Ecco le immagini del nuovo ingresso del Metropolitan Museum di New York. E per l’inaugurazione della H. Koch Plaza tornano a farsi vedere i manifestanti di Occupy Museums

Lo studio degli architetti paesaggisti autore del progetto è ben noto anche in Italia, visto che è lo stesso che una decina d’anni fa ridisegnò il giardino dell’American Academy di Roma. Parliamo di Olin architects, di Philadelphia, ora agli onori della cronaca per un progetto ben più importante: il ridisegno della piazza antistante l’ingresso del […]

Lo studio degli architetti paesaggisti autore del progetto è ben noto anche in Italia, visto che è lo stesso che una decina d’anni fa ridisegnò il giardino dell’American Academy di Roma. Parliamo di Olin architects, di Philadelphia, ora agli onori della cronaca per un progetto ben più importante: il ridisegno della piazza antistante l’ingresso del Metropolitan Museum di New York, che riformula la morfologia anche di un bel tratto di Fifth Avenue.
Un nuovissimo segnale di benvenuto per gli oltre sei milioni di visitatori che ogni anno varcano la soglia di quella che resta una delle istituzioni culturali più celebri della Grande Mela: che si inserisce nel complessivo progetto di risistemazione dello spazio pubblico che fronteggia il museo, a cui si lavora da un paio di anni. Con un equilibrato mosaico – lo vedete nella fotogallery – creato da fontane in granito, pavimentazione in pietra e diverse sedute, che dialogano con gli oltre cento alberi piantati dal museo che garantiscono l’ombreggiatura di quali il 50% della piazza.
E in occasione dell’inaugurazione, sono tornati a farsi vedere i gruppi di protesta nati un paio di anni fa sotto la sigla Occupy Museums. A finire nel mirino il miliardario David H. Koch, che ha finanziato con 65 milioni di dollari tutti gli interventi sulla piazza, alla quale ha peraltro dato il nome di H. Koch Plaza. I manifestanti, tre dei quali arrestati dalla polizia, hanno inscenato una manifestazione animata da slogan e scritte proiettate sul muro del museo, che prendevano di mira il sostegno di Koch al Tea Party e le sue presunte responsabilità nel “Climate Chaos”.