Street art a Little Italy. LISA project ridisegna la vocazione dell’area newyorkese: non solo ristoranti glam, ma ai muri opere di Ron English, Logan Hicks, e anche Alice Pasquini e Ozmo

C’era una volta Little Italy. Mulberry Street, a New York, fino a poco tempo fa, era solo sinonimo di ristoranti italiani e di turismo di massa. Da circa un paio d’anni questa caratteristica zona ha subito una radicale trasformazione grazie all’operato del LISA project, che si propone di arricchire il quartiere con opere di Street […]

C’era una volta Little Italy. Mulberry Street, a New York, fino a poco tempo fa, era solo sinonimo di ristoranti italiani e di turismo di massa. Da circa un paio d’anni questa caratteristica zona ha subito una radicale trasformazione grazie all’operato del LISA project, che si propone di arricchire il quartiere con opere di Street Artist del panorama americano e non solo. Grazie all’operato di Wayne Rada e Rey Rosa, in collaborazione con Vandalog (affermato blog di Street Art, gestito da RJ, direttamente da Philadelphia), l’aspetto di questa zona celebre per i suoi ristoranti e la chiesa di San Gennaro è cambiato rapidamente, attirando un pubblico che non è più solo alla ricerca di cibo ma anche di qualche interessante immagine da portarsi a casa nella memoria della macchina fotografica.
Si comincia appunto dal cortile della chiesa di San Gennaro, dove Tristan Eaton ha realizzato l’immagine della Statua della Libertà in versione “POP”, per poi proseguire con il grande piccolo Hulk di Ron English, e poi ancora opere create da nomi come Logan Hicks, Ben Eine, Shock 1, Buff Monster, che hanno ricoperto muri e porte di locali frequentati da turisti di tutte le nazionalità. Di recente due italiani, Alice Pasquini e Ozmo, hanno anche lasciato il loro segno da queste parti. Grazie a questa operazione, intrapresa da LISA insieme ai proprietari degli esercizi di ristorazione, l’area sta dunque lentamente divenendo nota non soltanto più per la buona cucina ma anche come punto di osservazione di un fenomeno caratteristico come quello della Street Art, che in New York ha un vero e proprio caposaldo.

– Diana Di Nuzzo

 

 

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.