Il Tibet di Hu Wei e la Siberia raccontata da Cristina Picchi: vengono dal freddo profondo i vincitori del Concorto Film Festival

Un giovane fotografo di strada, abituato a girare negli angoli più remoti dell’Asia per donare a popolazioni spesso poverissime – e tecnologicamente analfabete – l’eternità del ricordo in forma di immagine. L’incontro con una comunità isolata nelle valli più inaccessibili del Tibet e la delicata narrazione di un rapporto che mette in luce le tensioni […]

Una scena del corto di Hu Wei

Un giovane fotografo di strada, abituato a girare negli angoli più remoti dell’Asia per donare a popolazioni spesso poverissime – e tecnologicamente analfabete – l’eternità del ricordo in forma di immagine. L’incontro con una comunità isolata nelle valli più inaccessibili del Tibet e la delicata narrazione di un rapporto che mette in luce le tensioni e le difficoltà di una società che paradossalmente riproduce, amplificati, i problemi delle civiltà occidentali.
Dopo aver conquistato con la stessa opera il Grand Prix del festival di Winterthur nel 2013, il trentenne cinese Hu Wei si porta a casa anche l’Asino d’Oro: il suo Le lampe au beurre de yak vince nel piacentino la tredicesima edizione del Concorto Film Festival, tra le più importanti rassegne italiane di settore. Premio Speciale della Giuria a un’altra storia da terre al limite: Cristina Picchi ci porta in Siberia per conoscere Zima, letteralmente l’inverno, condizione mentale oltre che climatica che condiziona la vita di uomini e donne stretti in un quotidiano strenuo eroismo.

Molta amarezza nei lavori presentati in concorso, figli di una congiuntura socio-economica che non sembra ispirare grandi sorrisi. Ma a sorpresa è proprio la commedia a mietere successi: Vincent Macaigne e Benoit Forgear, interpreti di Les Lezards di Vincent Mariette ottengono la menzione come migliori attori mentre l’ironica Supervenus di Frédéric Doazan guadagna il premio assegnato dalla Giuria Giovani. Premio del Pubblico al Meu Amigo Nietzsche diretto da Fauston Da Silva.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.