London Updates: primavera italiana, in attesa del via alla Frieze week. Nelle gallerie di Mayfair trionfano Castellani, Scheggi, Boetti, ecco le immagini

Nella prima serata della Frieze week, noonostante la pioggia ci ricordi che siamo a Londra e sia autunno, è proprio il caso di dire che si respira una primavera italiana. Il revival degli italiani è davvero onnipresente. È la serata delle inaugurazioni delle gallerie private, e nel cuore di Mayfair non si sente che che […]

Nella prima serata della Frieze week, noonostante la pioggia ci ricordi che siamo a Londra e sia autunno, è proprio il caso di dire che si respira una primavera italiana. Il revival degli italiani è davvero onnipresente. È la serata delle inaugurazioni delle gallerie private, e nel cuore di Mayfair non si sente che che parlare italiano. Regnano le monocromie italiane, la nuova Dominque Lévy Gallery presenta una selezione di Frank Stella, Donald Judd ma soprattutto – in prima linea – Enrico Castellani.
Da Bond Street basta attraversare due strade per ritrovarsi a Dover Street nei meravigliosi spazi della galleria di Robillant and Voena, dove inaugura Paolo Scheggi e si beve spritz e negroni in compagnia di Luca Massimo Barbero, poi attraversando qualche strada si arriva a Saville Row, dove si incrocia Francesco Bonami, per giungere poi da Luxembourg and Dayan e trovare l’arcolbaleno dei I colori di Alighiero Boetti, una serie di monocromi di pigmenti industriali su tavole in legno o metallo quadrate che l’artista produsse a partire dal 1967. A fine serata viene quasi da illudersi e credere che per una volta forse siamo noi i colonizzatori…

– Barbara Martorelli

 

 

  • Giampaolo Abbondio

    Un chiaro segnale che stiamo arrivando alla fine del mercato, Zwirner ha annunciato che farà a Frieze uno stand di Fontana, Manzoni eccetera…se persino un gigante cosi non ha un artista che riesce a imporre di quelli presenti nel suo magazzino, ma deve ricorrere a operazioni di mercato, che posso solo immaginare cosa possa essergli costato creare, significa che siamo giunti al famoso picco…in tutti i mercati speculativi il numero dei titoli che continuano a salire diventa sempre più esiguo all’avvicinarsi del massimo, mentre il resto dei titoli non sale o scende…esattamente quello che sta avvenendo nell’arte oggi, finalmente stiamo per tornare a guardare le opere per stabilire se ci interessano invece che le didascalie.

    • luca rossi

      Giusto Giampaolo! Il problema è che questo era già evidente nel 2009. Speriamo che gli artisti se ne rendano conto invece di continuare a vivere sulle nuvole!

      • Federico

        Gli artisti? I sommersi lo sanno da sempre, i salvati si guardano bene dal riconoscerlo. Che il mercato dell’arte si muova come un listino titoli non è necessariamente un male, consente di arrivare a grandi nomi più facilmente quando questi si “raffreddano” un po’. Meno sensata appare la logica dei mediatori, spesso seduti su una pila di opere senza mercato in attesa che passi la notte; neppure la crisi di vendite li spinge ad aprire le porte a qualcosa di completamente nuovo e diverso che, non fosse altro che per novità, li rilancerebbe.

    • Ruote Telluriche

      D’accordo, e anche De Carlo infatti fa Castellani.
      Quindi monocromi a piú non posso e magari
      ci si prova anche con Zero e Arte programmata:
      la storia sì ma nelle sue versioni depurate innoque
      e indifferenti ma pericolosamente vicine
      all’arredamento piú che a un’idea piú viva e necessaria
      dell’arte. Ma che il mercato “alto” prediliga l’asettico
      non é una novitá : quando si occupa di artisti giovani
      dietro le apparenze piú scanzonate dei vari bricoleur
      Transmediali dimostra pur sempre la propria preferenza
      per l’asettico buono per vari palati.

      • Giampaolo Abbondio

        Questo è rilevante solo parzialmente, il fatto che TUTTO il mercato non guardi ad altro è molto più grave…

        • Ruote Telluriche

          Certo . Ma questo succede perché molti hanno preso a riferimento un certo tipo di mercato rinunciando a farsi e a crearsi la propria partita.
          Eppure basta guardarsi attorno per vedere invece tanta varietá, forse misconosciuta o forse nascosta in ambiti e circoli diversi.
          Non si tratta forse di consolidare un giro di cose indifferente agli apici
          speculativi, che non abbia come unico
          obiettivo quello di contendersi la pur espansa corte di nuovi e vecchi ricchissimi ( il fondo d’investimento di turno, il mafioso russo,l’evasore d’alto bordo, lo sceicco ,l’ attricetta ecc) ?
          Se continuiamo a parlare solo di mercato senza badare ai contenuti non possiamo che cadere nel solito cinismo d’accatto

          • Giampaolo Abbondio

            Bisogna fare un passo indietro per avere una visione d’insieme. La questione è che in un mondo ideale sarebbe come dici tu, all’apice di una bolla speculativa l’unico colore che viene visto è il verde dei dollari! Al pubblico in questo momento non importa nulla dell’arte, interessa solo arricchirsi comprando e vendendo opere d’arte, dalla mia posizione di gallerista a mezzo servizio lo vedo bene, De Pisis e De Chirico che costano meno di un sesto di cinque anni fa, non interessa a nessuno averli, non sono “caldi”…questa è chiaramente la ricetta per una catastrofe. Come amo dire per sintetizzare, si deve tornare a comprare arte ad occhio e non più ad orecchio.

  • Mancano gli artisti viventi quelli in carne ossa che possono parlare, discutere, aprire un dibattito, confrontarsi con i colleghi inglesi in lingua inglese , basta con artisti famosi morti e super quotati cerchiamo di investire anche su artisti giovani e meno giovano come ex londinese Prof. Roberto Scala