Fotografie al museo sì o no? La National Gallery di Londra si arrende alla selfie-mania: impossibile ormai gestire i divieti

Problemi per i danni alle opere causati da eventuali flash, problemi per il copyright delle immagini, problemi nella logistica dei flussi dei visitatori, attardati a cercare l’inquadratura e la luce giusta. Nulla resiste alla galoppante e irrefrenabile mania del selfie, che nel museo pare peraltro trovare uno dei luoghi di elezione: come resistere a immortalarsi […]

Problemi per i danni alle opere causati da eventuali flash, problemi per il copyright delle immagini, problemi nella logistica dei flussi dei visitatori, attardati a cercare l’inquadratura e la luce giusta. Nulla resiste alla galoppante e irrefrenabile mania del selfie, che nel museo pare peraltro trovare uno dei luoghi di elezione: come resistere a immortalarsi in compagnia di un capolavoro, di un simbolo della creatività eterna?
Nulla resiste, tanto che uno dei musei per antonomasia, uno dei più visitati al mondo, la National Gallery di Londra, alza le mani: abolendo – salvo specifici limitati casi – il divieto di fare fotografie fra le proprie sale. Complice – non si sa quanto decisiva – una giornalista del quotidiano The Guardian, Zoe Williams, che ha studiato il fenomeno, osservando il comportamento dei visitatori armati di smartphone, ed è passata poi all’azione, pubblicando una serie di selfie scattati da lei stessa – quando il divieto era ancora in vigore – davanti a opere di Vermeer, Rembrandt, Salvator Rosa.
Sottolineando anche gli aspetti virtuosi della pratica: il selfie abbatte gli steccati fra visitatore e opera, il distacco creato dalla musealizzazione, sostiene la commentatrice. L’arte diventa un elemento vivo, i personaggi immortalati da pittori e scultori doventano compagni nella visita e nell’approccio al momento creativo: continuando a vivere nelle foto, e nella loro circolazione. E quasi a sorpresa, arriva la resa del museo di Trafalgar Square: via libera ai fotografi compulsivi, via libera all’arte protagonista sui social network. Come la vedete voi? Siete d’accordo sul rinunciare a qualche precauzione per aprirsi alla comunicazione 2.0?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Roberto Scala

    Sono pienamente d’accordo non vietare il narcisismo.
    Basta con divieti non toccare, non fotografare , non parlare e non guardare

    by Prof. Roberto Scala

  • Aurora

    in realtà è il museo che consente l’ interagire dello spettatore con l’opera che in questo caso ( con il selfie) si rende visibile ad un terzo pubblico . risultato ?

    • Carlotta

      Il risultato è che nessuno avrà più modo di ammirare un’opera d’arte, chi volesse soffermarsi sui dettagli, si trova in condizione di “combattere” con gli aspiranti blogger che si ostinano a girare le spalle alle opere pur di avere un ricordo digitale piuttosto che un’opinione personale su qualcosa che in fondo stanno immortalando, ma non hanno visto.

  • Aurora

    Sono d’accordo sull’esperienza selfie anche in un museo ma resta innegabile che è il museo a dare la possibilità al visitatore di interagire con l’opera d’arte esposta al pubblico gratuitamente

  • Ma si dopo i bar, shop-center, i selfi completano il divertimento, io proporrei anche postazioni di video giochi con cui interagire con l’opera, sarebbe carino anche mettere delle registrazioni per “il quadro ti parla” e una serie di spazi dove fare yoga … in fondo in fondo un museo è sempre più bello se sa di luna park! d.o)))

    • lindo

      dimentichi una serata sound e una notte con l’opera, russare immersi nell’arte è un’esperienza impagabile, eleva il tuo stato psico-spiriturale

  • TheStylist

    Prima quando non c’erano i cellulari e gli smartphone al museo si osservavano in contemplazione le opere.

  • Seli

    In effetti ormai nulla esiste se non è fotografato e, soprattutto, “condiviso”! Ma hanno ragione alla National Gallery: è un divieto ormai inapplicabile, richiederebbe troppi mezzi e a che pro? Fintanto che la riproduzione richiedeva altre tempistiche e altri, più complessi, mezzi poteva avere un senso o era perlomeno gestibile, oggi non più. E non illudiamoci, l’ansia di possesso tramite la riproduzione è sempre esistita, il vedutismo veneziano può avere avuto esiti più alti, ma motivazioni non troppo diverse da un selfie.

  • angelov

    Aggiornamento:
    L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità: a) tecnica, b) digitale, oppure c) demenziale?