Segantini a Milano: a ventiquattrore dall’inaugurazione della maxi-mostra su Chagall apre sempre a Palazzo Reale quella sull’artista trentino. Ecco le prime immagini

Via una sotto l’altra: prima Chagall ora Giovanni Segantini. Milano anticipa la stagione autunno-inverno, e in una piazza Duomo presa d’assalto – causa Settimana della Moda – da diafane ragazze-stecco, matrone russe gonfie di sacchetti listati Prada, improbabili creativi orientali vestiti di stracci buoni giusto per dare giù la polvere il caravanserraglio dell’informazione di (più […]

Via una sotto l’altra: prima Chagall ora Giovanni Segantini. Milano anticipa la stagione autunno-inverno, e in una piazza Duomo presa d’assalto – causa Settimana della Moda – da diafane ragazze-stecco, matrone russe gonfie di sacchetti listati Prada, improbabili creativi orientali vestiti di stracci buoni giusto per dare giù la polvere il caravanserraglio dell’informazione di (più o meno) settore torna a distanza di ventiquattrore a Palazzo Reale per la preview della mostra dedicata all’artista trentino. Centoventi opere sono un bel corpus di lavori, si può tranquillamente dire che nessuno dei pezzi importanti manchi all’appello: e qui si vince facile, considerato che capolavori imprescindibili come L’angelo della vita e Le due madri sono di stanza, come diversi altri tra i pezzi in mostra, in quella Galleria d’Arte Moderna che non dista in linea d’aria più di un chilometro.
Preziosa è allora, semmai, la proposta di confronti serrati tra temi e soggetti analoghi; narrazione di un percorso creativo che evolve in fasi differenti, a volte con salti temporali che tradiscono la lunga macerazione di un processo impostato sull’equilibrio fra trasporto emotivo e controllo. Importante dunque la cronistoria di un altro quadro simbolo di Segantini, il manzoniano Ave Maria a trasbordo, offerto quasi fosse un palinsesto nella lettura stratificata delle diverse versioni, da quelle a carboncino fino all’olio, a coprire una parentesi pressoché decennale; come pure i duetti, i dialoghi a più voci, il rincontrarsi di opere separate alla nascita e oggi finalmente ricongiunte. In una mostra che, senza troppi fronzoli, rende un omaggio rigoroso e puntuale.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Finalmente una mostra che pare pensata e non nel solito filone del botteghino, speriamo che abbia il meritato successo