Phillips aggredisce sul fronte del contemporaneo il duopolio Sotheby’s/Christie’s, inaugurando i nuovi headquarters londinesi con una mostra griffata Bonami. E intanto pensa a Hong Kong…

  Novità a 360 gradi per Phillips, la casa d’aste inglese: novità sia sul fronte occidentale che su quello orientale. Mentre a ottobre verrà inaugurata la nuova sede nel cuore nevralgico di Londra, Mayfair, si sta già guardando verso Hong Kong, dove si parla di aprire un polo di vendita, grazie al nuovo CEO Edward […]

La nuova sede Phillips a Londra

 

Novità a 360 gradi per Phillips, la casa d’aste inglese: novità sia sul fronte occidentale che su quello orientale. Mentre a ottobre verrà inaugurata la nuova sede nel cuore nevralgico di Londra, Mayfair, si sta già guardando verso Hong Kong, dove si parla di aprire un polo di vendita, grazie al nuovo CEO Edward Dolman, già fautore del successo di Christie’s in terra asiatica negli scorsi anni. A Londra, nei giorni delle aste previste in concomitanza con Frieze Art Fair, verrà inaugurato l’headquarter da 22mila mq con una vendita di arte contemporanea il 15 ottobre e con una mostra curata da Francesco Bonami.
L’edificio di Berkeley Square è stato progettato dallo studio di architettura Aukett Swanke, che ha firmato tra gli altri progetti la conversione del Lanesborough Hotel e il restauro del Royal Exchange di Londra. La nuova sede londinese di Phillips sarà dunque lo specchio del prestigioso edificio di New York a Park Avenue, posizionando la casa d’aste in uno dei quartieri più importanti della città, con un accesso da Davies Street, dove Gagosian ha una delle sue due sedi londinesi, così come Zwirner e Pace Gallery, e vicinissima a Sotheby’s, Christie’s e Bonhams, che a sua volta ha inaugurato la sede a New Bond Street lo scorso ottobre. La mostra inaugurale curata da Bonami esalterà gli spazi, con opere di scultura di autori come Donald Judd, Frank Stella e Enrico Castellani.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • Ruote telluriche

    Ipotesi: dato che il mercato esiste (e deve esistere)
    quanto ci vorrá perché a qualcuno non venga finalmente
    l’idea di organizzare una rete di mercato solida quanto le
    tre sorelle (invece delle famose 7 del petrolio) ma dedicata
    su una fascia di mercato su quotazioni piú basse, meno
    “iperuranie”, per democratizzare e diversificare il collezionismo e restituire voce in capitolo anche a chi non é un mafioso russo,
    un attore di Hollywood, o un rifugiato fiscale d’alto bordo?
    Mi si dirá che su cifre piú basse avremmo comunque manovratori
    che gonfiano e sgonfiano i valori ma sinceramente credete davvero
    Che si debba andare avanti in questo modo, tre case d’asta, una cinquantina di megagallerie supermarket,con prezzi assurdi e un
    pubblico di pochi ricchi? Tutte le fiere piú titolate hanno visto crescere
    Intorno a sé fiere satellite e le piú influenti riviste internazionali del
    settore stanno inchiodate sugli stessi numeri di diffusione mentre proliferano voci alternative.
    Se tutti mirano allo stesso obiettivo il sistema finisce
    per diventare sempre piú arbitrario: secondo me prima o poi
    Qualcosa si stabilizzerá anche a un livello economico
    Diverso.