Art Digest: caccia all’oro di Michael Sailstorfer. La (s)biblioteca americana di Santiago Calatrava. Ai Weiwei presente, in formato 3D

Tutti alla caccia dell’oro di Michael Sailstorfer. Se all’ultima Biennale di Venezia Piero Golia aveva mischiato oro al sue monolite, ora per la Folkstone Triennale il tedesco seppellisce 30 lingotti su una spiaggia… (independent.co.uk) Il concept sembra duchampiano, ma la realizzazione è ipercontemporanea. È la prima biblioteca senza libri, l’ha progettata Santiago Calatrava per la […]

La biblioteca senza libri di Santiago Calatrava

Tutti alla caccia dell’oro di Michael Sailstorfer. Se all’ultima Biennale di Venezia Piero Golia aveva mischiato oro al sue monolite, ora per la Folkstone Triennale il tedesco seppellisce 30 lingotti su una spiaggia… (independent.co.uk)

Il concept sembra duchampiano, ma la realizzazione è ipercontemporanea. È la prima biblioteca senza libri, l’ha progettata Santiago Calatrava per la Technical University of Florida: per 135mila volumi in formato digitale… (abc.es)

Cerchiamo di creare l’arte di cui percepiamo il mondo abbia bisogno“. Ampia intervista, fra religione e politica, di Gilbert & George sul Wall Street Journal… (wsj.com)

Gli abbiamo inviato fotografie e piani dettagliati, ma lui è un perfezionista, ha voluto modelli digitali 3-D di tutti gli spazi”. È così che Ai Weiwei, agli arresti domiciliari a Pechino, ha “installato” la sua mostra inglese a Blenheim Palace… (theguardian.com)

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Luca Rossi

    così perfezionista Weiwei che fa una mostra senza entrare in uno spazio, quando le sue opere lo richiederebbero.
    In questi ultimi anni ho notato un forte scollamento tra le opere
    prodotte da Ai Weiwei e il suo personaggio pubblico, salito alle luci
    della ribalta perchè vittima del regime cinese. Weiwei viene
    perseguitato per la sua lotta per i diritti umani, ma le sue opere
    (adesso in mostra anche a Bolzano) sono dei vasi colorati, centinaia di
    semi di girasole, sgabelli che si impennano uno attaccato all’altro
    (molto similmente agli accumuli Dada che faceva Arman negli anni 50),
    biciclette, ancora l’una attaccata all’altra e così via. Le opere più
    didascaliche verso la sua lotta al regime, sono ancora peggio; e sono
    foto in cui l’artista fotografa il suo dito medio puntato verso il
    palazzo del potere cinese, o ricostruzioni tremende sulla vita da prigione (alcuni documentari sulle prigioni italiane sarebbero forse più interessanti). Ritengo che i veri regimi siano rappresentati
    da quegli stati apparentemente democratici, dove una persona che fa il
    dito medio al palazzo e lo fotografa, viene lasciata libera di farlo e
    comunque non cambia nulla e non succede niente. Il vero regime contemporaneo è
    fatto da una democrazia capace di gestire al meglio la protesta, non
    certo da regimi arcaici, un po’ goffi. Penso alla Cina e alla Russia che
    tendono a creare ogni giorno vittime scomode. O meglio, questi sono
    sicuramente dei regimi, ma quanto meno
    evidenti e sotto gli occhi di tutti. Mi preoccupa di più quello che non
    vedo.