Elena Modorati su Rue Descartes: immagini d’artista per il numero tributo a Jacques Derrida. Riflessioni e superamenti, a dieci anni dalla morte del filosofo

“La questione centrale credo sia l’ambiguità, o il fatto che il concetto di identità sia un clamoroso inganno”, afferma Elena Modorati (1969, Milano). “La “presenza” è in realtà un baluginio, un’entità fantasmatica i cui confini sono sfumati, la cui, soprattutto, caratterizzazione essenziale, quella temporale (l’essere presente) è problematica, anzi, paradossale: la “presenza” è sempre, contemporaneamente, […]

Rue Descartes 82

“La questione centrale credo sia l’ambiguità, o il fatto che il concetto di identità sia un clamoroso inganno”, afferma Elena Modorati (1969, Milano). “La “presenza” è in realtà un baluginio, un’entità fantasmatica i cui confini sono sfumati, la cui, soprattutto, caratterizzazione essenziale, quella temporale (l’essere presente) è problematica, anzi, paradossale: la “presenza” è sempre, contemporaneamente, assenza, spargimento nei tempi (il passato, il futuro…)”. Seguendo questi pensieri, l’82esimo numero di Rue Descartes, (In)actualités de Derrida, è stato scandito dall’immagine carnosa del lavoro dell’artista milanese. Scritture affogate nella cera, tracce speciali che non si donano allo sguardo di tutti, rimarcate dal segno che non traspare mai completamente, per disparire e immergersi nell’incomprensibilità.
Nel decimo anno dell’anniversario della morte di Jacques Derrida, la rivista dedica la pubblicazione a trentotto saggi (da Vitali a Szendy, da Deguy a Kirchmayr) che investigano l’eredità del pensiero del filosofo francese, alla ricerca di nuove definizioni, nuovi nomi, nuove tracce.
“Per Derrida”, conclude Modorati, “contrapposta all’oralità (contrassegno di “presenza” tradizionale), è traccia di una traccia: contemporaneamente, senza contraddizione, ciò che è cancellato e ciò che è tracciato. Nella scrittura il tempo è quello dell’inattuale, aporia in cui è necessario restare. Il punto non è un’originarietà cancellata; l’architraccia è un rinvio vuoto e dunque è già traccia”.

–   Ginevra Bria

www.ruedescartes.org/articles/2014-3-in-actualites-de-derrida/1/

 

 

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.