London Updates: perché a Frieze si mangia bene e invece nelle fiere italiane si mangia da schifo? E che conseguenze ha questo sul business fieristico?

Ormai il nostro è un articolo ripetitivo. Appare più o meno simile a se stesso ogni volta che c’è una grande fiera internazionale. In realtà appare con più frequenza ogni volta che c’è una fiera a marchio Frieze, che sia a Londra o a New York. Perché se è vero come è vero che la […]

Ormai il nostro è un articolo ripetitivo. Appare più o meno simile a se stesso ogni volta che c’è una grande fiera internazionale. In realtà appare con più frequenza ogni volta che c’è una fiera a marchio Frieze, che sia a Londra o a New York. Perché se è vero come è vero che la rassegna londinese attraversa una fase di difficoltà per quanto riguarda gallerie e ruolo, la centralità sulla parte food non è in discussione. E se a New York lo sforzo – come abbiamo raccontato – per presentare in fiera il meglio dell’offerta gourmet della città è enorme, Londra non è assolutamente da meno. E non lo è neppure quest’anno.
La segnalazione non è tanto per raccontare quanto siano buone le pizze di Piazza Pilgrims o il caffè di Caravan, o le proposte di Bocca di Lupo e di Locanda Locatelli (a riprova del boom della cucina italiana), piuttosto per marcare lo iato profondo che separa rassegne come Frieze con le fiere d’arte organizzate in Italia. Vittime delle imposizioni dei quartieri fieristici, di bandi per la ristorazione fatti per essere vinti solo dai soliti grandi gruppi per nulla interessati alla qualità e a far star bene i visitatori che poi sono anche i clienti degli espositori della fiera. Una configurazione come quella di Frieze in Italia sarebbe impensabile a causa di veti, imposizioni e paletti imposti dal catering industriale di turno. Ma mangiar male, non divertirsi, non potersi concedere una mezzora di pausa di lavoro piacevole ed essere maltrattati al bar o al ristorante di una fiera quanto impatto ha sul business? Le fiere di tutto il mondo lo hanno perfettamente capito.

  • Condivido pienamente, sia per la qualità che per la varietà, qui anche nelle piccole fiere ci sono proposte culinarie discrete e articolate, da noi se va bene il panino farcito è già un must! d.o))))))

  • Giampaolo Abbondio

    Ditelo a noi espositori…costretti a nutrirci con panini di carton gesso e fotocopie di mortadella per sei giorni di fila…