Il Grande Cretto di Gibellina di Alberto Burri? Isolato da anni a causa di una frana, mentre si avvicina l’anno del centenario dell’artista. La denuncia è di Michele Anzaldi, che annuncia un’interrogazione

Se la classe politica italiana riesce ogni giorno nell’apparentemente impossibile missione di peggiorare lo squallido spettacolo che dà di sé, c’è qualche sparuto rappresentante che si salva con l’impegno sistematico in uno specifico settore di interesse pubblico. Fra questi – capita di notarlo di frequente, anche su Artribune – l’onorevole Michele Anzaldi del Partito democratico, […]

Se la classe politica italiana riesce ogni giorno nell’apparentemente impossibile missione di peggiorare lo squallido spettacolo che dà di sé, c’è qualche sparuto rappresentante che si salva con l’impegno sistematico in uno specifico settore di interesse pubblico. Fra questi – capita di notarlo di frequente, anche su Artribune – l’onorevole Michele Anzaldi del Partito democratico, da tempo attivissimo sul fronte artistico-culturale: e proprio in questi giorni spetta proprio a lui l’aver sollevato l’attenzione generale sull’ennesimo episodio di mala gestione del patrimonio.
L’oggetto? Il Grande Cretto di Gibellina, di Alberto Burri, uno dei più importanti esempi italiani di land-art: che – come denuncia Anzaldi – “versa nell’incuria e nell’abbandono, irraggiungibile a causa della strada interrotta da una frana”. E la cosa, già grave in termini assoluti, vista anche la stagione turistica che richiamerebbe certamente molti visitatori verso il sito, assume contorni allarmanti se si pensa che si è a poco più di un mese dall’inizio delle celebrazioni del centenario della nascita del grande artista umbro, che poi si dispiegheranno in tutto il 2015.
Il 19 settembre”, scrive il deputato annunciando un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi, “prenderà il via un importante programma internazionale di mostre, eventi e convegni dedicati all’artista che verrà celebrato con una grande retrospettiva al Guggenheim Museum di New York, ma resta da capire come il grande sudario dedicato al terremoto del 1968 possa rientrare nelle celebrazioni se a tutt’oggi l’unica strada per raggiungerlo è impraticabile da anni”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Quindi questo intento e http://tuttoggi.info/il-cretto-di-gibellina-sara-ultimato-entro-il-2015-centenario-dellautore-tifernate-alberto-burri-foto/183137/ che prevedeva il recupero (era il 21/06/13) è stato disatteso?

  • Walter Bortolossi

    Scusate ma io poco piú di una settimana fa sono
    passato per Gibellina e ho visitato il cretto du Burri e ci ho camminato in mezzo e mi sembrava ben conservato. La strada da Gibellina nuova era lunga circa una dozzina di chilometri , era un pó tortuosa poco frequentatata ma non c’erano frane e ho visto strade ben peggiori.
    Certo qualche indicazione stradale nei dintorni in piú non sarebbe stata male.
    Quando si arriva la prima parte avvicinabile del cretto é transennata
    per manutenzione ma poi si procede e si entra in quello che resta del paese originale ed é come se il terremoto fosse accaduto ieri , si entra nella via che entra tra un paio
    di case invase dalla vegetazione , si continua ancora e dopo due o tre altri edifici semidistrutti il cretto riappare e da questo lato lo si puó percorrere.
    Ma per favore non chiamate Land Art questo
    lavoro incredibile che non merita etichette.
    Volevo aggiungere varie foto ma viene pubblicata sempre la stessa , boh

    • Walter Bortolossi

      riprovo a mandare le immagini

  • Quindi alla fine il problema non è l “opera” ma la strada per arrivarci, provate ad andare a Selinunte o a Segesta … mi pare che una regione a statuto speciale come la Sicilia potrebbe dirottare meglio le proprie spese, ad esempio veramente ci sono spalatori di neve a regime nel mese di Luglio? http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/29/news/neve_agosto-22392932/