Laura Biagiotti, omaggio al Futurismo. Sinfonie d’avanguardia in passerella, evocando le geometrie accese di Giacomo Balla & Co. Ancora flash dall’ultima fashion week milanese

“L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela o d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello. Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre, avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti. […] Noi futuristi vogliamo liberare la nostra razza da ogni neutralità, dall’indecisione […]

Laura Biagiotti - SS15

“L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela o d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello. Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre, avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti. […] Noi futuristi vogliamo liberare la nostra razza da ogni neutralità, dall’indecisione paurosa e quietista, dal pessimismo negatore e dall’inerzia nostalgica, romantica e rammollante. Noi vogliamo colorare l’Italia di audacia e di rischio futurista, dare finalmente agl’italiani degli abiti bellicosi e giocondi”.
Parole di genio e di ardore, scritte da Giacomo Balla nel settembre del 1914, in quello che intitolò Il manifesto del vestito antineutrale. Sono gli anni dell’exploit futurista: estetica della guerra, attrazione per la velocità, il progresso e la tecnologia, sentimento anti-borghese e vitalismo sfrenato. Una maniera d’essere e di comunicare, capovolgendo gli schemi di una società conformista e imbalsamata; un’operazione di svecchiamento totalizzante, che investì la letteratura, l’arte, la musica, gli usi e i costumi, la cucina, il design, le formule sociali. E anche la moda.

Stile futurista - Fortunato Depero e Filippo Tommaso Marinetti
Stile futurista – Fortunato Depero e Filippo Tommaso Marinetti

La rivoluzione futurista contagiò, come una febbre virale, l’intera impalcatura culturale di un’Italietta d’inizio secolo, pronta a sfondare con impetuoso fermento le frontiere della modernità. La moda, dunque. Se ne occuparono spesso, i futuristi, inventando un concetto di stile, ridisegnano il guardaroba ideale del cittadino progressista e irriverente, e fornendo – come nella prassi del movimento – precetti e suggestioni per un rinvigorimento radicale dell’ovvio e del banale. Ma non fu solo Balla ad esplorare il campo. Indimenticabili i contributi – pratici e teorici – di Fortunato Depero, Ernesto Thayaht, Sonia Delaunay, Enrico Prampolini.
A raccogliere questo patrimonio, oggi, è una firma d’eccellenza del fashion, tra i paladini del Made in Italy, a capo di un’azienda che ancora resiste al richiamo delle quote straniere e che punta tutto sul valore dall’artigianalità, applicata all’alta moda e contaminata con l’arte. Laura Biagiotti, stilista e collezionista, all’interno della Fondazione Biagiotti Cigna custodisce ben 130 opere di Balla, essendo da sempre studiosa e ammiratrice dell’avanguardia futurista. Un amore che ritorna a più riprese nelle sue collezioni, inclusa quella targata SS 2015, appena presentata all’ultima Fashion Week milanese, a un secolo esatto dalla pubblicazione del manifesto di Balla.
Dell’approccio futurista all’abito, tra citazioni e interpretazioni creative, si palesano quell’istinto per l’eccentrico, innestato su una classicità bon ton, quella predilezione per i tagli irregolari e le fantasie accese, quel geometrismo energico e svettante, quell’adorazione per il colore, capace di iniettare linfa nuova tra le arterie atrofizzate di un gusto imperante, orientato al cliché.

Biagiotti porta in passerella un progetto coerente, gestito tra sobrietà e ricerca, come nella cifra della maison. Tanto spazio alle stampe, ispirate a due opere di Balla della collezione Biagiotti – “Motivo per stoffa” del 1922 e “Motivi prismatici compenetrati” del 1930 – ma anche ai decori floreali di Raoul Dufy: quest’ultima una breve deviazione rispetto al tema, essendo Dufy non un futurista, ma certamente un esponente delle avanguardie storiche, nonché un artista che dalla pittura – celebre per i cromatismi saturi e accesi – giunse a sperimentare con la grafica, l’illustrazione e soprattutto il tessuto.
Stampe caleidoscopiche, quindi, che riscrivono ampi kaftani a fazzoletto ed abitini fluidi fermati in vita (comodità e versatilità restano un must della moda futurista, che inventò, non a caso, il concetto di “tuta”), gonne in organza con sottogonne di toulle, longuedress in seta con tagli asimmetrici, intrecci di impunture a zig zag, strutture a pannelli, combinazioni radiose e radianti che inneggiano al dinamismo e alla leggerezza.  Senza dimenticare l’avventura tecnologica, tanto cara ai futuristi, qui esemplificata dal gioco dei tagli laser, che, bruciando il tessuto, creano fiori in rilievo come origami.

Laura Biagiotti - SS15
Laura Biagiotti – SS15

Il tutto declinando sinfonie di verdi accesi, gialli, turchesi, fucsia e violacei, fino a saturare i capi in un vortice di forme lineari ed aggressive. Il multicolor torna anche nel tricot (maglia e uncinetto), testimonianza di una tradizione manifatturiera eccelsa, innestando applicazioni hand-made e interventi finissimi su tubini, gonne, bluse in seta o in lino. Artigianalità preziosa che definisce anche le pettorine lavorate con pelle metallica e cristalli, le frange luminescenti e gli stessi accessori, come le tracolle realizzate con tecniche a intarsio o le micro clutch stampate e ricamate. Punti di luce assoluta, infine, nei pochi capi bianchi, messi in vibrazione da linee sghembe e lavorazioni geometriche o floreali ton sur ton.
Una collezione carica di italianità, nella sua accezione più colta, feconda e creativa, sulle orme di un’irriverenza estetica ed intellettuale che ebbe una portata rivoluzionaria. Immaginando, suggerisce Biagiotti, “un futuro prossimo all’insegna di tanto lavoro, enormi sacrifici e irrinunciabile bellezza”. 

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.