Toronto Film Festival 2014. Trionfa il film di Tyldum su Alan Turing per il pubblico, la critica premia il Richard Gere di Moverman

Mentre la stampa cinematografica europea è già pronta per la trasferta spagnola di San Sebastian, dal Canada arriva il verdetto finale. Il pubblico del 37° Toronto International Film Festival ha voluto premiare con il Grolsch People Choice Award Morten Tyldum, per il suo The Imitation Game. Come accennato qualche giorno fa è Benedict Cumberbatch che […]

The Imitation Game

Mentre la stampa cinematografica europea è già pronta per la trasferta spagnola di San Sebastian, dal Canada arriva il verdetto finale. Il pubblico del 37° Toronto International Film Festival ha voluto premiare con il Grolsch People Choice Award Morten Tyldum, per il suo The Imitation Game. Come accennato qualche giorno fa è Benedict Cumberbatch che interpreta il protagonista Alan Turing. Genio britannico matematico, logico, criptologo, trovò la chiave per decodificare Enigma, la macchina con cui i tedeschi comunicavano in linguaggio cifrato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il film segue la vita privata dello scienziato durante il suo percorso post bellico nel settore dello sviluppo dei computer, presso l’Università di Manchester, fino alla persecuzione del 1952 per atti omosessuali. The Imitation Game aprirà anche il London Film Festival 2014 la sera dell’8 ottobre, per cui la pellicola si piazza in pole position per Oscar e Bafta.
Il Midnight Madness Award va invece a Taika Waititi e Jemaine Clement per What We Do in the Shadows. Storia di tre coinquilini che cercano di superare le difficoltà della vita trasformandosi in vampiri immortali.
Miglior documentario, sempre secondo i gusti del pubblico, è Beats of the Antonov di Hajooj Kuka. La camera segue i rifugiati dal Nilo Blu fino alle Montagne Nuba, raccontando come si sopravvive allo spostamento e al trauma della guerra civile. In questo documentario la musica, pietra angolare di tradizione e identità, diventa essa stessa un veicolo per la sopravvivenza.

I premi della critica internazionale (FIPRESCI), che quest’anno includeva tra i membri giudicanti l’italiano Marco Lombardi del Messaggero, ha valutato Time Out of Mind di Oren Moverman miglior film (l’Hollywood Reporter l’aveva stroncato per tedio e mancanza di senso del dramma, appena una settimana fa). Protagonista è Richard Gere, nei panni di un senzatetto di New York disprezzato dalla figlia.
Nel programma Discovery, sempre secondo la critica, è Abd Al Malik a ritirare il premio per May Allah Bless France! (Qu’Allahbénisse la France!). Qui si seguono gli umori di un giovane sfollato alla ricerca di equilibrio e serenità nel caos della contingenza.
Vincitore del Vimeo Award per il miglior cortometraggio è Randall Okita con The Weatherman and the Shadowboxer, audace miscela di live action e animazione digitale per una meditazione sorprendente sulla natura della memoria e della sua eredità. Menzione d’onore per la categoria a What Doesn’t Kill You di Rob Grant e alla sua inattese declinazione del genere di fantascienza.

Richard Gere in Time Out Of Mind
Richard Gere in Time Out Of Mind

E con il Palmares il Toronto Film Festival non ha tardato a lanciare i suoi numeri e pavoneggiare i nuovi record che vogliono un ulteriore aumento della presenza dell’Industry, tradotta in dollari sonanti con la Paramount al primo posto della lista di titoli venduti, e 12,5 milioni di dollari a suo favore. Aumento del 7% di presenze da 80 paesi di cui 1,900 buyers (gli addetti alla visione, alla scelta e all’acquisizione dei film per i mercati nazionali). Insomma, fatti, numeri e poche chiacchiere. Vendite in aumento non solo per i diritti theatrical, cioè per la proiezione nelle sale, ma anche per gli spazi digitali, segno dell’evoluzione dei tempi.
Infine, il record dei record con un incremento del 57% per le conferenze dell’Industry: forum e panel di visionari che hanno condiviso le loro prospettive di sviluppo creativo ed economico dello showbiz  di fronte ad un “pubblico galvanizzato…”
Il nuovo continente vince sul vecchio o si tratta solo di fuochi fatui? Risposte che fornirà il tempo.

Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.