Immagini e video da ViennaFair 2014. Una fiera alla vodka, leggasi gestione russa, su cui non piovono sanzioni. Ma si conferma come la fiera meno amata dagli italiani

La decima edizione della ViennaFair ha aperto con una vistosa sottrazione di pezzi a cui il pubblico era abituato, a cominciare dai direttori artistici incarnati nelle due biondissime curatrici russe. Ne resta una, Christina Steinbrecher-Pfandt. Inconfondibile tra la folla della cerimonia inaugurale in un’impeccabile casacca-pantalone blu elettrico. Tiene molto all’abbigliamento: nell’ultimo numero del settimanale Rondo […]

La decima edizione della ViennaFair ha aperto con una vistosa sottrazione di pezzi a cui il pubblico era abituato, a cominciare dai direttori artistici incarnati nelle due biondissime curatrici russe. Ne resta una, Christina Steinbrecher-Pfandt. Inconfondibile tra la folla della cerimonia inaugurale in un’impeccabile casacca-pantalone blu elettrico. Tiene molto all’abbigliamento: nell’ultimo numero del settimanale Rondo – un magazine del quotidiano viennese Der Standard – rivela di essersi fatta una vera passione per l’abbigliamento vintage anni cinquanta-settanta, se non anche di essere intenta a cucire da sola i propri cappotti. Dove troverà il tempo per questi hobby, dovendo girare in lungo e in largo l’Europa, in particolare quella centro-orientale, per alimentare la sua fiera internazionale tutta impostata sull’etica del “New Contemporary”? La sottrazione, in verità, riguarda in modo particolare il numero delle gallerie, scese di oltre una decina. Ora sono 115. L’indice statistico delle gallerie austriache sfiora quasi il 30%, concedendo il resto agli ospiti provenienti da 24 paesi, tra cui anche Cina (1), Usa (4), GB (3). Si estremizza una tendenza che ci riguarda: zero gallerie italiane. A parte una sola presenza ucraina, in definitiva non si avverte un clima da sanzione punitiva nei confronti di una fiera con larga maggioranza societaria in mano all’oligarca russo Dmitry Yu. Aksjonov.

Le gallerie viennesi con solida reputazione internazionale, ci sono tutte. Anzi, fanno pesare un po’ troppo il vantaggio del fattore campo, in special modo su quelle tedesche. In che modo? Alcune voci, tra i galleristi, mormorano che la macchina organizzativa, molto determinata nel far convergere in fiera collezionisti internazionali di un certo calibro, li indirizzi poi principalmente sulle grandi di casa. Tutto sommato, resiste l’idea di fare di questa fiera viennese un punto d’incontro e di dialogo artistico e culturale in un’Europa in cui si immagina una divisione est-ovest, che in realtà è palese per i vari motivi che tutti conosciamo.

– Franco Veremondi

www.viennafair.at

 

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.