Giuliano Vangi, Mario Botta e il Macro Testaccio. Immagini in anteprima della mostra che si inaugura il 18 ottobre nel museo romano

“Una potente intensificazione della realtà umana e sociale con una polifonia emozionale e realizzativa che non ha eguali nell’attuale panorama artistico”. Questo, fra l’altro, scrive Gabriele Simongini di Giuliano Vangi, nel catalogo pubblicato in occasione della mostra che si inaugura il 18 ottobre a Roma negli spazi del Macro Testaccio. Un focus sugli ultimi vent’anni […]

Una potente intensificazione della realtà umana e sociale con una polifonia emozionale e realizzativa che non ha eguali nell’attuale panorama artistico”. Questo, fra l’altro, scrive Gabriele Simongini di Giuliano Vangi, nel catalogo pubblicato in occasione della mostra che si inaugura il 18 ottobre a Roma negli spazi del Macro Testaccio. Un focus sugli ultimi vent’anni dello scultore toscano – come recita il titolo, Opere 1994-2014 – che presenta ventisei sculture, molte delle quali di grandi dimensioni, e una trentina di disegni “che presenteranno un Vangi sorprendente, rivolto alle ultime generazioni con la sua potente riflessione scultorea sul rapporto uomo/natura/società, anche in termini di violenza e prevaricazione”. Ma l’appuntamento con l’artista, Praemium Imperiale per la scultura nel 2002, assume maggiore valenza grazie all’allestimento della mostra, progettato dal grande architetto svizzero Mario Botta: un incontro ai vertici della creatività, che Artribune riesce a documentare in anteprima con le immagini che trovate nella fotogallery…

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