Diario d’artista. Il racconto in progress per immagini della residenza di Gianni Politi all’Istituto Italiano di Cultura di Praga. Terza settimana

Il countdown è ormai molto serrato, e nelle immagini cominciano a fare la loro comparsa alcune opere, delle quali si studia l’allestimento. Ed è qui che si registra una novità rispetto ai programmi: perché la mostra finale non si terrà più negli spazi della suggestiva Cappella Barocca dell’Istituto Italiano di Cultura, ma nel cortile esterno […]

Il countdown è ormai molto serrato, e nelle immagini cominciano a fare la loro comparsa alcune opere, delle quali si studia l’allestimento. Ed è qui che si registra una novità rispetto ai programmi: perché la mostra finale non si terrà più negli spazi della suggestiva Cappella Barocca dell’Istituto Italiano di Cultura, ma nel cortile esterno della stessa Cappella. Di che parliamo? Della residenza d’artista che Gianni Politi (Roma 1986) tiene all’IIC di Praga, per il quarto appuntamento di Anteprima, programma di scambi culturali e artistici ideato dall’associazione culturale AlbumArte di Cristina Cobianchi. Durante il soggiorno Politi realizza le opere per la mostra dal titolo giovane pittore romano, la sua prima personale a Praga, curata da Paola Ugolini. In attesa della documentazione finale, con l’opening della mostra, eccovi la fotogallery di alcuni momenti della terza settimana…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • stefano

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  • stefano

    Innanzitutto, io ho avuto modo di conoscere il tanto lodato
    giovane artista romano, un poppante a cui piace atteggiarsi ad artista, davvero antipatico e molto pomposo. Mi sono chiesto che tipo di opere facesse uno che di arie se ne da tante.
    Mi sono documentato ed ecco cosa ne è uscito fuori: il suo lavoro altro non è che una copia di stili di artisti diversi, ci ha messo un po’ di tutto: un Baselitz sbiadito a testa in giù, un Clyfford Still con tonalità diverse, un Francis Bacon rimpicciolito e bruttarello, un Damien Hirst dei poveri, e per non parlare del suo “Please let me stop having boring idea” , una sua versione (in inglese da quinta elementare) del lavoro dell’ artista Tracey Emin “ I will not make any more boring art”. Che squallore!
    Insomma l’artista è un po’ confuso, forse non sa che qualcuno, in questo ormai corrotto e fasullo, mondo dell’arte, di arte ne capisce, e gli artisti li conosciamo anche noi caro giovane romano, non puoi fare un giro in libreria e rifilarci le tue opere facendoci credere di essere un nuovo dandy.
    E aggiungerei anche un messaggio diretto alla curatrice della
    mostra, Signora cara, ma il termine da Lei usato per pompare il Suo pupillo lattante “barocco rock” non le ricorda tanto il titolo di una mostra tenutasi al museo Madre di Napoli qualche tempo fa? “Barock”, suvvia un po’ di fantasia, non è di arte che stiamo parlando?Credo proprio di no!