Giallo in Costa Azzurra. Parte il processo coniugi Le Guennec contro eredi Picasso. In una villetta di provincia si nasconde un tesoro: furto o regalo?

Artisti celebri, quotatissimi, iperproduttivi. Che a un certo punto muoiono, lasciando quantità poderose di opere, in parte catalogate e rintracciabili, in parte no. Una storia che si ripete e che impegna eredi, archivi e fondazioni in un costante lavoro di tutela  e monitoraggio. Contro falsari, ladri, ricettatori. O anche solo con l’intento di ricostruire il […]

Pablo Picasso con la moglie Jacqueline, 1940

Artisti celebri, quotatissimi, iperproduttivi. Che a un certo punto muoiono, lasciando quantità poderose di opere, in parte catalogate e rintracciabili, in parte no. Una storia che si ripete e che impegna eredi, archivi e fondazioni in un costante lavoro di tutela  e monitoraggio. Contro falsari, ladri, ricettatori. O anche solo con l’intento di ricostruire il catalogo ragionato di una vita intera di lavoro. E le magagne sono sempre dietro l’angolo. Come nel caso che ha appena coinvolto due insospettabili coniugi di Mouans-Sartoux, un piccolo comune della Costa Azzurra. 71 anni lui, 69 lei, Pierre e Danielle Le Guennec dovranno comparire dinanzi a un giudice di Grasse, perché coinvolti in un’indagine penale. L’accusa? Ricettazione. A muoverla gli amministratori dei beni di Pablo Picasso.
Il caso è di quelli che si scovano tra le pagine di un giallo o in una puntata di un poliziesco tv: mancava solo il cadavere di rito e il quadretto letterario c’era tutto. Pierre e Danielle, tenera coppia di anziani con una vita tranquilla nel sud della Francia, vivono una vita modesta, in una casetta nel cuore di un paesino a pochi chilometri dal mare. Routine, buone maniere, conti in banca esigui e una pensione da consumare in salute e in armonia, tra loro e col vicinato.  E poi, un garage. Uno come tanti, con vecchi bauli, attrezzi per il bricolage, tosaerba, biciclette, annaffiatoi. E 271 opere d’arte inedite, stipate dentro una pila di scatoloni, per il valore di cinquanta milioni. Un tesoro di quelli che farebbero gola a un museo internazionale. Ecco la lista: varie litografie, dipinti del periodo cubista, disegni, dei notebook, acquerelli. Merce che i due stavano tentando di vendere e che proprio per questo era stata intercettata, non appena Monsieur Le Guennec si era recato a Parigi per farla valutare.

Pierre e Danielle Le Guennec
Ma come ci erano arrivati, in casa Le Guennec, tutti quei Picasso, giudicati autentici? Stando alla versione degli indagati, si sarebbe trattato di un regalo. Ricevuto direttamente dalle mani di Jacqueline Picasso, per volere del marito, nel lontano 1973.  Una lauta ricompensa per un lavoretto – l’installazione di un antifurto – che Pierre aveva fatto nella villa dell’artista, a Cannes. Giusto in tempo per assicurarsi quel cadeau: pochi mesi dopo il padre del Cubismo, novantunenne, sarebbe morto d’infarto.
Che Picasso fosse un uomo generoso e che avesse donato tanta roba, lo conferma oggi anche uno dei figli, Claude. Aggiungendo però che il padre, prudentemente, era solito siglare i suoi regali, oltre che con firma e data, anche con una dedica personale. E non è il caso dei Le Guennec. Lo scambio, inoltre, pare davvero sbilanciato: una fortuna di quel genere, per un comune intervento da elettricista.

Una delle opere dei Le Guennec - foto couresy AP via The Telegraph
Una delle opere dei Le Guennec – foto couresy AP via The Telegraph

Si stima che nel corso della sua carriera Picasso abbia prodotto oltre 20.000 opere. Un numero clamoroso, a cui mancano centinaia di pezzi: rubati, perduti, regalati. Difficile  monitorare una produzione di tale portata.  Il bottino nascosto tra le cianfrusaglie del garage di Mouans-Sartoux è stato intanto sequestrato e chiuso un caveau di Nanterre, alle porte di Parigi, in un Ufficio del Ministero dell’Interno preposto alla lotta contro il traffico di beni culturali, in attesa del processo. Un processo che si preannuncia complicato: in assenza delle testimonianze di Pablo Picasso e di sua moglie, entrambi deceduti, si tratta di un duello alla pari. La parola dei coniugi contro quella degli eredi. Come dimostrare che non si sia trattato davvero di un maxi regalo? Una bella gatta da pelare per investigatori e giudici. A meno che non salti fuori un complice, un indizio clamoroso, un documento, un testimone…

–   Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • ..e che non sapete quanto è difficile trovare un buon elettricista sulla costa… d.o))))