New York: Alex Katz accompagna il nuovo Whitney. Dopo quella di Wade Guyton, una nuova opera d’arte pubblica lungo la High Line

I newyorchesi sono strani forti. Si ritrovano in piena Manhattan un ramo di sopraelevata che nessuno usa più dal 1980, pezzo di ferrovia ormai in disuso: un residuo da abbattere, annientare, cancellare dalla memoria per aprire una rinnovata idea di paesaggio. E invece no: proprio perché i newyorchesi sono strani forti e, un po’ come […]

Whitney Museum – Veduta da Washington e Gansevoort Streets, Aprile 2014. Foto Timothy Schenck

I newyorchesi sono strani forti. Si ritrovano in piena Manhattan un ramo di sopraelevata che nessuno usa più dal 1980, pezzo di ferrovia ormai in disuso: un residuo da abbattere, annientare, cancellare dalla memoria per aprire una rinnovata idea di paesaggio. E invece no: proprio perché i newyorchesi sono strani forti e, un po’ come tutti gli americani, pure romantici. E così capita che i residenti se li vogliano tenere quei due chilometri e rotti di cemento e rotaie arrugginite tra la 34esima e Gansevoort Street; succede che si apre un processo condiviso tra amministrazione e popolazione per decidere cosa farne e che la palla passi allo studio Diller&Scofidio. Nasce la High Line come la conosciamo oggi, intelligente parco urbano – giardino pensile che sferza con il coraggio del suo verde una fetta di West End.
È da queste parti che, a quasi dieci anni dall’avvio di quel progetto, Renzo Piano sta alzando la nuova sede del Whitney Museum. Ed è dunque in un tessuto sociale dinamico, attivo, sensibile e maturo che il museo sta andando progressivamente a inserirsi, favorendo il passaggio con una serie di azioni dall’alto impatto culturale: prima con le installazioni in cantiere di Tauba Auerbach, Barbara Kruger, Wade Guyton e Kelley Walker; poi con lo show di danza contemporanea che Elisabeth Streb ha portata alla Gansevoort Plaza e con gli interventi di arte pubblica che, nelle vicinanze, hanno omaggiato Yayoi Kusama e Richard Artschwager.
Un processo che prosegue oggi con l’annuncio che sarà proprio uno degli edifici affacciati sulla High Line, il complesso residenziale del TF Cornerstone al 95 di Horatio Street, ad accogliere sulla propria facciata il nuovo intervento, previsto per il prossimo settembre: porta la firma dell’intramontabile Alex Katz la stampa su vinile di cinque metri per nove che ritrae i volti di Katherine and Elisabeth, soggetti immersi in una opalescente luce piana, dalle rassicuranti sfumature pop.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.