La video arte al Milano Film Festival con verniXage. Torna la sezione sperimentale, con l’America sognata da Neil Beloufa e Loretta Farenholz

I trionfi internazionali di Steve McQueen e la parabola creativa dei fratelli De Serio; gli illustri – ormai antichi – modelli rappresentati da Andy Warhol e gli ultimissimi exploit alla Mostra del Cinema di Venezia da parte di Masbedo e Rä di Martino: le strade di cinema e arte contemporanea camminano sempre di più in […]

Una scena di "Tonight and the People" di Neil Beloufa

I trionfi internazionali di Steve McQueen e la parabola creativa dei fratelli De Serio; gli illustri – ormai antichi – modelli rappresentati da Andy Warhol e gli ultimissimi exploit alla Mostra del Cinema di Venezia da parte di Masbedo e Rä di Martino: le strade di cinema e arte contemporanea camminano sempre di più in parallelo. Arrivando a felicissime sovrapposizioni e calcolate confusioni, nella difficoltà spesso strutturale di distinguere l’opera d’arte comunemente intesa dal titolo adatto alla proiezione in sala.
Un confronto linguistico e concettuale che per il quarto anno consecutivo trova libero sfogo al Milano Film Festival, dove si rinnova la programmazione di verniXage: porta la firma di Davide Giannella la proposta di prodotti che si collocano nella terra di tutti e di nessuno dove i due ambiti trovano una avventurosa e spesso affascinante chiave di volta.
Taglio fortemente narrativo e quasi documentaristico quello delle tre opere scelte quest’anno, a tessere un inedito racconto per immagini del crollo del mito americano, o meglio: di una molteplice mitologia, che esorcizza e al tempo stesso nobilita nella luce del ricordo suggestioni e illusioni dal sapore a tratti consolatorio.
Si parte dall’aggiornamento dell’utopia della frontiera, dalla struggente reiterazione di un immaginario che gioca tra colt e tepee. Quello del trentenne franco-algerino Neil Beloufa, giovane promessa della scuderia di Zero con una personale all’Hammer Museum di Los Angeles, che in Tonight and the People (martedì 9 settembre alle 20, Triennale – Teatro dell’Arte; giovedì 11 settembre alle 17, Spazio Oberdan) realizza un vero e proprio musical volto a documentare tra il serio e il faceto le tensioni della contemporaneità. Con le maschere della dicotomia tra indiani e cowboy che alludono a un delirio carnascialesco spinto all’eccesso, fino alla perversa resa dei conti finale.
Meno allegorico il lavoro dell’austriaca Loretta Farenholz, che presenta nel dittico composto da Implosion e Ditch Plains (mercoledì 10 settembre ore 20, Triennale – Teatro dell’Arte) un parallelo tra diversi gradi di devastazione. Quella autoindotta dalla New York degli Anni Ottanta, con il tracollo delle zone più selvagge della città letto nello specchio della presunta attuale pacificazione tecnocratica; e quella inarrestabile che si concreta nella furiosa reazione degli elementi naturali al tentativo di imbrigliarli.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.