Tutto Chagall minuto per minuto: immagini in anteprima dalla mostra che Milano dedica all’artista russo. A Palazzo Reale un percorso completo

Vi diamo appuntamento a gennaio 2015. Alla canonica news di inizio anno, nella quale scioriniamo i dati delle mostre più visitate nei dodici mesi appena conclusi e tiriamo le somme dei promossi e dei bocciati. Dal pubblico, si intende. Non ci vuole la palla di cristallo per anticiparvi che, se non al primo posto certamente […]

Vi diamo appuntamento a gennaio 2015. Alla canonica news di inizio anno, nella quale scioriniamo i dati delle mostre più visitate nei dodici mesi appena conclusi e tiriamo le somme dei promossi e dei bocciati. Dal pubblico, si intende. Non ci vuole la palla di cristallo per anticiparvi che, se non al primo posto certamente sul podio, troverete la retrospettiva su Marc Chagall appena inaugurata a Milano. Un evento per Palazzo Reale e per il Comune di Milano, di cui anche noi abbiamo a volte criticato l’assenza di progettualità, la prassi da “affittacamere” che vede delegare la produzione di grandi mostre – a volte presunte tali, vedi a proposito la povertà dell’ultima dedicata a Klimt – a soggetti esterni, che costruiscono blockbuster e li collocano in spazi vuoti. Senza coinvolgimento, senza connessione con il tessuto della città o con il luogo dove si espone.
C’è ospite e ospite, però: e in questo caso 24Ore Cultura e Arthemisia sono di quelli che ogni albergatore porta in palmo di mano. Perché la mostra su Chagall è semplicemente totale: propone nella crudezza di un allestimento sì un po’ scialbo un percorso completo, parentesi che va dalla fine degli Anni Zero fino alla morte dell’artista. Senza precipitare nella farsa dello sbilanciamento delle periodizzazioni, con il solito giochino per cui a fronte di un capolavoro dei primi anni o della fase più interessante ti ritrovi decine di pezzi tardi di poco o quasi nullo interesse. Qui il rapporto è semmai sbilanciato, con un’attenzione molto precisa al primo Chagall, al suo saltabeccare in giro per l’Europa; alla sua capacità di essere testimone e protagonista della Storia. A Milano si riesce a svicolare dai cliché, a limitare violini e rabbini al ruolo di temi tra i tanti, spetti fondamentali ma non esclusivi di una fame creativa che esplode per ciò che è stata. Insaziabile.

– Francesco Sala

 

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Sicuramente può apparire patriotistico, ma fa sorridere, che nell’anno dell’Expo gli organizzatori abbiano scelto Chagal e Van Gogh come mostre di pregio, due artisti sovraesposti e manco italiani, mi pare una scelta molto banale e priva di profondità e contesto, possibile che non ci siano nomi italiani spendibili per un’occasione di questa portata, beh ci sarà Leonardo, ma alla faccia del contemporaneo…