Fondazione Cini e Palazzo Grassi riscrivono la storia dell’arte: due giorni per evocare il leggendario convegno del 1954. E lanciare nuovi documentari


  Qui si è fatta la storia dell’arte. In senso letterale. Venezia, Isola di San Giorgio: è la prima settimana dell’ottobre 1954 quando si trovano attorno a un tavolo i vari Lionello Venturi e Giulio Carlo Argan; con artisti già maturi come Gino Severini e Enrico Prampolini ed altri di ultima generazione come Emilio Vedova, […]

 

Qui si è fatta la storia dell’arte. In senso letterale. Venezia, Isola di San Giorgio: è la prima settimana dell’ottobre 1954 quando si trovano attorno a un tavolo i vari Lionello Venturi e Giulio Carlo Argan; con artisti già maturi come Gino Severini e Enrico Prampolini ed altri di ultima generazione come Emilio Vedova, che proprio quell’anno esplode con le partecipazioni alle Biennali di Venezia e San Paolo. Si tratta “di un dialogo più che di un convegno” puntualizza oggi Luca Massimo Barbero, che in veste di direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini evoca quell’evento capitale per il dibattito sulle distanze e le tangenze tra figurazione e astrattismo, atto di nascita formale dell’Istituto stesso. Come? Con una due giorni che ha il compito di analizzare il lascito di quella esperienza, ribadendo la sua straordinaria attualità, e al tempo stesso quello di suggerire nuovi metodi e linguaggi per fare e comunicare storia dell’arte. Giornata intensa quella di giovedì 30 ottobre, con gli interventi del “testimone oculare” Enrico Crispolti – lui c’era alla Biennale del ’54 – e di accademici italiani e stranieri, passando da Stephen Petersen della Washington University a Fabrice Hergott del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

Quell’incontro” prosegue Barbero “ebbe un grande vincitore: la storia dell’arte. La sua attualità. Lo dimostra l’idea stessa di chiamare critici e storici che si interessavano al contemporaneo in un contesto, quello della Fondazione Cini, nato per occuparsi di arte antica”. Un gusto per l’ibridazione confermato dalla liaison inedita che vede l’Istituto sposare Palazzo Grassi: è nel Teatrino disegnato da Tadao Ando che l’appuntamento prosegue venerdì 31 ottobre. In scena in loop, in anteprima italiana, i documentari della serie “Un œil, une histoire”, con le registe Pascale Bouhénic e Marianne Alphant a intercettare le visioni di alcuni tra gli storici dell’arte più importanti degli ultimi decenni: Georges Didi-Huberman, Rosalind Krauss, Gilles Tiberghien, Michel Thévoz e Victor Stoichita. Con gli ultimi tre presenti anche in versione live, nell’incontro pubblico che alle 18.00 chiude il tutto.

Venezia ha un ruolo curioso” sottolinea Barbero nello spiegare il rapporto tra due realtà apparentemente distanti anni luce per status, progettualità, finalità: “nonostante sia meno effervescente rispetto ad altre città italiane, almeno dal punto di vista mondano, è estremamente vitale. È accogliente e non respingente: è una città che agevola il dialogo, probabilmente forte della sua natura di porto franco. E quindi stimola la nascita di progetti condivisi come questo”.

– Francesco Sala