf