Vienna Design Week 2014. Più precisamente, una settimana e ½, come ormai da tradizione. Atto primo, l’inaugurazione in una residenza principesca barocca, bisognosa di restauro

Perché il blu, nelle sue varianti tra il turchese e il celeste? L’unica cosa certa è che per i prossimi giorni (fino al 5 ottobre) sarà questo il colore dominante, sfumature comprese, della “settimana” viennese del design. Come l’anno scorso lo era il rosa fucsia. Il simbolo apotropaico della manifestazione resta la solita sedia di legno; unica […]

Perché il blu, nelle sue varianti tra il turchese e il celeste? L’unica cosa certa è che per i prossimi giorni (fino al 5 ottobre) sarà questo il colore dominante, sfumature comprese, della “settimana” viennese del design. Come l’anno scorso lo era il rosa fucsia. Il simbolo apotropaico della manifestazione resta la solita sedia di legno; unica variante, l’aggiornamento del totem cromatico. Guarda caso, Lilli Hollein, la direttrice della “settimana”, per il debutto non si è sottratta al richiamo di un tailleur con grandi pois blu. L’inaugurazione della Vienna Design Week 2014, però, ha posto all’attenzione il problema del restauro delle dimore di pregio, con la prospettiva di restituire anche un ruolo attivo a certi luoghi secolari. Sta vivendo un destino precario da anni, per l’appunto, il Palais Schwarzenberg, epicentro della manifestazione, ex sontuosa dimora barocca il cui parco è per buona parte attiguo al celebre parco del Museo Belvedere. Vicinanze che rivelano storiche rivalità nei quartieri alti della nobiltà di stanza a Vienna tra il XVII e il XVIII secolo; ma antagonismi anche tra grandi architetti austriaci del periodo, come Johann Lucas von Hildebrandt e Johann Fischer von Erlach.

Festa d’esordio nel salone dei ricevimenti, ricco di decorazioni, tra cui dei bassorilievi bianchi, lucidissimi, di soggetto allegorico, sfiorati da spot di luce turchese: magnetici per lo sguardo. Senza attendere la tempesta di eventi dei giorni futuri, in un padiglione laterale si va subito al sodo con alcune mostre tra cui una collettiva intitolata Sagenhaft, con curiosi oggetti di piccola dimensione che evocano racconti favolosi. La mostra che intrattiene di più è la personale della ungherese Zsanett Szirmay, che dal soffitto di una saletta fa pendere numerose tende in leggero cotone bianco. Sono ricamate in modo tradizionale a piccoli fori a formare motivi floreali stilizzati. Che sono, al tempo stesso, riporti di traforazioni musicali per nastri da carillon a manovella: provare per credere, tutto a portata di mano dei visitatori. Titolo dell’installazione: Sound Weaving. Tessitura sonora, che altro?

 

Franco Veremondi

 

http://www.viennadesignweek.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.