Fratelli d’Italia uniti nella guerra contro le adozioni gay. Ma il manifesto-shock è un furto: Oliviero Toscani pronto alla battaglia legale

È ancora fresca l’immagine di quello show di cattivissimo gusto, che pochi mesi fa Fratelli d’Italia, il partito di destra nazionalista capitanato da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, aveva inscenato in quel di Catania. Una barchetta con a bordo una decina di militanti, Meloni inclusa, uniti nel nome della battaglia contro l’invasore: tutti reggevano […]

Il manifesto-shock di FdI

È ancora fresca l’immagine di quello show di cattivissimo gusto, che pochi mesi fa Fratelli d’Italia, il partito di destra nazionalista capitanato da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, aveva inscenato in quel di Catania. Una barchetta con a bordo una decina di militanti, Meloni inclusa, uniti nel nome della battaglia contro l’invasore: tutti reggevano dei cartelli con slogan anti-immigrazione e la barca faceva il verso alle bagnarole degli scafisti. Una cosa simpatica, secondo loro. Assolutamente macabra, in realtà, se accostata alle recenti tragedie del Mar Mediterraneo, ormai mesto cimitero di uomini in fuga dall’inferno.
Ma i Fratelli d’Italia questo tipo di comunicazione a effetto la amano assai. Cose che arrivano dritte al cuore del popolino, vinto da spauracchi vecchi e nuovi: l’uomo nero, il Bildelberg, l’Euro, i gay.
Per l’appunto, i gay. Altro fronte di combattimento su cui costruirsi un’identità politica, raccogliendo facili consensi. E nonostante nella bozza di legge PD sui diritti civili, di cui il governo dovrebbe (si spera) occuparsi a breve, non ci sia traccia del tema “adozioni gay”, è bastata una sentenza specifica del tribunale di Roma – che in assenza di una normativa ha ritenuto di fare il bene del minore – per scatenare la guerra populista contro le famiglie omogenitoriali. Nuova minaccia per la specie umana e per il futuro dell’Italia cattolica. Eppure il trend è chiaro, anche a sinistra: sì ai diritti civili per le coppie omo, no alle adozioni. E quindi? Quindi vabè, meglio buttarla in caciara.

Oliviero Toscani
Oliviero Toscani

Ecco dunque spuntare una foto di Oliviero Toscani, con due mamme, due papà e un neonato in mezzo, tramutata in manifesto anti-gay, con tanto di slogan e simbolo FdI: “Un bambino non è un capriccio”. Manifesto non autorizzato, naturalmente, che ha mandato su tutte le furie Toscani: via Twitter, l’ex creativo della Benetton annuncia querela contro il partito della Meloni, per appropriazione indebita di una sua opera: “Li denuncio, sono degli ignoranti”. Possibile che dei politici navigati, con i loro esperti di comunicazione, non conoscano le leggi minime del diritto d’autore?
L’effetto è quello di stravolgere l’idea di un noto fotografo – “era una serie fatta per Elle, in Francia, con cui ritraevo i vari tipi di famiglie oggi esistenti” – facendone strumento per una campagna impropria. E che è anche pretestuosa. Per quanto si possa essere d’accordo sull’avventatezza alla base della tesi pro-adozione, questo di FdI resta uno slogan sciocco, che riduce a un “capriccio” un tema assai più complesso; superficiale, in quanto non considera la necessità di normare un campo in evoluzione (famiglie allargate, coppie di fatto, unioni omoaffettive, etc); inutile, visto che nessuno avvalla, politicamente, le adozioni omosessuali; subdolo, perché con la paura che questo avvenga, punta a scoraggiare anche le battaglie per i diritti delle coppie gay. Come dire: tra civil partnership e adozioni il passo è breve, allora meglio niente.
Insomma, Toscani – dichiaratosi per giunta a favore dell’omogenitorialità – si ritrova suo malgrado “autore” di una campagna ideologica, retorica e tutta volta a raccogliere consensi in quella parte di società che l’omofobia magari la rinnega (quando non la sbandiera), ma la pratica ogni giorno. Tra vizi del linguaggio, insulti fra i denti e sguardi colmi di (pre)giudizio. Il caso è già scoppiato sui social. FdI ha fatto una grama figura e Toscani, conoscendone il temperamento, avrà già allertato i suoi avvocati. Dura lex sed lex: un motto con cui la destra ama raccontarsi, da sempre.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.