La soluzione anti-crisi? Il museo in franchising. Il Centre Pompidou aprirà la sua filiale temporanea a Malaga, e la città lo ripagherà con oltre tre milioni di euro. Ma in Italia farebbe orrore solo pensarci…

Il governo ci taglia due milioni di euro di finanziamenti? E noi affittiamo all’estero nome e logo (e anche una piccola selezione di opere) e riportiamo in cassa oltre tre milioni. Oltre a un successo internazionale, in termini di visibilità e prestigio. Franchising museale, potrebbe chiamarsi. È più o meno questo il quadro che si […]

El Cubo, futura sede del Centre Pompidou Malaga

Il governo ci taglia due milioni di euro di finanziamenti? E noi affittiamo all’estero nome e logo (e anche una piccola selezione di opere) e riportiamo in cassa oltre tre milioni. Oltre a un successo internazionale, in termini di visibilità e prestigio. Franchising museale, potrebbe chiamarsi. È più o meno questo il quadro che si delinea con lo sbarco a Malaga del Centre Pompidou, i cui termini sono appena stati presentati nella città andalusa.
La propaggine temporanea del celebre centro d’arte parigino, il primo “Pop Up Pompidou”, come lo definisce il direttore Alain Seban, aprirà le sue porte nel marzo 2015 nella location di “El Cubo”, avveniristica architettura in vetro di oltre 6mila metri quadri disegnata dal dipertimento urbanistico malagueno e piazzata sulla banchina del porto. Il nuovo centro ospiterà una mostra di una novantina di pezzi provenienti dalla collezione permanente del Pompidou, opere fra gli altri di Francis Bacon, Constantin Brancusi, Max Ernst, March Chagall, Frida Kahlo, Picasso, René Magritte e Joan Miró. Ma il punto di forza sarà il ricco programma di mostre temporanee, coordinate con le altre sedi del Pompidou e quindi ad alto tasso di sinergie ed economie di scala.
Risultato? Un grande successo sul piano del prestigio, con almeno 200mila persone che si prevede visiteranno il centro durante il suo primo anno, ma anche su quello economico. Già, perché il governo locale ha già pagato una fee di 2,1 milioni di euro, e la città di Malaga contribuirà al finanziamento del museo con un altro milione di euro. Introiti grazie ai quali il Centre Pompidou riequilibrerà i tagli nei finanziamenti del governo francese, pari a circa 2 milioni di euro. Domanda inevitabile: perché in Italia nessuno pensa a soluzioni virtuose come questa? Gli sconfinati magazzini di musei come gli Uffizi o Brera – solo per fare due esempi – non potrebbero periodicamente movimentare nuclei di opere altrimenti comunque non visibili?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Mi pare un ottima idea. Malaga si sta muovendo molto bene per l’arte contemporanea, nel piccolo e nel grande.

    Un segno dei tempi, la mia galleria a gennaio sarà a Malaga invece che a Bologna.

    Come comunità dovremmo imparare a ragionare in termini europei.

    La risposta alla domanda è semplice; non sappiamo fare le cose, non ci sono idee, soldi e organizzazione per promuove progetti di questo tipo.

  • In questi decenni si sono persi anni di sviluppo “culturale/turistico”, speriamo che si cambi spirito e che ci si attivi per dare energia al nostro paese, imparando anche dagli altri che sono piccoli ma cresceranno, bisogna cambiare atteggiamento e tornare a credere che anche noi ci riusciremo… ss vogliamo

  • angelov

    Troppi musei aprono un po’ dappertutto nel mondo; e ci si può legittimamente chiedere, quante migliaia di opere d’arte dovranno essere prodotte per riempirli tutti?
    Mi ritornano in mente gli anni del Realismo Socialista, quando gli artisti erano stipendiati dallo Stato per produrre opere per il “popolo”, e i loro lavori erano ormai improntati tutti ad uno stesso stile e standard: ma di fatto indistinguibili gli uni dagli altri; per evidenziare il trionfo dell’uomo-massa, a discapito dell’uomo-individuo, portatore di quell’unica vera ricchezza che è la sua identità…

  • Il buono, il brutto, l’angelov

    In Spagna si è attivata una forte competizione positiva, tra le città e regioni.
    L’arte contemporanea è al centro di un circolo virtuoso.
    In pochi anni anni Malaga, sta realizzando concretamente una strategia di progetti importanti, simbiotici tra loro.
    Un altra realtà spagnola in evoluzione rapida ad esempio è Santander con il nuovo Centro Botin.
    Progettato da Renzo Piano.
    L’arte contemporanea come un magnete attrattivo e formativo per l’economia di una comunità

    Tutti siamo in attesa che si cambi spirito in questo paese.
    Si deve ripartire da capo, tutti a casa.
    Penso ci vorrà almeno un altra generazione, forse due.

    Troppi musei? Non si capisce in base a quali parametri si possa fare un affermazione del genere, restando seri.
    Farsi venire in mente di paragonare l’economia e la cultura spagnola di questi anni anni con l’economia e i principi di produzione sovietici è geniale.